{"id":21755,"date":"2017-04-19T16:30:14","date_gmt":"2017-04-19T14:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21755"},"modified":"2017-04-19T16:30:14","modified_gmt":"2017-04-19T14:30:14","slug":"maratona-lultima-sfida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/04\/19\/maratona-lultima-sfida\/","title":{"rendered":"Maratona, l&#8217;ultima sfida"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/04\/mr.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-21756\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/04\/mr-225x300.jpg\" alt=\"mr\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/04\/mr-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/04\/mr.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Correre una maratona in meno di due ore. Ci sono record nello sport che sono pi\u00f9 record di altri. Limiti che appaiono invalicabili, punti fermi oltre i quali non sembra umanamente possibile andare. E le due ore di corsa in una maratona, in quei 42 chilometri e 195 metri che sono il mito dell\u2019atletica, sono stati da sempre un punto fermo. Per abbattere quel record si \u00e8 sempre detto che sarebbe servito un atleta bionico, costruito in laboratorio. Altrimenti, seguendo le naturali logiche dell\u2019evoluzione, si doveva attendere. Almeno fino al 2030 secondo<strong> Francois Perronet e Guy Thibaut,<\/strong> i due ricercatori dell\u2019universit\u00e0 canadese di Montreal che hanno elaborato un modello matematico sull\u2019incremento delle prestazioni umane nella corsa analizzando metabolismi energetici, aerobici, anaerobici, potenze, capacita di sostenere lo sforzo. Insomma, tutto. Quasi tutto, perch\u00e8 i due studiosi non hanno tenuto in conto della variabile commerciale, degli sponsor, pronti ad investire parecchi denari per abbattere un \u00abmuro\u00bb che porta gloria ma anche vendite e guadagni. Fatte le dovute proporzioni, per una azienda sportiva correre una maratona sotto le due ore \u00e8 un po\u2019 come per un\u2019agenzia spaziale mettere per prima il piede su Marte. E allora si investe, si studia, si creano staff che si occupano di ogni dettaglio utile per limare secondi e millesimi e i tempi si accorciano. Cos\u00ec, con 13 anni di anticipo rispetto alle previsioni dei due ricercatori canadesi, la Nike ha annunciato che nel week end dal 5 al 7 maggio sulla pista dell\u2019Autodromo di Monza prover\u00e0 ad infrangere il muro delle due ore. A cambiare la storia. \u00c8 tutto calcolato. Gli atleti africani <strong>Eliud Kipchoge, Zersenay Tadese e Lelisa Desisa,<\/strong> tre fuoriclasse che in una squadra di calcio valgono un tridente d\u2019attacco con <strong>Messi, Ronaldo e Higuain,<\/strong> \u00e8 da pi\u00f9 di un anno che si allenano per questo. Test su test, prove di materiali, allenamenti studiati ed anche uno staff di psicologici al loro fianco per non fallire. Poco pi\u00f9 di un mese fa, sempre in pista a Monza, hanno provato un \u00abwarm up\u00bb come i bolidi di Formula Uno sulla distanza della mezza maratona, 21 chilometri volati via in 59 minuti scarsi. La strada \u00e8 quella. Ma, per farli andare pi\u00f9 forte gli hanno messo anche gli alettoni, un paio di placche adesive ai polpacci per guadagnare tutti i centesimi e i millesimi che servono. Perch\u00e8 per andare sotto le due ore in maratona serve tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 inventare. E allora pantaloncini a compressione praticamente cuciti addosso, canotte che sembrano una seconda pelle, scarpe con una soletta in carbonio che pi\u00f9 performante non si pu\u00f2. Cibo, bevande, sonno e allenamenti tutto sotto il pi\u00f9 completo e assoluto controllo di medici e ingegneri. \u00c8 la nuova frontiera dello sport \u00abesatto\u00bb. Non ci sono pi\u00f9 le strade, gli avversari, la pioggia, il freddo o una giornata storta. Si corre in pista seguendo le previsioni di un algoritmo o di un programma che prevede quali saranno le condizioni perfette per la madre di tutte le prestazioni. E quello della Nike \u00e8 un progetto che ha una fotocopia, la sfida di un altro colosso industriale come Adidas che su questa scommessa ha investito tanto quanto gli altri. Sfida che va oltre la sfida dove lo sport cede il passo al business, la poesia alle regole del marketing. Si prova a sgretolare un muro che non \u00e8 solo un dato cronometrico ma la storia di uno sport, una leggenda scritta di secondo in secondo, di centimetro in centimetro. Un muro che oggi vacilla forse in un momento sbagliato, perch\u00e8 con tutti i sospetti, gli intrighi e le denunce che hanno offuscato l\u2019anno olimpico forse l\u2019atletica e lo sport avrebbero pi\u00f9 bisogno di un passo indietro che non di un salto cos\u00ec audace in avanti. Ma nella corsa, cos\u00ec come nelle logiche commerciali, arrivar primi conta. E allora l\u2019atletica scende in pista, ma non la sua, per un sol giorno su un percorso senza salite, senza curve , senza nulla che possa rallentare un record che pare pi\u00f9 mediatico che sportivo e che non potr\u00e0 essere omologata dalla Iaaf. Comunque vada la maratona resta. Resta una sfida da eroi, predestinati del Mito, capaci di conquistarsi la benevolenza degli Dei con imprese di straordinaria e solitaria fatica. Cos\u00ec era nell\u2019antichit\u00e0 e cos\u00ec \u00e8 sempre stato. E forse cos\u00ec dev\u2019essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Correre una maratona in meno di due ore. Ci sono record nello sport che sono pi\u00f9 record di altri. Limiti che appaiono invalicabili, punti fermi oltre i quali non sembra umanamente possibile andare. E le due ore di corsa in una maratona, in quei 42 chilometri e 195 metri che sono il mito dell\u2019atletica, sono stati da sempre un punto fermo. Per abbattere quel record si \u00e8 sempre detto che sarebbe servito un atleta bionico, costruito in laboratorio. Altrimenti, seguendo le naturali logiche dell\u2019evoluzione, si doveva attendere. 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