{"id":20697,"date":"2016-10-24T18:40:56","date_gmt":"2016-10-24T16:40:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=20697"},"modified":"2016-10-24T19:05:16","modified_gmt":"2016-10-24T17:05:16","slug":"rosemary-una-triatleta-a-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/10\/24\/rosemary-una-triatleta-a-new-york\/","title":{"rendered":"Rosemary, una triatleta a New York"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/10\/jrg1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-20698\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/10\/jrg1-300x169.jpg\" alt=\"jrg\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/10\/jrg1-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/10\/jrg1.jpg 610w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ci sar\u00e0 una triatleta fra un paio di settimane al via della maratona di New York. \u00a0Il suo nome \u00e8 <strong>Rosemary<\/strong> \u00a0e viene dal Wisconsin, terra di grandi laghi e di ottima birra. <strong>Rosemary Gwen Jorgensen<\/strong>\u00a0\u00a0a trentanni ha gi\u00e0 scritto un bel pezzo di storia del triathlon e pochi mesi fa si \u00e8 messa al collo la medaglia d\u2019oro nell\u2019olimpico di Rio. Dove partiva favorita, in gare dove spesso \u00a0partire favoriti non \u00e8 un vantaggio ma solo un peso in pi\u00f9. E non c\u2019\u00e8 stata storia. Ha messo dietro tutte, anche <strong>Nicola Spirig,<\/strong>\u00a0rivale di sempre che quattro anni prima a Londra aveva vinto l\u2019oro. Una bella rivincita anche perch\u00e8 nel 2012 l\u2019americana aveva dovuto alzare bandiera bianca per una foratura che aveva spento tutti i suoi sogni. Cos\u00ec in Brasile, dopo un appassionante testa a testa con la svizzera che ha ceduto all\u2019ultimo allungo, \u00e8 andata a riprendersi \u00a0ci\u00f2 che la sfortuna le aveva tolto. \u00a0Ma per una che negli ultimi tre anni ha vinto quasi tutto ci\u00f2 che c\u2019era da vincere non \u00e8 facile trovare pace. Cos\u00ec il 6 novembre Rosemary sar\u00e0 l\u00ec \u00a0a Staten Island per provare a giocarsela, non per vincere ma per rendersi conto di cosa vale su una distanza sconosciuta. Su una distanza che \u00e8 una sfida nella sfida per tutti e anche per lei, che non ha nulla da dimostrare e che invece vorr\u00e0 dimostrare di cosa \u00e8 capace. \u201cNon sono ingenua- aveva detto qualche settimana fa prima di gareggiare nei campionati americani sulle 10 miglia- Non sono una runner professionista e qui corro con i migliori di questa specialit\u00e0\u2026\u201d. Per la cronaca a Minneapolis \u00e8 arrivata terza in 53.13, a una ventina di secondi da Jordan Hasy specialista su questa distanza e mettendosi dietro diverse connazionali qualificate ai trials e \u00a0<strong>Sara Hall<\/strong> gi\u00e0 finalista ai mondiali e con un personale di 2 ore e 30 in maratona. Cosa possa combinare la <strong>Jorgensen<\/strong> a New York dove l\u2019anno scorso la keniana <strong>Mary Ketany<\/strong> ha vinto in 2 ore e 24 nessuno lo sa, lei per prima. Ma da una che per preparare la gara ha provato il percorso con strumenti che simulavano la realt\u00e0 virtuale c\u2019\u00e8 da aspettarsi di tutto\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sar\u00e0 una triatleta fra un paio di settimane al via della maratona di New York. \u00a0Il suo nome \u00e8 Rosemary \u00a0e viene dal Wisconsin, terra di grandi laghi e di ottima birra. Rosemary Gwen Jorgensen\u00a0\u00a0a trentanni ha gi\u00e0 scritto un bel pezzo di storia del triathlon e pochi mesi fa si \u00e8 messa al collo la medaglia d\u2019oro nell\u2019olimpico di Rio. Dove partiva favorita, in gare dove spesso \u00a0partire favoriti non \u00e8 un vantaggio ma solo un peso in pi\u00f9. E non c\u2019\u00e8 stata storia. 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