{"id":22054,"date":"2017-06-04T20:08:51","date_gmt":"2017-06-04T18:08:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=22054"},"modified":"2017-06-04T23:18:16","modified_gmt":"2017-06-04T21:18:16","slug":"fai-la-volata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/06\/04\/fai-la-volata\/","title":{"rendered":"&#8220;Fai la volata?&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/06\/unnamed-8.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-22065\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/06\/unnamed-8-300x200.jpg\" alt=\"unnamed (8)\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/06\/unnamed-8-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/06\/unnamed-8-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/06\/unnamed-8.jpg 1427w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A Carlo ma forse anche a Luca, Enzo, Paolo&#8230; non \u00a0sono bastate 12 ore. A pedalare al buio, sotto l&#8217;acqua, sull&#8217;asfalto viscido delle chicane nell&#8217;Autodromo di Monza che \u00e8 un niente volar via. \u00a0A far la coda nei bagni con le maglie bagnate ad asciugare sotto i phon, a bere caff\u00e8 alle tre di notte come se fosse normale, a cercare di dormire sui materassi nei box della <em>pitline\u00a0<\/em>a scrutare il cielo scuro in una notte gonfia di pioggia, a stropicciarsi gli occhi, a controllare \u00a0e ricontrollare l&#8217;orologio in attesa del turno per entrare in pista. \u00a0Non basta mai. C&#8217;\u00e8 un ciclista &#8220;ignorante&#8221; in ognuno di noi. Piccolo, grande, inaspettato e indecente che viene fuori quando meno te l&#8217;aspetti. E&#8217; l\u00ec, magari se ne sta buono, dormiente per una vita poi all&#8217;improvviso ti chiude la vena. Anche all&#8217;ultimo giro di una 12 ore sull&#8217;autodromo di Monza alle 8 e mezzo di un mattino sotto un diluvio che speravi arrivasse dopo, come ti aveva illuso il meteo che non sbaglia mai finch\u00e8 non sbaglia. E sbaglia sempre quando non dovrebbe. Diluvia e fai fatica a tener lo sguardo sulla lucina rossa del tipo che hai davanti perch\u00e8 la sua ruota ti schizza dritto sugli occhiali frustate di acqua fredda che neanche il getto di una doccia. Diluvia e hai l&#8217;adrenalina a mille perch\u00e8 sai perfettamente che le tue ruote in carbonio se ti toccher\u00e0 di frenare all&#8217;improvviso non ne vorranno nemmeno sapere di fermarsi. Diluvia e a 55 anni con un lavoro che tra poche ore ti aspetta e una famiglia numerosa sulle spalle, sai che dovresti essere da tutt&#8217;altra parte, altro che notti insonni e giri di pista su giri di pista come un criceto alla ricerca di emozioni forti. Diluvia e stringi pi\u00f9 forte il manubrio, tieni appoggiati gli indici alle levette dei freni sperando che a qualcosa serva e ti guardi intorno. E&#8217; quasi un tic. Davanti, a destra, a sinistra, ancora davanti e ancora a destra e a sinistra. Cercando di mantenere le posizioni, di mantenere intatti quei venti dieci centimetri che ti separano dalle ruote, dai pedali, dalle spalle degli altri. Cercando di restare immobile anche se la velocit\u00e0 aumenta e ti senti sempre pi\u00f9 precario. E un piccolo equilibrismo da virtuosi, quasi un&#8217;arte . Ma non c&#8217;\u00e8 premio, non c&#8217;\u00e8 motivo, non c&#8217;\u00e8 logica. Sai benissimo che non ti serve a nulla star l\u00ec in mezzo, che non sei l\u00ec per vincere, che \u00e8 un rischio inutile, che non cambierebbe nulla, ma proprio nulla, \u00a0se \u00a0da un secondo all&#8217;altro decidessi di salutare la bella compagnia e continuare da solo. Certo, pi\u00f9 adagio ma <em>chissenefrega,<\/em> tanto \u00e8 l&#8217;ultimo giro. Gli ultimi chilometri di una lunga notte dove tutto \u00e8 gi\u00e0 successo, scritto, deciso. Di una notte gi\u00e0 appassionatamente vissuta, con la gioia, con gli amici, con la stanchezza e con la fatica. Con i boati per i gol della finale di Champions. Con la convinzione di aver comunque fatto la tua impresa che non si misura in un tempo, in una posizione nel numero dei giri. E allora tutti quelli che sono con te in questo gruppetto di retrovia, che stanno pedalando sotto l&#8217;acqua e \u00a0che dopo l&#8217;ultima curva di Lesmo tra pochi secondi \u00a0riporteranno finalmente la bici ai box hanno vinto la loro sfida. Stravinto. Non serve altro. Ma c&#8217;\u00e8 un &#8220;ciclista ignorante&#8221; in ognuno di noi. Che vuole strafare, che non si accontenta. E&#8217; il bello e il brutto. Forse il bello. C&#8217;\u00e8 un ciclista ignorante che ti porta a incrociare lo sguardo dell&#8217;amico che hai in fianco e in un secondo ad incrociare lame, \u00a0pedivelle, tutto. Anche l&#8217;ultimo neurone che \u00e8 rimasto vigile: &#8220;Fai la volata?&#8221;. Non ha senso far la volata. Non ha senso perch\u00e8 siamo gli ultimi, \u00a0perch\u00e8 in due abbiamo pi\u00f9 di un secolo, perch\u00e8 \u00e8 una notte che pedaliamo, perch\u00e8 nel gruppetto di trenta in cui siamo accartocciati potrebbero esserci i nostri nipoti anche \u00a0i nostri figli \u00a0e dovremmo dar l&#8217;esempio. Buono, ovviamente. \u00a0Perch\u00e8, perch\u00e8 e mille altri perch\u00e8. Cos\u00ec direbbe il buonsenso. Esatto, direbbe&#8230; Ma la scintilla \u00e8 un attino, brucia ogni ragione. Gi\u00f9 un paio di rapporti, via dalla scia, via a cercare di mettere un pezzetto di ruota davanti, via&#8230; Non sono bastate 12 ore. Forse non bastano mai. Ma credo che sia un buon segno&#8230;<\/p>\n<p><strong>(FOTO:\u00a0HLM PHOTO)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A Carlo ma forse anche a Luca, Enzo, Paolo&#8230; non \u00a0sono bastate 12 ore. A pedalare al buio, sotto l&#8217;acqua, sull&#8217;asfalto viscido delle chicane nell&#8217;Autodromo di Monza che \u00e8 un niente volar via. \u00a0A far la coda nei bagni con le maglie bagnate ad asciugare sotto i phon, a bere caff\u00e8 alle tre di notte come se fosse normale, a cercare di dormire sui materassi nei box della pitline\u00a0a scrutare il cielo scuro in una notte gonfia di pioggia, a stropicciarsi gli occhi, a controllare \u00a0e ricontrollare l&#8217;orologio in attesa del turno per entrare in pista. \u00a0Non basta mai. 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