{"id":19483,"date":"2016-06-12T15:48:56","date_gmt":"2016-06-12T13:48:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=19483"},"modified":"2016-06-12T21:41:24","modified_gmt":"2016-06-12T19:41:24","slug":"monza-la-notte-delle-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/06\/12\/monza-la-notte-delle-bici\/","title":{"rendered":"Monza, la notte delle bici&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/MG_6026.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19491\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/MG_6026-150x150.jpg\" alt=\"_MG_6026\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/notte.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19492\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/notte-150x150.jpg\" alt=\"notte\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/notte3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-19493\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/notte3-150x150.jpg\" alt=\"notte3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Stringi le braccia nella felpa e cerchi di riparati come viene sotto la tettoia del paddock. In pista piove. Fosse di scena la F1 sarebbe tempo di <em>rain,<\/em> \u00a0gomme scolpite da pioggia. E, con i lampi che squarciano un cielo carico di presagi sinistri, potrebbero anche non bastare. Cos\u00ec ti senti un po&#8217; nudo sui tuoi copertoncini slick da ventitr\u00e8 in un gruppo che va a 50 all&#8221;ora. Serve a poco\u00a0sgonfiarli. Scivoli via in un sibilo che ti fa sentire davvero precario nel buio che le torce sul manubrio non illuminano, servono solo ad allungare le ombre e far luccicare le pozzanghere di un asfalto nero che chiss\u00e0 cosa ti nasconde. E&#8217; l&#8217;adrenalina che ti tiene sveglio. L&#8217;adrenalina\u00a0e gli spruzzi d&#8217;acqua che ti inondano il viso non appena ti avvicini per prendere la scia di chi ti sta davanti. \u00a0E&#8217; il prezzo da pagare per\u00a0scontarsi un po&#8217; di fatica, un prezzo che molti \u00a0decidono di non pagare.\u00a0L&#8217;adrenalina\u00a0e il freddo che ti restano addosso per dodici ore e che cerchi di scacciar via infilando tutto ci\u00f2 che si \u00e8 bagnato sotto i getti di aria calda dei bagni che servono per asciugarsi le mani. E&#8217; quasi una processione. \u00a0Che accompagna i pensieri in un corsa che non \u00e8 solo una gara di ciclisti pi\u00f9 o meno forti, pi\u00f9 o meno coraggiosi, pi\u00f9 o meno amici. La <strong>Cycling marathon nell&#8217;Autodromo di Monza<\/strong> \u00e8 una storia\u00a0da raccontare. Ognuno scrive il capitolo che pu\u00f2. Quello che \u00e8 nella sue testa e nelle sue gambe che spingono su rapporti lunghi lunghissimi e spesso &#8220;fissi&#8221; perch\u00e8 anche il ciclismo ha i suoi riti e le sue trib\u00f9. Una notte che non finisce mai. Notte di pedalate e di fatica &#8220;dal tramonto all&#8217;alba&#8221; senza mai fermarsi. Notte di facce stanche e felici. Di facce che si raccontano da sole e di sguardi che si cercano oltre il muretto della pit-line per segnalare un rientro, per salutare un passaggio, per applaudire chi ha il coraggio di giocarsela tutta da solo. E sono tanti. Gli altri si danno i cambi. Si aspettano, rientrano, si spingono come dopo la sostituzione di una ruota per ripartire e si rincorrono per non perdere il treno dei primi che non fa fermate. Si capisce quando arriva. Chi \u00e8 in pista lo sente . Perch\u00e8 le ruote in carbonio hanno quell&#8217;inconfondibile rumore sordo \u00a0e poi perch\u00e8 vede le luci che allungano la propria ombra fino a farla scomparire nel momento del sorpasso. Che dura un attimo. Difficile attaccarsi se non si ha voglia di rischiare. E in un attimo torna tutto di nuovo buio, in silenzio, pi\u00f9 faticoso che mai. Giri su giri, minuti dopo minuti, ore che passano lente quando stai pedalando e filano via quando non \u00e8 il tuo turno. Due mondi. In \u00a0pista dove fai i conti con le tue forze e le tue paure, ai box dove la notte \u00e8 quella di chi aspetta. Sui materassi, nei sacchi a pelo, sui lettini dei massaggiatori al banco del un bar dove il caff\u00e8 ha il profumo fragrante delle notti dove non c&#8217;\u00e8 tempo per dormire. Si aspetta di ricominciare. Di ributtarsi su quella pista che pian piano si asciuga andando incontro all&#8217;alba che \u00e8 lo spettacolo che tutti si erano immaginato e un po&#8217; si aspettavano Quasi una ricompensa. Si spengono ad una ad una le luci che hanno illuminato una\u00a0notte da 9o giri e da 515 chilometri\u00a0che premiano chi si \u00e8 messo dietro tutti gli altri. Ma mai come questa volta hanno vinto tutti.\u00a0La notte vola via come sempre accade. Come \u00e8 giusto che sia. \u00a0&#8220;<em>Adda pass\u00e0 a nuttata&#8230;<\/em>&#8221; scriveva Eduardo in quel capolavoro che resta Napoli Milionaria e che in quattro parole racconta la filosofia di un popolo. E la nottata \u00e8 passata anche qui. E mentre gli operai dell&#8217;Autodromo smontano le transenne e abbassano le saracinesche dei box, adesso forse un po&#8217; dispiace&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cyclingmarathon.com\/cm-choose\/intro-it.html\">http:\/\/www.cyclingmarathon.com\/cm-choose\/intro-it.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Stringi le braccia nella felpa e cerchi di riparati come viene sotto la tettoia del paddock. In pista piove. Fosse di scena la F1 sarebbe tempo di rain, \u00a0gomme scolpite da pioggia. E, con i lampi che squarciano un cielo carico di presagi sinistri, potrebbero anche non bastare. Cos\u00ec ti senti un po&#8217; nudo sui tuoi copertoncini slick da ventitr\u00e8 in un gruppo che va a 50 all&#8221;ora. Serve a poco\u00a0sgonfiarli. 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