{"id":21969,"date":"2017-05-20T09:48:09","date_gmt":"2017-05-20T07:48:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=21969"},"modified":"2017-05-20T10:48:46","modified_gmt":"2017-05-20T08:48:46","slug":"come-si-fa-cultura-in-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/05\/20\/come-si-fa-cultura-in-bici\/","title":{"rendered":"Come si fa cultura in bici?"},"content":{"rendered":"<p>Come si fa cultura in bici sinceramente non lo so&#8230; Per\u00f2 \u00e8 un punto importante per cominciare. In questi giorni di incidenti, di morti e feriti, di angosce che poi ognuno si porta in sella ho letto spesso che in Italia non c&#8217;\u00e8 cultura della bici. E cosa significa? Che il dibattito e la rabbia dei pro e dei contro non porta a nulla? Forse. Oppure , come ha scritto qualcuno pensando che la cultura abbia a che fare con il meteo, \u00a0che dai noi bastano due goccioline di pioggia a spegnere qualsiasi ardore ciclistico? Non so cosa significhi fa cultura su due ruote ma qualche idea provo a buttarla l\u00ec. Far cultura in bici significa rendersi conto che chi pedala rischia la pelle e quindi sulle strade tutti, ma proprio tutti, si mettano una mano sulla coscienza. \u00a0Chi va a motore rispetti le regole, chi pedala pure e chi deve far rispettare il codice punisca e \u00a0multi chi non lo rispetti. Ognuno faccia la sua parte. Anche perch\u00e8 incroci, semafori, precedenze, discese non fanno sconti a nessuno e basta una volta per pagare il conto finale. Fare cultura in bici significa andare oltre l&#8217;assurdo dibattito auto contro bici e bici contro auto, categorie spesso interscambiabili \u00a0che portano a ragionare con la \u00a0pancia, a recriminare a insultare.. Sempre la stessa litania, sempre le stesse cose, sempre il solito inconcludente confronto. \u00a0Far cultura significa accendere il cervello. Le associazioni dei ciclisti, le societ\u00e0 sportive, i giornalisti, i privati cittadini si facciano carico di sostenere la ciclabilit\u00e0 dove si decide: nei consigli comunali, nei dibattiti pubblici, negli incontri, anche nelle riunioni di condominio&#8230;Si cominci a pretendere che amministrazioni, sindaci, governatori si occupino di mettere a posto strade, segnaletica, incroci. E non \u00e8 detto che ci si debba battere solo per per le piste ciclabili. Far cultira significa che le Federazioni, gli allenatori che portano i ragazzi ad allenarsi in strada spieghino prima di cominciare cosa si deve fare, come si deve pedalare quando di fianco ti sfrecciano le auto. Regole chiare. Per intenderci: va benissimo <strong>Peter Sagan<\/strong> che impenna o salta con due ruote un cordolo&#8230;Ma non \u00e8 quello il modello. Significa, ad esempio, che le Granfondo devono diventare una festa per appassionati prima che una sfida per &#8220;incistati&#8221;, per ex agonisti bolliti per cinquantenni che rischiano di diventar patetici. Tutti pronti a tutto, anche a doparsi. Fa differenza. Eccome se fa differenza perch\u00e8 laddove c&#8217;\u00e8 l&#8217;esasperazione agonistica ci sono tutta una serie di azioni e pensieri esasperati. E la magnifica intuizione<strong> Eroica<\/strong> di<strong> Giancarlo Brocci,<\/strong> la\u00a0<strong>Granfondo romana <\/strong>di<strong> Gianluca Santilli, \u00a0<\/strong>quella delle <strong>Dolomiti\u00a0<\/strong>di<strong> Mikil Costa,\u00a0<\/strong>\u00a0ma a ruota anche tante altre bisogna dirlo, in questo senso stanno facendo cultura. Perch\u00e8 inventarsi un&#8217;altra dimensione di ciclismo, avere il coraggio di togliere le classifiche o di di squalificare il primo perch\u00e8 butta in terra la carta di una barretta sono passi che vanno in quella direzione l\u00ec. Mi piace pensare che sfide cos\u00ec possano diventare il modo per stemperare le tensioni, per calmare gli animi, per innamorarsi e non per guerreggiare. Fare cultura significa fare ci\u00f2 che con <strong>&#8220;Jemo&#8221;<\/strong> sta facendo <strong>Mauro Fumagalli<\/strong> pedalando nelle zone terremotate delle Marche, tenendo vivi territorio e speranze. Significa tener viva la memoria di un mondo incredibile come il ciclismo che ha storia, tradizione e valori che hanno radici profonde in questo Paese. Un patrimonio enorme fatto di campioni, di personaggi, di \u00a0salite, strade, tappe che ciclisti &#8220;pericolosi&#8221; come <strong>Giacomo Pellizzari,<\/strong> <strong>Marco Pastonesi<\/strong> e tanti altri come loro raccontano magicamente nei loro libri. \u00a0Fare cultura significa \u00a0spiegare nelle scuole un po&#8217; di queste cose qui. Significa parlare, discutere, studiare. Significa entrare in un bike caf\u00e8 che a Milano stanno nascendo come i funghi, e avvicinarsi a un mondo che si pu\u00f2 condividere ma non solo sui social. Fare cultura significa sporcarsi le mani con il grasso della catena. Che non serve a niente. Forse solo a riconoscersi e a farsi riconoscere strappando un sorriso e non un insulto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come si fa cultura in bici sinceramente non lo so&#8230; Per\u00f2 \u00e8 un punto importante per cominciare. 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