{"id":19209,"date":"2016-05-08T00:01:11","date_gmt":"2016-05-07T22:01:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=19209"},"modified":"2016-05-08T07:29:49","modified_gmt":"2016-05-08T05:29:49","slug":"challenge-largo-ai-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/05\/08\/challenge-largo-ai-giovani\/","title":{"rendered":"Challenge, largo ai giovani&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19210\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri1-150x150.jpg\" alt=\"ri1\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19211\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri2-150x150.jpg\" alt=\"ri2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19212\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/05\/ri3-150x150.jpg\" alt=\"ri3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parlando qualche anno fa con <strong>Luca Sacchi\u00a0<\/strong>nella sede della Gazzetta dello sport alla presentazione di un&#8217;impresa di un atleta forte, fortissimo ma avanti con l&#8217;et\u00e0, \u00a0mi disse che lo ammirava ma che preferiva concentrarsi \u00a0sui ragazzi. E che preferiva pensare che lo sport per crescere e per avere una speranza avrebbe dovuto sempre investire su di loro. E detto da uno che nel nuoto ha scritto un pezzo fondamentale della storia azzurra vincendo una medaglia olimpica a Barcellona&#8230;. Una medaglia olimpica non \u00e8 marketing e non arriva mai per caso. Va costruita con un lavoro certosino che deve cominciare presto, prestissimo. Nell&#8217;anno di Rio questo discorso torna ancor pi\u00f9 attuale, soprattutto se si considera quanto precario sia il movimento azzurro a cominciare dall&#8217;atletica\u00a0per passare poi ad altre discipline \u00a0che nel nostro Paese sono pi\u00f9\u00a0o\u00a0meno sconosciute.\u00a0Fine. Per questo ogni volta che grandi eventi internazionali come il <strong>Challenge di Rimini<\/strong> ( ma per fortuna sempre pi\u00f9 spesso anche altre manifestazioni) offrono come aperitivo le gare dei ragazzi viene voglia di applaudire.\u00a0<em>Chapeau<\/em>, direbbero i francesi.\u00a0Certo l&#8217;evento clou \u00e8 il<strong> Challenge<\/strong>, sono le migliaia di atleti che regalano (e si regalano) una grande giornata di sport. Ma l&#8217;entusiasmo delle gare dei ragazzi \u00e8 contagioso. Piccoli, grandi, grandissimi perch\u00e8 nell&#8217;adolescenza spesso la crescita segue criteri inesatti, per\u00f2 tutti con la stessa grinta e la stessa voglia di giocarsela in un duathlon che a 15 anni gi\u00e0 lascia intravedere fiammate di classe cristallina. Basta osservare come corrono e pedalano questi ragazzi ancora acerbi per rendersi conto che sono gi\u00e0 irraggiungibili e fuori portata per la maggior parte dei grandi che scenderanno in gara nel 70.3. E&#8217; un altro mondo, un altro pianeta che dovrebbe far capire a molti 50enni che lo sport agonistico ha preso altre strade che, a parte quelli che davanti fanno su serio, gli atleti sono altri. E bisogna farsene una ragione. \u00a0E&#8217; un mondo fresco, innocente, tonico, scattante, irruento e a volte crudele. S\u00ec perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 chi a dodici, tredici quindici anni gi\u00e0 vola e c&#8217;\u00e8 chi invece annaspa in retrovia. Per\u00f2 non molla. Fino alla fine anche se i distacchi sono abissali e senza repliche. Ma vale la pena di giocarsela sempre. E soprattutto di investire su chi davanti a s\u00e8 ha una vita da scoprire e conquistare. Il resto sono chiacchiere spesso inutili. Quindi viva il <strong>Challenge<\/strong> dei grandi che \u00e8 un evento che riempie il lungomare e gli alberghi di Rimini e che ormai fa la storia di questa citt\u00e0. Ma soprattutto viva il Challenge dei ragazzi. Perch\u00e8 il futuro passa da l\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Parlando qualche anno fa con Luca Sacchi\u00a0nella sede della Gazzetta dello sport alla presentazione di un&#8217;impresa di un atleta forte, fortissimo ma avanti con l&#8217;et\u00e0, \u00a0mi disse che lo ammirava ma che preferiva concentrarsi \u00a0sui ragazzi. E che preferiva pensare che lo sport per crescere e per avere una speranza avrebbe dovuto sempre investire su di loro. E detto da uno che nel nuoto ha scritto un pezzo fondamentale della storia azzurra vincendo una medaglia olimpica a Barcellona&#8230;. Una medaglia olimpica non \u00e8 marketing e non arriva mai per caso. 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