{"id":20773,"date":"2016-11-06T23:45:27","date_gmt":"2016-11-06T22:45:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=20773"},"modified":"2016-11-07T05:11:33","modified_gmt":"2016-11-07T04:11:33","slug":"new-york-emozioni-senza-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/11\/06\/new-york-emozioni-senza-fine\/","title":{"rendered":"New York, una cannonata al cuore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-28.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-20778\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-28-150x150.jpg\" alt=\"unnamed (28)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-27.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-20779\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-27-150x150.jpg\" alt=\"unnamed (27)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-30.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-20791\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-30-150x150.jpg\" alt=\"unnamed (30)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-31.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-20792\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-31-150x150.jpg\" alt=\"unnamed (31)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-18.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-20783\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/11\/unnamed-18-150x150.jpg\" alt=\"unnamed (18)\" width=\"150\" height=\"150\" 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Sar\u00e0 che non venirci pu\u00f2 anche essere \u00a0snob. Sar\u00e0 che \u00e8 anche un po&#8217; la storia della volpe e dell&#8217;uva. Puoi correrla cento volte la maratona di New York ma ogni volta ti resta addosso. Nel cuore e sulla pelle. Ogni volta \u00e8 un&#8217;emozione nuova, diversa, intensa come solo questa maratona pu\u00f2 dare. Certo, Boston \u00e8 la storia, Berlino pi\u00f9 veloce, Londra pi\u00f9 aristocratica e forse un po&#8217; pi\u00f9 chic ma correre qui tra due ali di folla che non si interrompono mai da Staten Island a Central park non ha prezzo. E&#8217; da pelle d&#8217;oca. Ti senti il protagonista di un film. Campione anche se arranchi dopo le 4 ore. Ma volano via. Vola via anche il freddo che stamattina punge, anche se poi arriva il sole a scaldarti un po&#8217;, anche se un clima cos\u00ec temperato a novembre qui non se lo ricorda nessuno, anche se stamattina \u00e8 pi\u00f9 notte del solito perch\u00e8 l&#8217;ora legale arriva nelle domenica giusta per regalarti un po di sonno in pi\u00f9. Ma non cambia. Il viaggio in bus verso il ponte di Verrazzano \u00a0\u00e8 un po&#8217; da deportati, tutti con la faccia da zombie per capire e chiedersi perch\u00e8 poi uno debba spendere tutti quest soldi per venire qui a soffrire quando in questa citt\u00e0 tutti vengono a godersela. &#8221; Ho corso e vinto questa maratona trent&#8217;anni fa- raccontava ieri Gianni Poli presentando il percorso al gruppo di Victory in uno dei tanti biriefing pre-gara- ma ho capito cosa fosse la maratona di New York solo nel 2001 quando sono venuto a correrla tra la gente per onorare questa citt\u00e0 dopo l&#8217;attentato&#8230;&#8221;. New York \u00e8 passione. New York \u00e8 il tormento di cinque ore passate su un prato a cercare di non pensare, di non sfinirsi ancor prima di cominciare, di non gelare. S\u00ec perch\u00e8 quattro, cinque sei gradi sono freddo vero se devi star fermo a contare i minuti. Ma poi passa. Passa perch\u00e8 l&#8217;organizzazione \u00e8 perfetta, militare. Ci sono volontari in ogni angolo, ci sono i poliziotti che ti controllano come stessi per prendere un aereo, ci sono i metal detector, ci sono \u00a0spazi e indicazioni che \u00a0non si pu\u00f2 sbagliare anche perch\u00e8 uno speaker ripete in tutte le lingue senza mai fermarsi cosa fare e dove andare. E poi ci sono i bagel, c&#8217;\u00e8 la frutta ci sono the e caffe a ettolitri, \u00a0tutto ci\u00f2 che serve per far sopravvivere \u00a0un popolo diviso in colori che aspetta ordinato di entrare nei cancelli. Cinquantacinquemila persone sono un citt\u00e0. Un fiume di gente che aspetta un colpo di cannone. Che puntuale arriva. New York \u00e8 l&#8217;emozione di una camnnonata che ti trapassa il cuore, che ti porta a correre su un ponte che traballa perch\u00e8 50 mila sono tanti. Pi\u00f9 di ci\u00f2 che si pensa o si crede scrivendolo o raccontandolo. New York \u00e8 la folla che ti applaude dall&#8217;inizio alla fine, la gente che balla, mamme, figlie, nonni, sudamericani, cinesi,\u00a0tutte le etnie possibili perch\u00e8 la globalizzazione qui non \u00e8 solo un modo di dire. Sono i\u00a0vigili del fuoco che si fermano ad incitare, i poliziotti con le medaglie delle passate maratone al collo che ti danno il cinque, i taxi ai lati della strada, un gruppo con le Harley \u00a0e i giubbotti in pelle che beve birra e fa la faccia truce ma \u00e8 tutta una recita, \u00a0la musica, i profumi dei baracchini degli hot dog, \u00a0i brown block che una volta erano popolari e oggi sono diventatii chic. New York sono i manicotti tirati gi\u00f9 dopo una mezza che non \u00e8 met\u00e0 dell&#8217;opera perch\u00e8 la seconda met\u00e0 \u00e8 quella pi\u00f9 dura, perch\u00e8 la prima e la quinta strada sono in salita e non finiscono mai, perch\u00e8 Central Park sono le ultime tre miglia senza un metro di piano e perch\u00e8 anche dopo il traguardo la fatica non \u00e8 finita. Chi ha la borsa da ritirare va a destra, chi ha solo il &#8220;poncho&#8221; da mettersi addosso viene dirottato verso sinistra. Tutti in coda. \u00a0A sfidare il freddo che adesso si sente di pi\u00f9, stanchi, sfiniti, felici, ubriachi di fatica e di gioia per tutto ci\u00f2 che si riporter\u00e0 a casa custodito nella mente per mesi e forse anni. Chi c&#8217;\u00e8 stato non dimentica pi\u00f9, chi ritorna scopre che ogni volta c&#8217;\u00e8 un nuovo romanzo da scrivere. E non c&#8217;\u00e8 mai una fine&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Sar\u00e0 anche commerciale. Sar\u00e0 che non venirci pu\u00f2 anche essere \u00a0snob. Sar\u00e0 che \u00e8 anche un po&#8217; la storia della volpe e dell&#8217;uva. Puoi correrla cento volte la maratona di New York ma ogni volta ti resta addosso. Nel cuore e sulla pelle. Ogni volta \u00e8 un&#8217;emozione nuova, diversa, intensa come solo questa maratona pu\u00f2 dare. 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