{"id":21197,"date":"2017-01-17T23:23:45","date_gmt":"2017-01-17T22:23:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21197"},"modified":"2017-01-17T23:23:45","modified_gmt":"2017-01-17T22:23:45","slug":"in-montagna-il-coraggio-e-tornare-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/01\/17\/in-montagna-il-coraggio-e-tornare-indietro\/","title":{"rendered":"&#8220;In montagna il coraggio \u00e8 tornare indietro&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/sanon.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-21201\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/sanon-210x300.jpg\" alt=\"sanon\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/sanon-210x300.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/01\/sanon.jpg 463w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a>L&#8217;<strong>Alpe di Siusi<\/strong> \u00e8 un posto che ti lascia senza fiato. Sali fin lass\u00f9, ai duemila metri dell&#8217;altopiano pi\u00f9 alto d&#8217;Europa, delle Dolomiti dello Sciliar, degli alpeggi e ti sembra davvero di avvicinarti al cielo. Qui la montagna \u00e8 un mondo a s\u00e9: pochi hotel, gli impianti, le piste, la malghe che d&#8217;estate si raggiungono con i sentieri e d&#8217;inverno diventano vie per lo sci da fondo. Vento e silenzio, nulla pi\u00f9. Ma basta e avanza. Chiamarsi Kostner da queste parti \u00e8 un po&#8217; come chiamarsi Brambilla a Milano o Pautasso a Torino. Ma <strong>Raffaele Kostner<\/strong> lo conoscono tutti. E non solo perch\u00e9 fa la guida alpina da quasi mezzo secolo e vive in una malga a 1.800 metri dove fa l&#8217;agricoltore. Lo conoscono tutti perch\u00e9 a 64 anni ha scritto da volontario la storia del soccorso alpino. Per passione ma anche per intuizione perch\u00e9, fondando alla fine degli anni Novanta<strong> l&#8217;Aiut Alpine Dolomites,<\/strong> \u00e8 stato uno dei primi a capire che per andare a salvare le vite di chi era in difficolt\u00e0 tra le vette era necessario andarci in volo. Con gli elicotteri per la precisione. Una storia importante, fatta di missioni, salvataggi, sorrisi, abbracci e strette di mano. E fatta di riconoscimenti, l&#8217;ultimo il pi\u00f9 importante pi\u00f9 o meno un anno fa, dal presidente della Repubblica<strong> Sergio Mattarella<\/strong> che lo ha nominato ufficiale della Repubblica, \u00abCavaliere del bene\u00bb per la dedizione e l&#8217;umanit\u00e0 con cui da sempre fa soccorso alpino. Quasi un eroe, anche se guai a dirglielo: \u00abMa che eroe! Io sono un contadino. Allevo vacche e vitelli e faccio yogurt e formaggio in una malga a duemila metri&#8230;\u00bb. Ma il soccorso alpino \u00e8 un po&#8217; la storia della sua vita, di uno che \u00e8 nato e cresciuto tra le Dolomiti. Anche se la passione per la montagna \u00e8 scoppiata dopo, quando da ragazzo studiava a Bolzano e ha cominciato a frequentare il Cai. Prima guida alpina, dal 1985 capo del soccorso alpino della Val Gardena: \u00abPerch\u00e9 la passione era quella l\u00ec &#8211; racconta -. E volontario del soccorso perch\u00e9 sentivo che era necessario fare anche qualcosa per gli altri\u00bb. Di lui raccontano che abbia cambiato il modo di portare aiuto in alta quota: \u00abNo, io non ho inventato assolutamente nulla &#8211; spiega -. Quando abbiamo cominciato per le missioni utilizzavamo gli elicotteri militari con cui non era davvero possibile arrivare ovunque in montagna. Mi sono guardato intorno, sono andato a vedere come si erano organizzati svizzeri e francesi che nella gestione dell&#8217;emergenza erano pi\u00f9 avanti di noi e mi sono reso conto che dovevamo organizzarci. Perch\u00e9 tanti anni fa ogni valle faceva il soccorso per conto proprio e invece le forze andavano raccolte\u00bb. Cos\u00ec nasce <strong>Aiut Alpine Dolomites<\/strong>, una onlus che mette insieme i volontari della Val Gardena, della Val di Fassa, della Val Badia e dell&#8217;Alpe di Siusi. Una onlus senza scopo di lucro che per\u00f2 funziona in modo pi\u00f9 organizzato e che oggi conta su 17 squadre e 300 volontari che garantiscono un&#8217;assistenza praticamente continua. Nascono le squadre pronte al decollo: un pilota, un medico anestesista, un soccorritore volontario, e un tecnico verricellista a cui in inverno si aggiunge anche un&#8217;unit\u00e0 cinofila da valanga, perch\u00e9 in quelle emergenze sono il tempo e la tempestivit\u00e0 a fare la differenza. E poi gli elicotteri. \u00abS\u00ec, certo. Come le ho detto gli elicotteri militari per questi servizi non erano adatti, servivano mezzi pi\u00f9 leggeri, pi\u00f9 maneggevoli con caratteristiche specifiche per il soccorso tra le montagne. Che a volte sono davvero complicati, obbligano ad operazioni con i cavi lunghi anche centinaia di metri, con spazi di volo molto, molto ridotti\u00bb. E in anni di decolli, di voli, di funi calate e di recuperi a volte quasi impossibili quelli di Aiut Alpine di vite ne hanno salvate tante. Il numero esatto non c&#8217;\u00e8, ma basta dare un&#8217;occhiata al sito per far due conti e per capire che settecento missioni ogni anno fanno pi\u00f9 o meno diecimila persone riportate a casa. Ma non c&#8217;\u00e8 routine: \u00abNo, mai. Certo un po&#8217; ci si abitua, molte missioni diventano quasi una normalit\u00e0 anche perch\u00e9 da qualche tempo noi di Aiut Alpine Dolomites facciamo parte dell&#8217;elisoccorso provinciale con il coordinamento del 118 quindi facciamo interventi non solo in alta montagna. Per\u00f2 poi capita sempre l&#8217;intervento pi\u00f9 difficile. Di arrivare da una persona che magari non ti aspettava pi\u00f9, non ci credeva pi\u00f9. E allora uno sguardo, un sorriso, una mano che ti stringe ti ripaga di tutto\u00bb. Interventi di inverno ma anche d&#8217;estate. La maggior parte degli incidenti e delle situazioni di rischio in alta quota si verificano fondamentalmente perch\u00e9 la gente sottovaluta le condizioni climatiche, la neve e il vento. \u00abL&#8217;alta montagna \u00e8 un mondo a s\u00e9 dove tutto succede molto pi\u00f9 velocemente che altrove &#8211; spiega <strong>Kostner<\/strong> -. Di inverno ma anche d&#8217;estate, in poche ore una giornata di sole e senza nuvole pu\u00f2 trasformarsi nell&#8217;esatto contrario. Anche il cambio delle stagioni \u00e8 pi\u00f9 veloce. Ora in molte citt\u00e0 \u00e8 autunno con temperature che in alcune giornate sono quasi estive. Da noi, se va sopra i duemila metri, \u00e8 gi\u00e0 inverno pieno. Sa che per le valanghe in questo mese ci sono gi\u00e0 stati sei morti? Ci sono valanghe anche a novembre perch\u00e9 a certe altezze anche se c&#8217;\u00e8 poca neve il rischio \u00e8 alto. Anzi forse di pi\u00f9 perch\u00e9 spesso il vento accumula la neve in piccoli canali ghiacciati e basta un niente perch\u00e9 venga gi\u00f9 tutto\u00bb. E poi spesso chi va in montagna si improvvisa, non \u00e8 all&#8217;altezza. O pensa di esserlo che forse \u00e8 peggio. \u00abDevo dire che rispetto a 40 anni fa chi si avventura in montagna oggi lo fa con una consapevolezza completamente diversa e con attrezzature pi\u00f9 adatte. Per\u00f2 il rischio c&#8217;\u00e8 sempre per tutti. L&#8217;escursione sicura al 100% non esiste. Esperienza, preparazione fisica e buonsenso permettono di ridurre di tanto le percentuali di rischio&#8230;\u00bb. E il buonsenso viene prima di tutto. Non esiste il consiglio perfetto. Ogni giorno, ogni passeggiata, ogni scalata possono presentare un inconveniente: \u00abLa regola \u00e8 non strafare &#8211; avvisa Kostner -. Il coraggio non \u00e8 andare avanti ma saper tornare indietro, la montagna va rispettata\u00bb. In missione non ha mai avuto paura. Forse qualche volta, anche se per chi si alza in volo tra le vette la paura \u00e8 un ottimo alleato quando si impara a dominarla: \u00abIn realt\u00e0 ci\u00f2 che mi fa davvero paura \u00e8 il mare &#8211; confessa -. Non \u00e8 il mio posto. Anche quando sono stato a Roma a ritirare l&#8217;onorificenza ero l&#8217;unico uomo di montagna premiato. Me lo ha fatto notare anche il presidente&#8230;\u00bb. Mattarella che l&#8217;estate scorsa \u00e8 tornato a trovarlo nella sua Baita di Sanon che gestisce con sua moglie, i suoi quattro figli e i sette nipoti: \u00abNo, non tutti. Molti hanno preso altre strade&#8230;\u00bb. E qualcuno la sua: \u00abIl pi\u00f9 grande forse far\u00e0 il volontario &#8211; dice con un pizzico d&#8217;orgoglio -. Fa l&#8217;elicotterista ma per noi non \u00e8 ancora pronto. I nostri piloti per andare in missione devono avere alle spalle almeno tremila ore di volo. \u00c8 una nostra regola. E vale per tutti&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;Alpe di Siusi \u00e8 un posto che ti lascia senza fiato. Sali fin lass\u00f9, ai duemila metri dell&#8217;altopiano pi\u00f9 alto d&#8217;Europa, delle Dolomiti dello Sciliar, degli alpeggi e ti sembra davvero di avvicinarti al cielo. 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