{"id":20940,"date":"2016-12-02T19:50:26","date_gmt":"2016-12-02T18:50:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=20940"},"modified":"2016-12-02T19:50:26","modified_gmt":"2016-12-02T18:50:26","slug":"i-premi-non-sono-tutti-uguali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2016\/12\/02\/i-premi-non-sono-tutti-uguali\/","title":{"rendered":"I premi non sono tutti uguali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/12\/GARMIN_TRIENNALE-72.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-20941\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/12\/GARMIN_TRIENNALE-72-300x200.jpg\" alt=\"GARMIN_TRIENNALE 72\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/12\/GARMIN_TRIENNALE-72-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/12\/GARMIN_TRIENNALE-72-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2016\/12\/GARMIN_TRIENNALE-72.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I premi sono tutti uguali. Uno sale su un palco, stringe una mano, sorride, dice qualcosa che di solito non resta in mente a nessuno, ritira e torna a sedersi tra gli applausi. Va quasi sempre cos\u00ec. Poi capita che invece cos\u00ec non va. Capita che su un palco salga chi ha una storia da raccontare e non ha bisogno di aver vinto una medaglia, un Giro o di aver firmato un record. Conta ci\u00f2 che dice, ci\u00f2 che \u00e8, \u00a0che \u00e8 riuscito a fare perch\u00e8 ci ha creduto, perch\u00e8 non ha mai mollato, perch\u00e8 ha saputo darsi una seconda chanche. Ricominciare \u00e8 sempre un sogno. Ma bisogna andarseli a prendere i sogni, anche quando sembrano svanire. Ci vogliono tenacia e dedizione perch\u00e8 oggi sia meglio di ieri. Ci vuole carattere, Lo dice sempre <strong>Alex Zanardi<\/strong> e lo ha raccontato anche ieri sera alla Triennale di Milano per gli award di <strong>Garmin<\/strong>: &#8220;Ho vinto l&#8217;oro nella crono di Rio perch\u00e8 mi sono sporcato le mani, perch\u00e8 ho imparato a fare il meccanico e l&#8217;ingegnere della mia hand bike, perch\u00e8 non ho mai mollato. E poi ho avuto anche culo&#8230;perch\u00e8 quando uno vince una medaglia per due secondi un po&#8217; ha anche culo&#8230;&#8221;. Zanardi \u00e8 Zanardi. Ma non c&#8217;\u00e8 solo Zanardi a raccontare la sua storia. Ci sono tante storie che ti viene voglia di ascoltare. C&#8217;\u00e8 la vita di <strong>Simone Baldini<\/strong> che vale pi\u00f9 di ogni trofeo, ricominciata a 16 anni quando un virus sconosciuto lo ha inchiodato a una sedia a rotelle, una vita riannodata con la passione che si legge negli occhi, che passa da triathlon, dal Challenge di Roth e chiss\u00e0 da dove ancora. C&#8217;\u00e8 l&#8217;accento morbido reggiano di <strong>Giovanna Rossi<\/strong> a spiegare a tutti, con l&#8217;imbarazzo di chi non \u00e8 avvezza ai premi, come si possa \u00a0iniziare a nuotare, correre e pedalare quando un paio di anni \u00a0fa con due barre di titanio nella schiena il rischio era quello di non riuscire pi\u00f9 neppure a tenere in braccio suo figlio. C&#8217;\u00e8 <strong>Stefano Gregoretti<\/strong> che attraversa i deserti negli angoli pi\u00f9 torridi del mondo e poi si emoziona perch\u00e8 davanti ha suoi idoli, quelli che in tv registrava quando guardava Jonathan. \u00a0Come <strong>Daniel Fontana<\/strong> che a 41 anni sogna di finire la sua carriera di triatleta al mondiale di Kona dopo averla riacciuffata con la caparbiet\u00e0 di un vero gringo che non si \u00e8 arreso neppure a un tendine operato due volte. Come <strong>Alessandro Fabian<\/strong>, come <strong>Giulio Molinari,<\/strong> come <strong>Charlotte Bonin<\/strong> che sono il triathlon azzurro di oggi e dei prossimi anni. Come <strong>Stefano Baldini<\/strong> che l&#8217;oro di Atene lo porta sempre al collo, \u00a0ma che non vive nel ricordo e nella nostalgia del Panatinaik\u00f2. Come\u00a0<strong>Ivan Basso,<\/strong> pi\u00f9 tirato di quando vinceva i Giri, \u00a0pi\u00f9 determinato di allora nel misurarsi in una maratona che a Venezia ha messo insieme quasi per scherzo. Come<strong>\u00a0Simone Moro,<\/strong> immenso, pragmatico e giurassico come solo lui sa essere: \u00a0&#8221; Per andare \u00a0prendersi una vetta o un sogno bisogna aver fame &#8211; racconta- Ogni minuto in meno di allenamento \u00e8 un minuto regalato all&#8217;avversario. E allora io corro anche 140 chilometri la settimana. La corsa \u00e8 l&#8217;allenamento migliore perch\u00e8 puoi anche cercarla ma non la trovi mai una scusa buona per non correre. Bastano un paio di scarpe. Chi ha fame corre&#8230;&#8221; E tiene duro. &#8221; Io ho imparato da mio padre perch\u00e8 nella mia famiglia uno sport di fatica come il ciclismo era religione- racconta l&#8217;ad \u00a0Garmin <strong>Stefano Vigan\u00f2<\/strong>&#8211; E infatti quando c&#8217;erano i mondiali andavamo nella canonica di mio zio parroco a Ranica \u00a0a vederli&#8230;Poi ho avuto la fortuna di lavorare alla Bianchi al fianco di<strong> Felice Gimondi<\/strong>, un mito che mi ha fatto capire che non basta tener duro ma bisogna anche che al tuo fianco ci sia una squadra che ti segue. E con questa questa idea abbiamo lavorato in \u00a0azienda. \u00a0Dieci anni fa i nostri strumenti \u00a0nello sport fatturavano 10mila euro e molti mi chiedevano cosa servisse un gps per correre o andare in bici. Oggi con siamo diventati leader nel running, nel ciclo e nel triathlon&#8230;&#8221;. E anche questa \u00e8 una storia da raccontare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I premi sono tutti uguali. Uno sale su un palco, stringe una mano, sorride, dice qualcosa che di solito non resta in mente a nessuno, ritira e torna a sedersi tra gli applausi. Va quasi sempre cos\u00ec. Poi capita che invece cos\u00ec non va. Capita che su un palco salga chi ha una storia da raccontare e non ha bisogno di aver vinto una medaglia, un Giro o di aver firmato un record. 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