{"id":20748,"date":"2016-11-05T04:44:35","date_gmt":"2016-11-05T03:44:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=20748"},"modified":"2016-11-05T04:44:35","modified_gmt":"2016-11-05T03:44:35","slug":"new-york-oltre-la-maratona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/11\/05\/new-york-oltre-la-maratona\/","title":{"rendered":"New york, oltre la maratona"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-24.jpg\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-20751\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-24-300x200.jpg\" alt=\"unnamed (24)\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-24-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-24-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-24.jpg 1461w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>New York vale il viaggio. Sempre. Ma quando c\u2019\u00e8 la maratona forse di pi\u00f9. \u00abE\u2019 lunica che pu\u00f2 cambiarti la vita. Se vinci da qualche parte del mondo diventi un atleta di primo piano ma se vinci a New York diventi famoso..\u00bb racconta ogni volta che glielo chiedono <strong>Gianni Poli<\/strong>, un pezzo di storia della nostra maratona, il primo azzurro a scendere sotto le 2ore e 10 minuti sui 42 chilometri, e vincitore nella grande Mela nel 1986. Esattamente trent\u2019anni fa. E a Poli, ma anche a <strong>Orlando Pizzolato<\/strong> che a Central Park \u00e8 arrivato a braccia alzate nell\u201984 e nell\u201985 e a <strong>Giacomo Leone<\/strong> primo nel &#8217;96 la Nycm la vita l\u2019ha cambiata davvero. E non solo a loro. La vita un po\u2019 la cambia a tutti perch\u00e8 per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che a volte ti fa nascere e rinascere. O almeno ricominciare. Nel 1970 quando l\u2019avventura part\u00ec al via c\u2019erano 127 podisti, domenica mattina quando un colpo di cannone dar\u00e0 il via dal ponte di Verrazzano a scattare saranno in 50mila. E in quel fiume di gente c\u2019\u00e8 dentro di tutto, con la corsa che diventa il modo per riscattarsi, per prendersi una rivincita, per dimostrare a se stessi che non c\u2019\u00e8 difficolt\u00e0, sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa lottare, combattere e magari vincere. Basta crederci e basta volerlo. \u00a0New York sono tante storie. Molte come questa, altre diverse ma tutte da raccontare. E la maratona diventa la striscia disegnata di Capitan America. Diventa la storia di <strong>Niccol\u00f2 Vallese<\/strong>, ragazzo con sindrome di Down, che i grattacieli li ha immaginati solo in quei fumetti e che lavora come maitre di sala nell\u2019\u00abAlbergo Etico\u00bb di Asti, una scuola di formazione che oggi ha inserito 30 ragazzi come Niccol\u00f2 in bar , ristoranti, esercizi commerciali. E li ha resi autonomi. Niccol\u00f2 non aveva il coraggio di andare in sala, oggi conosce a perfezione la lista dei vini e gestisce con la disinvoltura che serve 40 coperti. New York era il suo sogno e domenica diventer\u00e0 il pezzo pi\u00f9 importante della sua vita: \u00abAncora non ci credo- racconta- Ho capito che parto ma finch\u00e8 non parto&#8230; La corsa? Non so, arriver\u00f2 fino in fondo e quello sar\u00e0 il momento pi\u00f9 bello delle mia vita&#8230;\u00bb. Niccol\u00f2 corre per\u00f2 ora ha anche un lavoro, gli hanno affidato le chiavi del ristorante, ha uno stipendio e con i primi guadagni ha fatto un regalo alla sua fidanzata: \u00abCosa le ho preso? Un orologio per correre, cos\u00ec viene con me&#8230;\u00bb. Gli brillano gli occhi. Non solo a lui. A tanti come lui. Storie diverse ma tenute insieme da una corsa contenitore laico di speranze e vite da riconquistare. Dai ragazzi di San Patrignano che nella Grande mela ci tornano per la terza volta perch\u00e8 lo sport, questo sport, \u00e8 un via d\u2019uscita. Furono <strong>Letizia Moratti<\/strong> e il dottor <strong>Gabriele Rosa<\/strong> del centro Marathon di Brescia ad avere l\u2019idea. \u00abOra- racconta <strong>Antonio Boschini<\/strong>&#8211; il medico della comunit\u00e0 &#8211; se lei viene da noi alle 5 del pomeriggio trova 400 ragazzi che corrono sulle colline. La corsa \u00e8 una terapia fantastica, non solo fisica, cambia la testa e New York \u00e8 il traguardo di una vita che ricomincia\u00bb. E allora la corsa pu\u00f2 essere quella fantastica, elegante, veloce, incredibile del keniano <strong>Stanley Biwott<\/strong> che l\u2019anno scorso ha vinto in poco pi\u00f9 di due ore e quest\u2019anno ci riprova, oppure quella di Maria Luisa, Luana, Andrea, Marina, Ivana Corinna o Francesco malati di sclerosi multipla ma in gara con \u00abCorrere oltre\u00bb per dimostrare che nonostante tutto, si pu\u00f2 fare. Anzi. Per spiegare a chi soffre come loro che una speranza c\u2019\u00e8. E bisogna andarsela a prendere: \u00abNove anni fa anni fa mi hanno diagnosticato la sclerosi e mi hanno detto che le mie gambe avrebbero potuto fermarsi- racconta <strong>Maria Luisa<\/strong>, 47anni avvocato- Ho pianto a dirotto e ho fatto amicizia con le flebo di cortisone. Poi per\u00f2 mi sono comprata un paio di scarpe da running e ho capito che con la corsa forse non sarei guarita ma sicuramente mi avrebbe aiutato a convivere meglio con la mia malattia. Ora la sfida \u00e8 New York e domenica mattina con altri sei compagni di avventura saremo li a provarci&#8230;\u00bb. \u00a0Si ricomincia. Si riparte dalla corsa e da una citt\u00e0 che come dicono sempre con orgoglio gli americani una possibilit\u00e0 la regala a tutti. La maratona anche, anzi di pi\u00f9. \u00abIo con i miei atleti la maratona di New York l\u2019ho vinta 12 volte- spiega Gabriele Rosa, che con i keniani qui ha scritto la storia- Ma la corsa \u00e8 anche altro. Questa maratona \u00e8 altro. Lo sport \u00e8 benessere e aiutando queste persone a costruire la loro sfida si arriva a un\u2019estremizzazione che serve dare esempi e speranza. Si realizza un sogno, perch\u00e8 mai queste persone avrebbero pensato di correre qui che fa bene a loro ma aiuta anche tanti nelle loro condizioni. New York \u00e8 la cassa di risonanza perfetta per far partire questo messaggio\u00bb. Vale per tutti. Vale per <strong>Luca,<\/strong> 30 anni, operaio con disabilit\u00e0 intellettiva realazionale emulo di Forrest Gump che corre da quando aveva dieci anni e che con l\u2019associazione \u00abNonsolosport onlus\u00bb ha trovato la strada per partecipare anche agli Special Olympics. Corre per vivere, per tenere a bada il diabete e la maratona era il suo sogno. Figurarsi New York: \u00abNew York mi cambier\u00e0 la vita- racconta- Parto e in cinque o sei ore spero di arrivare al traguardo. Solo allora mi render\u00f2 conto di cosa mi \u00e8 capitato&#8230;\u00bb. Luca ma anche, Mario, Giovanni oppure tanti altri. A caso. Un colpo di cannone \u00e8 la maratona di New York pu\u00f2 cominciare. E\u2019 cos\u00ec da 46 anni, \u00e8 cos\u00ec ogni volta e sar\u00e0 cosi anche domenica. Tutti di corsa. Per vincere, partecipare, ricattarsi, gioire, piangere o riscattarsi. Ma anche per ricominciare. E magari rinascere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>New York vale il viaggio. Sempre. Ma quando c\u2019\u00e8 la maratona forse di pi\u00f9. \u00abE\u2019 lunica che pu\u00f2 cambiarti la vita. Se vinci da qualche parte del mondo diventi un atleta di primo piano ma se vinci a New York diventi famoso..\u00bb racconta ogni volta che glielo chiedono Gianni Poli, un pezzo di storia della nostra maratona, il primo azzurro a scendere sotto le 2ore e 10 minuti sui 42 chilometri, e vincitore nella grande Mela nel 1986. Esattamente trent\u2019anni fa. 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