{"id":1909,"date":"2011-04-19T10:44:17","date_gmt":"2011-04-19T09:44:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=1909"},"modified":"2011-04-19T10:44:17","modified_gmt":"2011-04-19T09:44:17","slug":"a-boston-il-nuovo-record-di-maratona-ma-non-vale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2011\/04\/19\/a-boston-il-nuovo-record-di-maratona-ma-non-vale\/","title":{"rendered":"A Boston il nuovo record di maratona: ma non vale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/04\/mutai.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1912\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/04\/mutai-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/04\/mutai-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/04\/mutai.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Ieri guardando la maratona di Boston su Raisport m&#8217;\u00e8 venuta un po di invidia. Avessi dato retta\u00a0 a mia moglie probabilmente anzich\u00e8 in poltrona sarei stato anche io l\u00ec a sudare&#8230;ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia. L&#8217;invidia\u00a0 (quella buona) per\u00f2 \u00e8 rimasta soprattutto quando sul traguardo di Boyton street davanti alla J.F kennedy library ho visto sprintare Geoffrey Mutai e Moses Mosop, tutti e due keniani manco a dirlo. Se la sono giocata in un pugno di secondi e l&#8217;ha spuntata Mutai ma questo \u00e8 un dettaglio. I due ( tutti e due) hanno polverizzato il primato del mondo di maratona di Gebre.\u00a0 Due ore , 3 minuti e 2 secondi il primo; due ore, 3 minuti e 6 secondi il secondo. Il record di Gebrselassie, quel 2h3 e 59 firmato a Berlino non esiste pi\u00f9. Addio \u00e8 gi\u00e0\u00a0 storia vecchia. Una gara pazzesca, corsa fortissimo anche senza le lepri. Sui rettilinei infiniti della pi\u00f9 antica maratona del mondo, tra le casette bianche un po&#8217; colonial e le gigantesce station wagon\u00a0parcheggiate nei giardinetti davanti casa, tra le insegne dei negozi di ferramenta e le bakery,\u00a0 su e gi\u00f9 come capita solo a Boston e sulla heartbreak hill la collina dell&#8217;infarto piazzata proprio al trentaduesimo chilometro. Tra due ali di folla, tra una fila interminabile di gente che ha applaudito i primi, i secondi, gli ultimi. Tra scritte, cartelli, associazioni che raccolgono fondi per le cause pi\u00f9 svariate e bandiere americane un po&#8217; dappertutto. Mutai e Mosop sono andati via come due missili trascinati nella prima parte della gara dall&#8217;americano Hall che poi \u00e8 saltato. Due missili che alla fine per capire che era il pi\u00f9 forte hanno dovuto giocarsela allo sprint quasi un minuto sotto al record del mondo. Pazzesco. Divisi da tre secondi alla fine: un sospiro, un nulla, un amen. Questa pi\u00f9 o meno \u00e8 stata Boston. La gara perfetta, la gara della storia che per\u00f2 nella storia rischia di non entrarci. Gi\u00e0 perch\u00e8 secondo le norme della federazione internazionale il record non \u00e8 omologabile. Troppi 136 metri di dislivello negativo tra partenza e arrivo, troppi\u00a0 per ufficializzare un primato e non importa se Londra, Parigi o Berlino in realt\u00e0 hanno percorsi molto pi\u00f9 veloci. Un cavillo che salva Gebre ma non cancella le due pi\u00f9 grandi prestazioni in maratona di sempre. Per ora.<br \/>\nPS- A Boston ha vinto Geoffrey Mutai, keniano di Eldoret nato 28 anni fa. Non \u00e8 neppure parente dell&#8217;altro kenino \u00a0Emmanuel Mutai che l&#8217;altro giorno ha dominato a Londra con la quarta prestazione mondiale di sempre. Quando si dice l&#8217;abbondanza&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ieri guardando la maratona di Boston su Raisport m&#8217;\u00e8 venuta un po di invidia. 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