{"id":21090,"date":"2017-01-01T21:43:41","date_gmt":"2017-01-01T20:43:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21090"},"modified":"2017-01-01T21:43:41","modified_gmt":"2017-01-01T20:43:41","slug":"maratona-2017-sotto-le-due-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/01\/01\/maratona-2017-sotto-le-due-ore\/","title":{"rendered":"Maratona, 2017 sotto le due ore?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/mara.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-21091\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/mara-293x300.jpg\" alt=\"mara\" width=\"293\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/mara-293x300.jpg 293w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/mara.jpg 614w\" sizes=\"(max-width: 293px) 100vw, 293px\" \/><\/a>&#8220;Se \u00e8 possibile chiudere una maratona sotto le due ore?\u00a0Tutto \u00e8 possibile, devo allenarmi bene ma penso proprio che sia possibile&#8230;&#8221;. <strong>\u00a0Stanley Biwott,<\/strong> keniano, vincitore della maratona di New York due anni fa e secondo alla Londra nel 2016 non si chiama fuori da un 2017 in cui\u00a0potrebbe cadere il muro oltre il quale la maratona diventerebbe (se gi\u00e0 non lo \u00e8) \u00a0uno sport bionico. Quarantadue chilometri e 195 metri in meno di due ore: incredibile, impossibile, improbabile. Ma gli aggettivi vengono spazzati via dai progetti di due colossi industriali dello sport come<strong> Nike<\/strong> e<strong> Adidas<\/strong> che su questa scommessa hanno investito senza risparmio. Sfida che va oltre la sfida dove non \u00e8 detto che a vincere sia l&#8217;atletica, dove \u00a0lo sport cede il passo al business, la poesia alle regole del marketing. \u00a0Si prova a sgretolare un muro che non \u00e8 solo un dato cronometrico ma la storia di uno sport, una leggenda scritta di secondo in secondo, di centimetro in centimetro da fenomeni come \u00a0<strong>Paul Tergat<\/strong> o \u00a0<strong>Haile Gebrselassie<\/strong> \u00a0tanto per citarne alcuni. Un muro che dovrebbe resistere ancora una decina di anni, perch\u00e8 mancano meno di tre minuti all&#8217;ora &#8220;ics&#8221;, un sospiro nella vita normale, il tempo di un uovo alla coque, che per\u00f2 quando si corre cos\u00ec veloce diventano un&#8217;infinit\u00e0. Un muro che oggi vacilla sotto i colpi di due progetti che forse arrivano in un momento sbagliato, perch\u00e8 con tutti i sospetti, gli intrighi e le denunce che hanno offuscato l&#8217;anno olimpico forse l&#8217;atletica e lo sport avrebbero pi\u00f9 bisogno di un passo indietro che non di un salto cos\u00ec audace in avanti. \u00a0Ma nella corsa, cos\u00ec come nelle logiche commerciali, arrivar primi conta. Cos\u00ec si stringono i tempi e la sfida sar\u00e0 quest&#8217;anno. Il\u00a0<strong>Breaking2<\/strong>\u00a0 di Nike ha \u00a0messo sotto contratto <strong>Eliud Kipchoge<\/strong>, 32 anni keniano, oro a Rio e un personale di 2:03:05, l&#8217;etiope <strong>Lelisa Desisa<\/strong> (2:04:45) gi\u00e0 vincitore di due maratone di Boston e l&#8217;eritreo <strong>Zersenay Tadese<\/strong> detentore del primato mondiale sulla mezza maratona con 58:23 che, seguiti da una pletora di tecnici, specialisti, psicologi, medici e informatici sacrificheranno la loro stagione agonistica per una sola gara. Per un solo giorno quando su un percorso tracciato appositamente, senza salite, senza grandi curve , senza nulla che possa rallentare un drappello di lepri che tireranno fino a sfinirsi proveranno a scrivere una storia pi\u00f9 mediatica che sportiva che non potr\u00e0 forse neppure essere omologata dalla Iaaf. Ma non \u00e8 questo il punto, poco importa perch\u00e8 far\u00e0 il giro del mondo, \u00a0dei siti, delle tv, finir\u00e0 su maglie, scarpe, spot, sar\u00e0 una griffe che da vendere e promuovere. Ma non solo Nike. All&#8217;assalto della maratona bionica ci sar\u00e0 anche <strong>Adidas<\/strong>\u00a0 che cercher\u00e0 quest&#8217;anno il record con il primatista mondiale, il keniano <strong>Dennis Kimetto<\/strong>, \u00a02:02:57 due anni fa \u00a0Berlino, e con altre due gazzelle keniane come <strong>Wilson Kipsang<\/strong> e <strong>Patrick Makau<\/strong> . Lo schema pi\u00f9 o meno \u00e8 lo stesso e anche qui non si tratta solo di fermare un cronometro. Ma di migliorare un limite che \u00e8 soprattutto un investimento commerciale per far risplendere un marchio. C&#8217;\u00e8 lo sport e c&#8217;\u00e8 il business. Oggi viaggiano insieme, inutile illudersi. Per\u00f2 la maratona \u00e8 sempre stata il simbolo di un&#8217;impresa riservata agli eroi, predestinati del Mito, capaci di conquistarsi la benevolenza degli Dei con imprese di straordinaria e solitaria fatica. Cos\u00ec era nell&#8217;antichit\u00e0 e cos\u00ec \u00e8 sempre stato. Ma forse, anche questa, ormai \u00e8 un&#8217;altra storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Se \u00e8 possibile chiudere una maratona sotto le due ore?\u00a0Tutto \u00e8 possibile, devo allenarmi bene ma penso proprio che sia possibile&#8230;&#8221;. \u00a0Stanley Biwott, keniano, vincitore della maratona di New York due anni fa e secondo alla Londra nel 2016 non si chiama fuori da un 2017 in cui\u00a0potrebbe cadere il muro oltre il quale la maratona diventerebbe (se gi\u00e0 non lo \u00e8) \u00a0uno sport bionico. Quarantadue chilometri e 195 metri in meno di due ore: incredibile, impossibile, improbabile. 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