{"id":20691,"date":"2016-10-23T20:22:39","date_gmt":"2016-10-23T18:22:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=20691"},"modified":"2016-10-23T20:25:35","modified_gmt":"2016-10-23T18:25:35","slug":"dai-navigli-a-venezia-il-senso-della-maratona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/10\/23\/dai-navigli-a-venezia-il-senso-della-maratona\/","title":{"rendered":"Dai Navigli a Venezia, il senso della maratona"},"content":{"rendered":"<p>Che senso ha una maratona? Cercare di rispondere \u00e8 un affannarsi scomposto perch\u00e8 un senso non c\u2019\u00e8. Meglio, non ce n\u2019\u00e8 uno solo. Chi decide di affrontare una 42 chilometri ha sempre dentro\u00a0qualcosa di speciale. Di speciale per se stesso. Ovunque accada, oggi dalla <strong>Venice Marathon<\/strong> alla prima edizione della<strong> Maratona dei Navigli,<\/strong> cos\u00ec distanti per chilometri, storia e partecipazione ma in realt\u00e0 vicinissime. A Venezia ha vinto\u00a0il keniano<strong>\u00a0Julius Rotich<\/strong> in 2h 10 minuti, \u00a0davanti all&#8217;Expo di Abbiategrasso il primo ad arrivare \u00e8 stato l&#8217;italiano <strong>Fabio De Angeli<\/strong> in 2 ore e 31 minuti. Due mondi, ma in realt\u00e0 lo stesso mondo. \u00a0In un maratona c\u2019\u00e8 chi parte per vincere, chi per migliorarsi, chi per arrivare, chi per dimostrare\u00a0che quasi sempre \u00e8 la volont\u00e0 che muove le cose e la vita. E la maratona, nel racconto personale di ognuno, \u00e8 la metafora perfetta della vita che non sempre \u00e8 rose e fiori, che spesso \u00e8 in salita, che tante volte ci fa chiedere perch\u00e8, che \u00e8 tenacia, gioia ma anche sconforto e voglia di tornare indietro. In quarantadue chilometri tutto ci\u00f2 passa nella testa e davanti agli occhi pi\u00f9 spesso di quanto si pensi. E anche se hai migliaia di persone attorno che corrono e fativano con te, che ti appladuono che ti dicono di non mollare alla fine il conto \u00e8 sempre e solo il tuo.\u00a0\u00a0Cos\u00ec una maratona sono sempre mille storie. Sportive, personali, gioiose, malinconiche e spesso di riscatto. Cos\u00ec la maratona \u00e8 un bel viaggio da vivere e racconatre che pu\u00e0 durare un paio d&#8217; ore ma anche quattro, cinque, quanto serve. La maratona non \u00e8 un tempo finale, perch\u00e8 i numeri non sempre contano. Cos\u00ec diventa un&#8217;emozione da conservare correre nel Parco del Ticino, tra le cascine lombarde, sulle sponde del Naviglio, davanti all&#8217;abbazia di Morimondo, \u00a0al Castello Sforzesco di Abbiategrasso, alle conche del Da Vinci sul Naviglio di Bereguardo, al palazzo Cittadini-Stampa e alle ville patrizie \u00a0sulle sponde di un Canale che con la pioggia e la foschia di un autunno mite diventano la cornice perfetta per la tua fatica. Non serve altro. Non servono card, non servono chip, non servono medaglie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che senso ha una maratona? Cercare di rispondere \u00e8 un affannarsi scomposto perch\u00e8 un senso non c\u2019\u00e8. Meglio, non ce n\u2019\u00e8 uno solo. Chi decide di affrontare una 42 chilometri ha sempre dentro\u00a0qualcosa di speciale. Di speciale per se stesso. Ovunque accada, oggi dalla Venice Marathon alla prima edizione della Maratona dei Navigli, cos\u00ec distanti per chilometri, storia e partecipazione ma in realt\u00e0 vicinissime. A Venezia ha vinto\u00a0il keniano\u00a0Julius Rotich in 2h 10 minuti, \u00a0davanti all&#8217;Expo di Abbiategrasso il primo ad arrivare \u00e8 stato l&#8217;italiano Fabio De Angeli in 2 ore e 31 minuti. 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