{"id":21885,"date":"2017-05-09T20:39:19","date_gmt":"2017-05-09T18:39:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21885"},"modified":"2017-05-09T20:46:07","modified_gmt":"2017-05-09T18:46:07","slug":"fatica-ci-vuole-l-x-factor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/05\/09\/fatica-ci-vuole-l-x-factor\/","title":{"rendered":"Fatica, ci vuole l&#8217; X Factor"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/05\/xfactor.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-21888\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/05\/xfactor-300x225.jpg\" alt=\"xfactor\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/05\/xfactor-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/05\/xfactor.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non\u00a0sempre si fa fatica a far fatica. Non sempre chi sceglie di portare a termine imprese che sembrano impossibili \u00e8 un campione, un superatleta, uno sportivo accanito. Capita nelle sfide di lunga distanza come le maratone, nelle gare in montagna, nelle traversate in mare o in qualche deserto africano che da qualche anno vedono al via centinaia di persone. Ma capita soprattutto nel triathlon dove si nuota, si va in bici e alla fine si corre. Molti dicono che sia una moda, la nuova frontiera del fitness. E infatti sono sempre di pi\u00f9 quelli che s\u2019infilano in questo tunnel che, nel bene o nel male, la vita un po\u2019 te la cambia. \u00abLa molla che fa scattare la voglia di far fatica in una persona che non \u00e8 un atleta di professione &#8211; spiega<strong> Andrea Colombo<\/strong>, ex azzurro di atletica ed oggi psicologo dello sport all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano &#8211; \u00e8 sempre il desiderio di cambiare. La volont\u00e0 ad una certa et\u00e0 di dare una svolta alla proprie giornate, di rivedere uno stile di vita, di dimostrare qualcosa soprattutto a se stessi\u00bb.<br \/>\nCos\u00ec capita che improvvisamente ad una certa et\u00e0, si decida di alzarsi dal divano e di abbandonare sul tavolo il telecomando della tv per cominciare a complicarsi la vita. Tre sport tutti insieme, dalle distanze brevi a quella olimpica che sono 1500 metri di nuoto, 40 chilometri in bici e 10 di corsa finale. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019ironman, che sta al triathlon come i 100 metri su una pista d\u2019atletica alla maratona. \u00c8 l\u2019approdo finale, la sfida pi\u00f9 affascinante e desiderata. \u00c8 la fatica all\u2019ennesima potenza, un viaggio di 3,8 chilometri a nuoto che \u00e8 come attraversare lo Stretto di Messina anzi di pi\u00f9, 180 in bicicletta che \u00e8 come andare da Milano a Bologna in autostrada e una maratona, 42 chilometri di corsa per finire e arrivare al traguardo. Una follia. O forse no. Comunque, da qualsiasi verso si prenda, una fatica immane, innaturale, esagerata e forse anche un po\u2019 assurda. Una fatica che per i campioni dura otto ore, minuto pi\u00f9 minuto meno, per gli altri dai pi\u00f9 bravi ai pi\u00f9 scarsi arriva anche a sedici, diciassette, diciotto. Continua, senza mai fermarsi. Si parte all\u2019alba si arriva a notte fonda.<br \/>\n<strong>DAL DIVANO ALLA STRADA<\/strong><br \/>\nLo scorso anno, gli italiani che hanno concluso un ironman sono stati pi\u00f9 di 1200, come riporta con precisione certosina il sito di<strong> Marco Scotti,<\/strong> l\u2019organizzatore di Elbaman, la prima sfida italiana su questa distanza. Pochi o tanti, dipende dai punti di vista. Pochi se si pensa che gli iscritti alla Fitri, la Federazione italiana di triathlon in Italia sono pi\u00f9 di 23mila con una crescita pressoch\u00e9 costante negli ultimi anni; tanti, tantissimi se si pensa alla difficolt\u00e0 di una gara cos\u00ec. Oggi in Italia, oltre all\u2019Elbaman, ci sono altre due gare: il Challenge di Venezia che ha debuttato lo scorso anno partendo dall\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari e l\u2019Ironman Italia che si disputer\u00e0 per la prima volta nel nostro Paese quest\u2019anno a Cervia, in Romagna. E tutte e tre queste sfide vanno verso il tutto esaurito che la dice lunga sulla voglia che c\u2019\u00e8 di far fatica di un popolo che, un po\u2019 in ritardo rispetto all\u2019Europa, si sta riscoprendo sportivo.\u00a0Ma chi sono questi uomini d\u2019acciaio? Superatleti allenatissimi, con gli addominali a tartaruga e gli occhi della tigre? Chi corre per vincere s\u00ec. Ma non tutti corrono per vincere. Anzi. La maggior parte delle persone che si iscrivono a questo tipo di gare sono infatti gente assolutamente normale, comune, il nostro vicino di casa o di scrivania. Basta andare a vedere l\u2019arrivo di una gara per rendersene conto: \u00abMediamente non pi\u00f9 giovanissimi &#8211; spiega <strong>Matteo Gerevini,<\/strong> organizzatore del Challenge di Venezia -. Oltre 40 anni di et\u00e0, mai fatto sport agonistico nella vita con una professione impegnativa ma non fisicamente, non operai per intenderci. Persone con buone disponibilit\u00e0 economiche ma soprattutto con la possibilit\u00e0 di gestire il tempo. Non legati agli orari di lavoro. Prima provano con una mezza maratona o con la maratona ma poi scelgono l\u2019ironman perch\u00e9 permette loro di non massificarsi. E in questa avventura coinvolgono la famiglia, che viaggia con loro, segue le gare, fa il tifo e soffre per loro in una sorta di osmosi o di pietas che \u00e8 unica di uno sport cos\u00ec, non succede ad esempio per una partita di tennis o per una partita di calcetto. All\u2019inizio erano solo uomini, negli ultimi anni sta crescendo vertiginosamente anche il numero delle donne\u00bb.<br \/>\n<strong>GLI INSOSPETTABILI<\/strong><br \/>\nProfessionisti, avvocati, manager, imprenditori disposti a spendere tempo e denaro per allenarsi. Soprattutto benestanti. Perch\u00e9 queste gare costano. Costa iscriversi perch\u00e9 per un pettorale che d\u00e0 il diritto a gareggiare si possono spendere anche fino a 700 euro. Costa attrezzarsi perch\u00e9 tra bici, scarpe, caschi e mute per nuotare spesso si arrivano a sborsare decine di migliaia di euro. Costa viaggiare e costano gli alberghi perch\u00e9 spesso le gare sono in giro per il mondo.\u00abOvvio che una sfida cos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 che impegnativa e ci si deve arrivare allenati &#8211; spiega<strong> Fabio Vedana,<\/strong> preparatore atletico gi\u00e0 responsabile della nazionale \u00e9lite azzurra di triathlon e di quella olimpica svizzera che segue per\u00f2 anche diversi amatori &#8211; ma anche se pu\u00f2 sembrare assurdo per chi non corre per vincere la differenza non la fa il fisico ma la testa. Certo ci si deve preparare: diciamo che negli ultimi due mesi prima di una gara servono almeno due ore e mezzo di allenamento al giorno ma al traguardo di una sfida cos\u00ec ci si arriva solo se c\u2019\u00e8 una grande motivazione\u00bb. E infatti ci sono \u00abuomini d\u2019acciaio\u00bb che mai si direbbe. Che hanno fisici da impiegati e neppure troppo allenati, buoni a prima vista forse solo per una partitina di tennis la domenica mattina con i colleghi, per una corsetta al parco col cane, per una biciclettata in famiglia sulla ciclabile. Ma la fatica non \u00e8 solo un fatto fisico. \u00c8 qualcosa che ti scatta dentro. C\u2019\u00e8 un \u00abX factor\u00bb anche qui. \u00c8 la testa che muove il corpo che ti permette di arrivare dove spesso neppure si immagina, che comanda ma che rischia di non staccare pi\u00f9. E il benessere regalato dalle endorfine diventa dipendenza: \u00abAssolutamente s\u00ec, il rischio c\u2019\u00e8 &#8211; spiega <strong>Colombo<\/strong> -. Lo sport di lunga durata crea dipendenza fisica e mentale. Ed \u00e8 una dipendenza a tutti gli effetti che pu\u00f2 avere derive pericolose. Molte persone si trovano ad impostare la loro giornata in funzione dell\u2019allenamento o della gara che devono fare, e tutto il resto passa in secondo piano.<br \/>\n<strong>LA DROGA NELLE SCARPE<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 un bisogno assoluto di muoversi, di allenarsi o di gareggiare perch\u00e9 solo cos\u00ec si sa che poi arriver\u00e0 una condizione di benessere\u00bb. La parola d\u2019ordine \u00e8 equilibrio, ma quando la fatica diventa abitudine quotidiana, piacere, premio, non \u00e8 facile trovarlo: \u00abLa raccomandazione \u00e8 quella di riuscire a proteggere anche le altre identit\u00e0 della persona\u00bb aggiunge Colombo. \u00abContinuare a curare al di fuori dell\u2019attivit\u00e0 fisica gli affetti, le relazioni sociali, le attivit\u00e0 culturale. Prendersi delle pause e rendersi conto che le gratificazioni e il benessere possono provenire anche da altre attivit\u00e0\u00bb. <strong>Daniel Fontana,<\/strong> uno dei pi\u00f9 famosi triatleti azzurri, due olimpiadi alle spalle ad Atene e Pechino che di Ironman ne ha fatti e ne ha vinti, ripete spesso che questa gara \u00e8 un \u00abromanzo\u00bb, una storia tutta da scrivere e ogni volta diversa, senza certezze e senza un finale scontato.\u00a0Una storia che comincia una quarantina di anni fa alle Hawaii durante la premiazione di una gara su una spiaggia della Big Island quando quattro marines ubriachi discutono di quale sia lo sport pi\u00f9 duro in assoluto. Uno dei tre, John Collins ha un\u2019idea, una nuova sfida che sia il risultato di 3 gare dove bisogna buttare il cuore oltre l\u2019ostacolo: la Waikiki Roughwater, 2,4 miglia di nuoto pi\u00f9 la Around Oahu Bike Race con 112 miglia in bici e la Honololu marathon con 26,6 miglia di corsa. Tutte di seguito. Sar\u00e0 il primo Ironman della storia, un mito, un\u2019avventura che pare un peccato di presunzione figlio di quella \u00abubris\u00bb che tanto fa arrabbiare gli Dei quando invece bisognerebbe averli dalla propria parte. Oggi le gare di ironman sono diventate un business in mano ai cinesi di Wanda che per acquisire uno dei pi\u00f9 importanti circuiti due anni fa hanno sborsato 650 milioni fiutando l\u2019affare visto che sfide cos\u00ec portano per le localit\u00e0 che le ospitano un indotto tra i 5 e i 7 milioni. Perch\u00e9 alla fine anche la fatica paga&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non\u00a0sempre si fa fatica a far fatica. Non sempre chi sceglie di portare a termine imprese che sembrano impossibili \u00e8 un campione, un superatleta, uno sportivo accanito. Capita nelle sfide di lunga distanza come le maratone, nelle gare in montagna, nelle traversate in mare o in qualche deserto africano che da qualche anno vedono al via centinaia di persone. 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