{"id":1914,"date":"2011-04-20T17:08:25","date_gmt":"2011-04-20T16:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=1914"},"modified":"2011-04-20T17:10:57","modified_gmt":"2011-04-20T16:10:57","slug":"il-record-di-boston-tra-ricorsi-e-domande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2011\/04\/20\/il-record-di-boston-tra-ricorsi-e-domande\/","title":{"rendered":"Il record di Boston tra ricorsi e domande"},"content":{"rendered":"<p>Gli organizzatori della Maratona di Boston non mollano. Non ci stanno a buttare nel cestino due primati del\u00a0mondo. E cos\u00ec\u00a0sottoporranno alla Iaaf, la federazione internazionale dell&#8217;atletica leggera, il record mondiale stabilito\u00a0 da Geoffrey Mutai, che ha vinto la gara in 2 \u00a0ore, 3 minuti e 2 secondi seguito a tre secondi dal connazionale Moses Mosop lui pure sotto il record del mondo di Gebre.\u00a0 La disputa \u00e8 tutta tecnica. Le regole Iaaf dicono che la corsa di Boston non pu\u00f2 portare record in quanto tecnicamente \u00e8 una gara in discesa con un valore negativo\u00a0di oltre tre metri per chilometro\u00a0che supera il limite fissato a un metro per chilometro.\u00a0Inoltre quella di Boston \u00e8 una gara in linea e anche qui ci sarebbe un&#8217;irregolarita visto che le norme internazionali stabilliscono che la distanza tra partenza e arrivo in linea retta non debba superare i 21 chilometri. Ma gli organizzatori di Boston affermano che i 115 anni di storia della gara dimostrano che non si tratta di una gara veloce, che il percorso \u00e8 pi\u00f9 duro di altre maratone, pi\u00f9 selettivo e pi\u00f9 ondulato tant&#8217;\u00e8 che al 32mo chilometro c&#8217;\u00e8 anche una salita che chi corre chiama Hearthbreaker hill, la collina spezzacuore. A sostegno delle loro richieste\u00a0si chiedono\u00a0 perch\u00e8 allora i tempi della loro gara sono ritenuti validi per le qualificazioni olimpiche e mondiali e finiscano regolarmente \u00a0nella lista delle migliori prestazioni all-time.\u00a0 Battaglia perta quindi.\u00a0Se ne discuter\u00e0 e verosimilmente si arriver\u00e0 ad una soluzione che personalmente credo sar\u00e0 quella gi\u00e0 presa e cio\u00e8 di non omologare il doppio record. Ma le domande secondo me non sono finite. La gar\u00e0 fantascientifica di Boston, con due atleti finora quasi sconosciuti ed uno dei quali al debutto sui 42 km, che vanno di quasi un minuto sotto il primato di Gebreselassie, cambia la prospettiva sui nuovi limiti dei maratoneti. Mai, che mi ricordi, un record \u00e8 stato &#8220;limato&#8221; negli anni cos\u00ec nettamente. Merito della discesa, del vento, di una condizione psico-fisica perfetta, di un errore tecnico? Vedremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gli organizzatori della Maratona di Boston non mollano. Non ci stanno a buttare nel cestino due primati del\u00a0mondo. E cos\u00ec\u00a0sottoporranno alla Iaaf, la federazione internazionale dell&#8217;atletica leggera, il record mondiale stabilito\u00a0 da Geoffrey Mutai, che ha vinto la gara in 2 \u00a0ore, 3 minuti e 2 secondi seguito a tre secondi dal connazionale Moses Mosop lui pure sotto il record del mondo di Gebre.\u00a0 La disputa \u00e8 tutta tecnica. Le regole Iaaf dicono che la corsa di Boston non pu\u00f2 portare record in quanto tecnicamente \u00e8 una gara in discesa con un valore negativo\u00a0di oltre tre metri per chilometro\u00a0che supera [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2011\/04\/20\/il-record-di-boston-tra-ricorsi-e-domande\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1914"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1914"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1914\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1918,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1914\/revisions\/1918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1914"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1914"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1914"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}