{"id":21852,"date":"2017-05-05T10:41:43","date_gmt":"2017-05-05T08:41:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21852"},"modified":"2017-05-05T10:41:43","modified_gmt":"2017-05-05T08:41:43","slug":"doping-chi-e-senza-peccato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/05\/05\/doping-chi-e-senza-peccato\/","title":{"rendered":"Doping, chi \u00e8 senza peccato&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Con tutti i se del caso. Con tutti i distinguo. Con tutta la prudenza che serve in attesa delle controanalisi che potrebbero dire che non \u00e8 vero niente, che non \u00e8 successo nulla anche se ( va detto) non \u00e8 quasi mai accaduto. Ma la cronaca \u00e8 che <strong>Nicola Ruffoni<\/strong> e <strong>Stefano Pirazzi<\/strong> della <strong>Bardiani-Csf<\/strong> sono stati trovati positivi nel corso di due controlli antidoping fuori competizione rispettivamente il 25 e il 26 aprile scorsi e che oggi non partono nell&#8217;edizione e numero cento del Giro perch\u00e8 sono stati immediatamente sospesi . La sostanza incriminat \u00e8 il GH, un ormone della crescita sotto forma di peptide, una sostanza utilizzata soprattutto dai culturisti per allenare forza e resistenza e stimolare la produzione di Gh naturale. Ovviamente vietato.\u00a0Il pi\u00f9 noto dei due \u00e8 senza dubbio Stefano Pirazzi, laziale di Alatri, classe 1987, che ha vinto la classifica degli scalatori al Giro d&#8217;Italia del 2013 ed una tappa nel 2014. Nicola Ruffoni, bresciano classe 1990 \u00e8 invece professionista dal 2014 e si \u00e8 messo in luce nell&#8217;ultimo giro di Croazia disputato lo scorso aprile dove ha vinto due tappe. Fin qui pi\u00f9 o meno la cronaca. A cui si aggiunge la reazione del team manager della Bardiani <strong>Bruno Reverberi:<\/strong> &#8220;Siamo scioccati e qualora le controanalisi confermassero la positivit\u00e0 degli atleti &#8211; spiega- la societ\u00e0 sportiva proceder\u00e0 ad immediato licenziamento riservandosi la possibilit\u00e0 di ulteriori azioni al fine di tutelare la propria immagine e quella dei propri sponsor&#8221;. E cos\u00ec sar\u00e0. Ma forse non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Perch\u00e8 forse non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente nei casi di doping la sola squalifica. Non \u00e8 un deterrente efficace. Per non indurre in tentazione serve probabilmente una pena definitiva. Non la squalifica ma la radiazione da subito. Chi non sta alle regole deve sapere che il rischio di perdere il lavoro \u00e8 reale, che non ci saranno seconde opzioni o ripensamenti. Il resto sono chiacchiere e luoghi comuni. Come quello che i ciclisti sono tutti dopati e che non \u00e8 cambiato nulla. Non \u00e8 proprio cos\u00ec. Nel ciclismo ci sono gli stessi dopati che ci sono negli altri sport, n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno con la differenza che il ciclismo negli ultimi anni ha investito un po&#8217; pi\u00f9 di denari (mai sufficienti) nei controlli dell&#8217;antidoping e ha cominciato seriamente a tener d&#8217;occhio gli atleti anche perch\u00e8 ha capito che se uno sport \u00e8 &#8220;torbido&#8221; perde gli sponsor e quindi si chiude. Inutile quindi darsi di gomito&#8230;Chi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Con tutti i se del caso. Con tutti i distinguo. Con tutta la prudenza che serve in attesa delle controanalisi che potrebbero dire che non \u00e8 vero niente, che non \u00e8 successo nulla anche se ( va detto) non \u00e8 quasi mai accaduto. 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