{"id":21513,"date":"2017-03-08T09:32:09","date_gmt":"2017-03-08T08:32:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21513"},"modified":"2017-03-08T16:26:38","modified_gmt":"2017-03-08T15:26:38","slug":"come-triste-latletica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/03\/08\/come-triste-latletica\/","title":{"rendered":"Com&#8217;\u00e8 triste l&#8217;atletica&#8230;"},"content":{"rendered":"<div class=\"desc-article\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/03\/IMG_3390_mediagallery-article-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-21514\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/03\/IMG_3390_mediagallery-article-1-300x169.jpg\" alt=\"IMG_3390_mediagallery-article (1)\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/03\/IMG_3390_mediagallery-article-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/03\/IMG_3390_mediagallery-article-1.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Gli hanno messo anche gli alettoni. Un paio di placche adesive ai polpacci per guadagnare tutti i centesimi e i millesimi che servono. Perch\u00e8 per andare sotto le due ore in maratona serve tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 inventare. E allora pantaloncini a compressione praticamente cuciti addosso, canotte che sembrano una seconda pelle, scarpe con una soletta in carbonio che pi\u00f9 performante non si pu\u00f2. Cibo, bevande, sonno e allenamenti tutto sotto il pi\u00f9 completo e assoluto controllo di uno staff di medici e ingegneri. \u00a0Basta gare in una stagione che ruoter\u00e0 tutta, completamente, solo intorno al record. Benvenuti nelle Formula Uno dell&#8217;atletica, la nuova frontiera di uno sport esatto dove si crede (e speriamo ci si illuda) che due pi\u00f9 due fa sempre \u00a0quattro, che i tempi e i record sono la somma esatta di un calcolo in cui tanto si investe ( in denaro) \u00a0tanto si ottiene, in cui il talento \u00e8 un optional o una qualit\u00e0 non sempre necessaria. Non ci sono pi\u00f9 le strade, gli avversari, la pioggia, il freddo o una giornata storta. Si corre in pista, tirati dalle lepri, seguendo le previsioni di un algoritmo o di un programma che spiega e prevede quali saranno le condizioni perfette per la madre di tutte le prestazioni. Cos\u00ec ieri \u00a0a Monza \u00e8 andato in scena il primo test di <strong>Nike<\/strong>\u00a0di <strong>Eliud Kipchoge, Zersenay Tadese e Lelisa Desisa<\/strong> che, \u00a0come in un warm up, hanno girato intorno ai 59 minuti sulla distanza della mezza, primo passo per \u00a0capire se e possibile stare sotto le due ore sui 42 chilometri e 195 metri. Un\u00a0progetto che ha una fotocopia, la sfida di un altro colosso industriale come<strong>\u00a0Adidas<\/strong> che su questa scommessa ha investito tanto quanto gli altri. Sfida che va oltre la sfida dove non \u00e8 detto che a vincere sia l\u2019atletica, dove \u00a0lo sport cede il passo al business, la poesia alle regole del marketing. \u00a0Si prova a sgretolare un muro che non \u00e8 solo un dato cronometrico ma la storia di uno sport, una leggenda scritta di secondo in secondo, di centimetro in centimetro da fenomeni come \u00a0<strong>Paul Tergat<\/strong> o \u00a0<strong>Haile Gebrselassie<\/strong> \u00a0tanto per citarne alcuni. Un muro che dovrebbe resistere ancora una decina di anni, perch\u00e8 mancano meno di tre minuti all\u2019ora \u201cics\u201d, un sospiro nella vita normale, il tempo di un uovo alla coque, che per\u00f2 quando si corre cos\u00ec veloce diventano un\u2019infinit\u00e0. Un muro che oggi vacilla forse in un momento sbagliato, perch\u00e8 con tutti i sospetti, gli intrighi e le denunce che hanno offuscato l\u2019anno olimpico forse l\u2019atletica e lo sport avrebbero pi\u00f9 bisogno di un passo indietro che non di un salto cos\u00ec audace in avanti. \u00a0Ma nella corsa, cos\u00ec come nelle logiche commerciali, arrivar primi conta. \u00a0E allora l&#8217;atletica scende in pista, ma non la sua, \u00a0per un sol giorno \u00a0su un percorso senza salite, senza curve , senza nulla che possa rallentare un drappello di lepri che tireranno fino a sfinirsi proveranno a scrivere una storia pi\u00f9 mediatica che sportiva che non potr\u00e0 forse neppure essere omologata dalla Iaaf. Ma non \u00e8 questo il punto, poco importa perch\u00e8 far\u00e0 il giro del mondo, \u00a0dei siti, delle tv, finir\u00e0 su maglie, scarpe, spot, sar\u00e0 una griffe che da vendere e promuovere. \u00a0C\u2019\u00e8 lo sport e c\u2019\u00e8 il business. Oggi viaggiano insieme, inutile illudersi. Per\u00f2 la maratona forse \u00e8 un &#8216;altra cosa, che va oltre i record, gli algoritmi e gli alettoni sui polpacci. \u00a0Resta il simbolo di una sfida da eroi, predestinati del Mito, capaci di conquistarsi la benevolenza degli Dei con imprese di straordinaria e solitaria fatica. Cos\u00ec era nell\u2019antichit\u00e0 e cos\u00ec \u00e8 sempre stato. E forse cos\u00ec dev&#8217;essere. Perch\u00e8 questo record probabilmente far\u00e0 emozionare qualche consiglio di amministrazione ma <strong>Stefano Baldini<\/strong> che entra da solo nel Panatinaik\u00f2 di Atene fa venire la pelle d&#8217;oca ancora oggi&#8230;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Gli hanno messo anche gli alettoni. Un paio di placche adesive ai polpacci per guadagnare tutti i centesimi e i millesimi che servono. Perch\u00e8 per andare sotto le due ore in maratona serve tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 inventare. 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