{"id":19435,"date":"2016-06-05T20:25:51","date_gmt":"2016-06-05T18:25:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=19435"},"modified":"2016-06-06T19:52:57","modified_gmt":"2016-06-06T17:52:57","slug":"il-challenge-e-lessenza-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/06\/05\/il-challenge-e-lessenza-delle-cose\/","title":{"rendered":"Il Challenge e l&#8217;essenza delle cose&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/chal1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-19439\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/chal1-300x225.jpg\" alt=\"chal\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/chal1-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/chal1.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La sveglia \u00e8 alle tre. Ci si sveglia quando un pezzo di mondo va\u00a0\u00a0a dormire ma capita quando si va avanti con l&#8217;et\u00e0. Si preferisce alzarsi presto che non fare i bagordi. O farli al contrario. Perch\u00e8 per molti, \u00a0per la maggiorparte uno che si sveglia alle tre per fare colazione pensando che tre ore dopo deve tuffarsi in mare per nuotare quattro chilometri e poi pedalarne 180 e poi correre una maratona \u00a0fa i bagordi al contrario. &#8220;Non siete tutti a posto&#8230;&#8221; . E \u00a0fa anche piacere che ce lo dicano. D\u00e0 un senso a ci\u00f2 che si fa , ci fa sentire speciali. C&#8217;\u00e8 sempre un sottile compiacimento quando la gente normale ti d\u00e0 del matto con un pizzico d&#8217;invidia. Gi\u00e0 perch\u00e8 poi nel buio a piedi attraversi il Parco di San Giuliano che Venezia \u00e8 la in fondo ma neppure si vede, \u00a0vai a prendere un bus che ti porter\u00e0 al traghetto che ti porter\u00e0 fino alle Fondamenta di San Giobbe dove ci si tuffa. Il primo Challenge di Venezia pu\u00f2 cominciare. Da l\u00ec per\u00f2 devi far da solo. Guardi l&#8217;acqua livida che brilla sotto i fanali di una lancia e pensi che sei ancora in tempo a ripensarci. Non \u00e8 mai da vigliacchi avere paura. Anzi. Per\u00f2 forse ormai \u00e8 tardi. Tiri su la muta, ti cali la cuffia sulle note del Vincer\u00f2 , schiacci gli occhialini sul viso e aspetti che sia la sirena a dirti che \u00e8 arrivato il momento di darsi da fare. Fine dei pensieri. E&#8217; un attimo cancellare dubbi e paure. L&#8217;ansia resta ancora il tempo di una decina di bracciate, quando il rumore del respiro affannoso si amplifica nell&#8217;acqua di un mare in cui nuoterebbero in pochi. Avanti regolare finch\u00e8 fiato e cuore cominciano a marciare insieme. Anche l&#8217;acqua, metro dopo metro, bracciata dopo bracciata sembra diventare pi\u00f9 chiara e pi\u00f9 leggera. San Giuliano \u00e8 la in fondo, \u00a0cerchi di \u00a0scorgerla tra gli spruzzi di chi sta davanti ma \u00e8 ancora presto per voltar pagina. Per\u00f2 si arriva. Basta avere pazienza, basta crederci. E&#8217; il bello del correre in retrovia. E&#8217; il bello di non dover fare i conti con un cronometro perch\u00e8 dodici ore per arrivare al traguardo, tredici ma anche quattordici sono esattamente la stessa cosa. Chi fa sul serio dice che un full distance sopra le dodici ore non vale, non si discute nemmeno. E forse \u00e8 anche cos\u00ec. Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche chi se ne frega e \u00a0va avanti lo stesso. Stessa determinazione, \u00a0stessi gesti, stessa fatica. Che in bici non finisce davvero mai. Centoottanta chilometri sono un viaggio. E come andare da Milano a Bologna mettendosi in autostrada, come andare al mare in Liguria ma neanche troppo vicino. Ti metti l\u00ec, cerchi di stare il pi\u00f9 comodo possibile, cerchi di far girare le gambe sfidando quella legge della fisica che ti spiega che c&#8217;\u00e8 un punto in cui la spinta e la scorrevolezza delle ruote trovano un compromesso accettabile. Un punto di non fatica che \u00e8 chiaramente un&#8217;illusione ma mai come in sei , sette ore di bici le illusioni servono a non pensare. Guardi l&#8217;asfalto che scorre l\u00ec a pochi centimetri dai tuoi piedi e la sensazione di velocit\u00e0 \u00e8 piacevole. Ti muovi. Continui a muoverti anche e il ricordo dell&#8217;acqua nera in cui stamattina ti sei tuffato comincia a svanire. Ci siamo. Ci siamo quasi perch\u00e8 \u00e8 chiaro che non \u00e8 finita. Sembra non finire mai e che non possa finire mai quando cominci a correre. Non \u00e8 vero che un full distance \u00e8 solo bici. Lo dicono in tanti, lo dicono quasi tutti. Un full distance \u00e8 anche una maratona alla fine. Alla fine di tutto quanto gi\u00e0 sembra un&#8217;enormit\u00e0. E che sia tutto anche l\u00ec, dentro quei quarantadue chilometri che passano lenti, lentissimi, metro dopo metro come i granellini di sabbia in una clessidra, lo capisci un metro dopo aver agganciato la bici al tubo della zona cambio. Finisce un tormento e ne comincia un altro. Che ti aspettavi ma forse non cos\u00ec. Allora fai due conti. Dividi i giri, frazioni i chilometri, calcoli la distanza da un rifornimento all&#8217;altro. Corri, ti fermi, riparti e corri ancora. Corri cercando non guardare le facce degli altri \u00a0che incontri, cercando di \u00a0dimenticarti le tante maratone che hai corso prima, di non pensare a nulla. Corri e fai ci\u00f2 che devi fare. Un passo dopo l&#8217;altro, fino in fondo, fino alla fine. Che arriva. Arriva ed \u00e8 il finale del romanzo che avevi gi\u00e0 scritto. Un sacco di volte. Un finale che in un certo senso, come scrive Haruki Murakami, ti avvicina all&#8217;essenza delle cose: \u00a0<span class=\"whole-read-more\">\u201cUna volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita\u00a0\u00e8 necessario stabilire delle priorit\u00e0. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa et\u00e0\u00a0non si definisce in maniera chiara questa scala di valori, l&#8217;esistenza finisce col perdere il suo\u00a0\u00a0punto focale e di conseguenza\u00a0anche le sfumature&#8230;.\u201d<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La sveglia \u00e8 alle tre. Ci si sveglia quando un pezzo di mondo va\u00a0\u00a0a dormire ma capita quando si va avanti con l&#8217;et\u00e0. Si preferisce alzarsi presto che non fare i bagordi. O farli al contrario. 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