{"id":19558,"date":"2016-06-20T13:31:00","date_gmt":"2016-06-20T11:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=19558"},"modified":"2016-06-20T13:31:00","modified_gmt":"2016-06-20T11:31:00","slug":"gli-eroi-delle-strade-bianche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/06\/20\/gli-eroi-delle-strade-bianche\/","title":{"rendered":"Gli eroi delle strade bianche"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;<strong>Eroica<\/strong> che si corre ormai da vent&#8217;anni sulle strade bianche del Chianti in Toscana non \u00e8 solo una corsa di biciclette ma tante cose insieme. \u00c8 un tuffo a ritroso nel tempo, un presidio ambientale che ha permesso di mantenere sterrate le strade e intatte molte delle zone che fanno della Toscana la Toscana delle cartoline.<\/p>\n<div id=\"media_1\" class=\"hmedia border\">\n<div class=\"photo\">\n<div class=\"field field-name-field-foto field-type-image field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/sites\/default\/files\/styles\/large\/public\/foto\/2016\/06\/20\/1466404483-bici.jpg?itok=3DzdS1F7\" alt=\"\" width=\"665\" height=\"221\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"fn\"><\/div>\n<\/div>\n<p>\u00c8 una Woodstock del ciclismo d&#8217;epoca. Una serie d&#8217;emozioni senza et\u00e0 dove tutto torna per magia in bianco e nero, dove le maglie sono ancora quelle di lana grossa, i cambi sulla canna, le borracce attaccate al manubrio e le gomme di scorta arrotolate sulle spalle. \u00c8 il ciclismo che fu, quello della polvere, delle facce antiche e delle mani grosse, dei \u00abciao mamma\u00bb e delle gag dei campioni al musichiere. Bartali e Coppi, Gino e Fausto due pezzi d&#8217;Italia una contro l&#8217;altra un po&#8217; per gioco e un po&#8217; sul serio, in un testa a testa che \u00e8 diventato storia e che riporta con un filo di malinconia alle dolci polemiche di un tempo. Oggi \u00e8 tutta un&#8217;altra storia.<\/p>\n<p>L&#8217;Eroica che si corre da vent&#8217;anni sulle colline della Toscana, rigorosamente con le bici di una volta, \u00e8 fatta di 200 chilometri a ritroso nella storia. Duecento chilometri di strade sterrate che da <strong>Gaiole in Chianti<\/strong> alla val d&#8217;Arbia, alla val d&#8217;Orcia arrivano fino a Montalcino passando tra casali e vigneti. Sono diventati anche un modo per salvarle. Per preservare un patrimonio che i sindaci avrebbero volentieri sacrificato al progresso. Che significa asfalto, forse strade pi\u00f9 veloci, traffico, urbanizzazione con tutti e pro e tutti i contro che comporta. \u00c8 successo cos\u00ec ovunque e sarebbe dovuto succedere cos\u00ec anche da queste parti che per\u00f2, anche grazie a dei ciclisti nostalgici e un po&#8217; fissati, sono rimaste ferme nel tempo. Cos\u00ec l<strong>&#8216;Eroica<\/strong> \u00e8 diventata anche una fondazione per la salvaguardia del patrimonio di strade bianche della Toscana. E di \u00abresistere\u00bb, come va di moda dire adesso, \u00e8 valsa la pena, visto che anche per questo ora la zona \u00e8 meta di appassionati e turisti. \u00abTanti anni fa &#8211; ricorda <strong>Giancarlo Brocci<\/strong>, il fondatore della corsa &#8211; la volont\u00e0 degli amministratori era quella di asfaltare. Anche in Toscana. Si pensava fosse un passo avanti, in realt\u00e0 per certe zone di pregio naturalistico e culturale era una scelta miope. Noi ci siamo battuti perch\u00e9 quelle strade restassero sterrate, simbolo e risorsa di una zona che poteva proprio cos\u00ec sviluppare un turismo che allora era all&#8217;inizio ma che si capiva che aveva potenzialit\u00e0 enormi\u00bb. \u00c8 sempre facile dirlo dopo, ma cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/010b4d4a-d2b8-4b61-a386-d30740e1e9e1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-19559\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/010b4d4a-d2b8-4b61-a386-d30740e1e9e1-225x300.jpg\" alt=\"010b4d4a-d2b8-4b61-a386-d30740e1e9e1\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/010b4d4a-d2b8-4b61-a386-d30740e1e9e1-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/06\/010b4d4a-d2b8-4b61-a386-d30740e1e9e1.jpg 410w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Le strade bianche della Toscana sono diventate il segno distintivo di un angolo di paradiso dove gli stranieri fanno la fila per godersi i filari di Chianti e di Montalcino. \u00c8 una febbre che cresce, una formula che funziona. E l&#8217;Eroica incarna un po&#8217; tutte queste cose: \u00abPiace perch\u00e9 permette di riscoprire luoghi intatti e tradizioni &#8211; spiega il riminese <strong>Alberto Gnoli,<\/strong> amministratore delegato di Italy Bike Hotels e uno dei responsabili del consorzio di privati che ha rilevato il marchio della corsa nata vent&#8217;anni fa &#8211; ma anche perch\u00e9 riporta ai valori della fatica e della condivisione che oggi ci siamo un po&#8217; dimenticati. E poi \u00e8 un italian style che si esporta con facilit\u00e0, tant&#8217;\u00e8 che stiamo pensando anche di aprire dei caff\u00e8 con il brand Eroica. Il primo potrebbe essere a Milano&#8230;\u00bb. La corsa \u00e8 il sogno nel cassetto di migliaia di appassionati. Soprattutto stranieri. Cos\u00ec tra gli oltre sei-settemila che partono, oltre mille arrivano dall&#8217;estero, da 32 Paesi dove il ciclismo italiano ha ancora il marchio doc di un fascino che \u00e8 rimasto intatto. \u00abIl ciclismo siamo noi e le bici che hanno fatto la storia anche&#8230;\u00bb dicono gli organizzatori con un pizzico di nazionalismo anche quello oggi un po&#8217; \u00aberoico\u00bb. Cos\u00ec la manifestazione \u00e8 diventata un business che si \u00e8 moltiplicato negli anni quasi come i pani e come i pesci.<\/p>\n<p>C&#8217;era una volta solo l&#8217;Eroica di Gaiole, oggi ce ne sono altre otto, dalla California al Sudafrica fino al Giappone, dalla Spagna all&#8217;Inghilterra fino al Belgio e al Sud America. \u00c8 un made in Italy che funziona e che esportiamo, un business stimato intorno ai 5 milioni di euro solo nel Chianti. Un tuffo indietro nel tempo che proprio sulla breccia di strade che collegano poderi a poderi, casali a casali, paesi a paesi \u00e8 diventato la scelta giusta per garantirsi anche un futuro. Ma non \u00e8 solo poesia. Da una costola dell&#8217;Eroica \u00e8 nata anche Le strade bianche, una classica del ciclismo professionistico famosa nel mondo che aggiunge prestigio ed \u00e8 un sigillo a ci\u00f2 che Brocci e compagni avevano cominciato vent&#8217;anni fa. \u00abL&#8217;<strong>Eroica<\/strong> si sostene tranquillamente da s\u00e9 &#8211; spiega <strong>Brocci<\/strong> &#8211; ma \u00e8 chiaro che portare in corsa i professionisti serve a stabilire definitivamente che questo patrimonio di strade va difeso e servirebbe anche a ridare linfa a un ciclismo che oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 uguale e meno appassionante. Mentre gli sterrati sono un elemento tecnico che fa la differenza e colpisce l&#8217;immaginario dei tifosi\u00bb. Borghi e poggi da pedalare e da sudare, perch\u00e9 alla fine la fatica \u00e8 sempre la stessa. Addio barrette e integratori. Tanti anni fa non c&#8217;erano e anche i campioni facevano rifornimento con un bicchiere di vino e un piatto di ribollita. Qui non si prende qualcosa al volo ma ci si siede in compagnia a mangiare: il migliore modo di correre lontano da quella che per gli organizzatori \u00e8 la \u00abmalattia\u00bb dell&#8217;agonismo. \u00abIn un ciclismo che forse va troppo veloce &#8211; racconta Brocci &#8211; l&#8217;idea era quella di riproporre i valori eroici di Bartali e Coppi, i bisogni veri, il sacrificio, la lealt\u00e0, uno sport meno esasperato con atleti sani e belli da guardare, nuovi modelli di vita&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Presente e futuro e un po&#8217; di passato perch\u00e9 da qui sono passati in tanti di quelli che hanno pedalato per raccontare pagine di storia. E tornano. Da Felice Gimondi a Francesco Moser, da Italo Zilioli a Franco Bitossi il cuore matto che tutti ricordano per una sconfitta, quel mondiale a Gap, il 7 agosto del 1972, svanito di un soffio con il traguardo che non arrivava mai e Marino Basso che lo pass\u00f2 a un metro dalla gloria. Da Erik Zabel a Silvano Contini, da Peter Thaler, a Gigi Sgarbozza ed altri ancora. Tanti. Tutto come un volta. Per una pagina di poesia scritta con la bicicletta che pedalata dopo pedalata ha conservato un pezzo di Toscana com&#8217;era. E ora se la gode.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;Eroica che si corre ormai da vent&#8217;anni sulle strade bianche del Chianti in Toscana non \u00e8 solo una corsa di biciclette ma tante cose insieme. \u00c8 un tuffo a ritroso nel tempo, un presidio ambientale che ha permesso di mantenere sterrate le strade e intatte molte delle zone che fanno della Toscana la Toscana delle cartoline. \u00c8 una Woodstock del ciclismo d&#8217;epoca. 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