{"id":22510,"date":"2017-08-12T09:54:35","date_gmt":"2017-08-12T07:54:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=22510"},"modified":"2017-08-12T09:57:20","modified_gmt":"2017-08-12T07:57:20","slug":"bici-impariamo-dai-tedeschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/08\/12\/bici-impariamo-dai-tedeschi\/","title":{"rendered":"Bici, impariamo dai tedeschi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/dre1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-22514\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/dre1.jpg\" alt=\"dre\" width=\"333\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/dre1.jpg 333w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/dre1-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 333px) 100vw, 333px\" \/><\/a>Se, se, se\u2026torna in mente un mito di poesia come quella di Kipling. Ma qui si vola molto pi\u00f9 basso, a sfiorare il qualunquismo di quei discorsi che di solito si fanno al bar. Che cerchi di ricacciare indietro per\u00f2 tornano perch\u00e9 spesso \u00e8 ci\u00f2 che vedi che condiziona i tuoi pensieri. E che fa saltare le tue categorie. Cos\u00ec torni in Italia dopo aver pedalato per giorni e chilometri sulle sponde del lago di Costanza in Germania e ti resta un po\u2019 di amaro in bocca. Non per i posti bellissimi che ci sono anche da noi. Lindau, Mainau, le cascate del Reno a met\u00e0 con la Svizzera, la sponda austriaca di Bregenz, tutto bellissimo e perfetto ma se sei abituato a Bellagio, a Desenzano, a Bardolino non \u00e8 che ti manca qualcosa. E neppure per le piste ciclabili che da noi restano purtroppo un\u2019ipotesi. I tedeschi, ma anche gli svizzeri, gli austriaci, gli svedesi, i belgi, gli olandesi\u2026(e si potrebbe continuare) si muovono in bici perch\u00e9 sono culturalmente abituati a farlo ma anche perch\u00e9 hanno le strade riservate per farlo. Da noi andare da una qualsiasi stazione ferroviaria di Milano fino nell\u2019hinterland e\u2019 praticamente impossibile. Cos\u00ec come andare dal centro di Milano sull\u2019Adda, sul Ticino o in un qualsiasi parco della provincia. Non ci sono le ciclabili e soprattutto non c\u2019\u00e8 uno straccio di indicazione. I tedeschi ma anche gli svizzeri, gli austriaci, gli svedesi, i belgi\u2026insomma quelli di prima, invece hanno due segnaletiche parallele: una per le auto, la stessa, identica, per chi si muove in bici. Si pu\u00f2 andare ovunque, da frazione a frazione, da paese a paese, da citt\u00e0 a citt\u00e0 senza perdersi e sapendo sempre quanti chilometri uno ha percorso e quanti gliene mancano. Ma l\u2019amaro in bocca tornando dalla Germania resta per altre cose. Ti viene di fare un paragone con l\u2019Italia pi\u00f9 per eccesso d\u2019amore che per esterofilia. Ti viene perch\u00e9 salta all\u2019occhio. E allora ti chiedi perch\u00e9 se parti dalla stazione di Costanza non trovi nessuno appostato alle macchinette dei biglietti che pretenda una mancia per aiutarti a fare il biglietto. Ti chiedi perch\u00e9 non ci sia nessuno che ti cammini a fianco per decine di metri per venderti un braccialetto, un libro, un gioco cinese. Ti chiedi perch\u00e9 entrando con le bici in stazione non si debba zigzagare tra decine di venditori di borse, cinture, magliette o chiss\u00e0 cos\u2019altro. Ti chiedi perch\u00e9 pur avendo percorso in bici e in auto quasi un migliaio di chilometri su strade di campagna, provinciali e statali tu non abbia mai incontrato una prostituta che una. E allora pensi alla sfilata di donnine che da noi animano il viavai automobilistico sulla Paullese, sulla Vigevanese davanti a casa mia ad Albairate e in ogni dove sulle strade della Penisola. Ti chiedi perch\u00e9 ti guardi in giro e non vedi baraccopoli o accampamenti di roulotte sotto i ponti delle superstrade. Ti chiedi perch\u00e9 tutte quelle magnifiche case, casette, ville e villette che si affacciano sulle sponde del lago di Costanza non abbiano alle finestre un\u2019inferriata che una e non abbiano recinzioni spinate per proteggere i giardini. Ti stupisci se il ragazzo che ti accoglie alla reception dell\u2019hotel ti dice che puoi tranquillamente lasciare la tua auto per sette giorni in un parcheggio sperduto della zona universitaria di Friedrichausen perch\u00e9 tanto non le accadr\u00e0 nulla. All\u2019auto. E infatti non le accade nulla. Certo, non sar\u00e0 il Paese delle meraviglie perch\u00e8 anche qui hanno le loro menate e i loro guai, perch\u00e8 il nonostante tutto il nostro \u00a0(come sta scritto all&#8217;ingresso degli Autogrill) il nostro \u00e8 un Paese meraviglioso, perch\u00e8 con la nazionale li &#8220;bastoniamo&#8221; sempre \u00a0e perch\u00e8 e una decina di giorni non bastano a capire come si vive davvero in un posto. Si rischia di dire cose banali, il qualunquismo da bar. Pu\u00f2 darsi. Per\u00f2 come cantava De Gregori tra \u201cbufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi\u2026\u201d. E allora ti viene da chiederti: ma perch\u00e9 noi non riusciamo a pedalare come i tedeschi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se, se, se\u2026torna in mente un mito di poesia come quella di Kipling. Ma qui si vola molto pi\u00f9 basso, a sfiorare il qualunquismo di quei discorsi che di solito si fanno al bar. 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