{"id":22519,"date":"2017-08-13T22:11:06","date_gmt":"2017-08-13T20:11:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=22519"},"modified":"2017-08-13T22:11:06","modified_gmt":"2017-08-13T20:11:06","slug":"addio-a-berruti-eroico-in-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/08\/13\/addio-a-berruti-eroico-in-bici\/","title":{"rendered":"Addio a Berruti, eroico in bici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22521\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31-300x169.jpg\" alt=\"539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/539e0917f5d284947a006bd09e2637f02ba8aa31.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Accanto alla sua bici. Lo hanno trovato esanime sulla provinciale 15 che da Bormida porta al Colle del Melogno. Ed \u00a0era scritto sicuramente da qualche parte che i giorni di <strong>Luciano Berruti,<\/strong>\u00a0 savonese, 74 anni, simbolo del ciclismo eroico, sarebbero dovuti finire cos\u00ec. E&#8217; forse la fine che aveva sognato, ammesso e concesso che una fine si possa sognare. Per\u00f2 ci si pensa. Ed allora, se ci si pensa, sicuramente \u00a0avr\u00e0 pensato e ripensato che quando proprio sarebbe dovuta finire quello era il modo migliore. Morire in bici: pare una disgrazia. Per <strong>Berruti<\/strong> per\u00f2 forse non lo \u00e8 anche se, come capita quando capita, \u00a0nella cronaca finiscono il dolore e le lacrime della moglie \u00a0Sofia e dei figli, Leszec e Jacek, di chi gli stava vicino, dei suoi tanti amici, degli &#8220;eroi&#8221; con cui ha vissuto e condiviso la stagione di un ciclismo che sembrava vintage ma che in realt\u00e0 e pi\u00f9 moderno che mai.\u00a0Era diventato il simbolo del ciclismo eroico. Sulla sua\u00a0\u201cNumero uno\u201d, uguale a quella con cui <strong>Petit Breton<\/strong> vinse il Tour negli anni 1907 e 1908, \u00a0 ha macinato chilometri in ogni continente. Lo chiamavano \u201ceroico\u201d\u00a0perch\u00e9 \u00a0cos\u00ec si chiamano tra di loro tutti i pirati dell&#8217; <strong>\u2019Eroica\u201d di Gaiole in Chianti,<\/strong>\u00a0 che \u00e8 la stessa cosa che dire amici ma \u00a0un po&#8217; di pi\u00f9, \u00a0perch\u00e8 gli &#8220;eroici&#8221; condividono una passione che va al di l\u00e0 di selle, pedali, mozzi, sterrate, ribollite e calici di \u00a0Chianti. La passione eroica \u00e8 uno stile di vita, un frullato di valori di sport e di amicizia che si rafforzano di gara in gara, di salita in salita, di foratura in foratura. Ci finisci dentro e \u00a0te ne rendi conto. Solo cos\u00ec capisci. Capisci che la gara che scava alle radici pi\u00f9 autentiche del ciclismo ha fatto emergere nel 1998 lo spirito vintage di Luciano <strong>&#8220;Lucky&#8221;<\/strong> Berruti che di quella sfida \u00e8 diventato un simbolo, uno dei tanti simboli. Sicuramente una foto sulla home page con quei suoi perfetti abbigliamenti d&#8217;epoca, con quel suo modo di essere e di esserci. Anche per questo lo chiamavano &#8220;eroico&#8221; ma \u00a0pi\u00f9 perch\u00e8 era eroico dentro, nell&#8217;animo, nella visione di un ciclismo che ha storia, \u00a0sentimenti e un valore assoluto che pedalata dopo pedalata \u00a0ha contribuito a conservare. \u00a0Fin da giovane quando aveva cominciato a collezionare e restaurare bici e materiale d\u2019epoca, a smontarle e rimontarle per farle rivivere. Una passione vera che aveva fatto\u00a0breccia nell\u2019 amministrazione comunale di Cosseria e in quella regionale, tanto da permettergli di aprire nel 2010 \u00a0un ricco museo dedicato alla bici. Pezzo per pezzo un secolo di ciclismo raccolto\u00a0nell\u2019ex scuola elementare, dalla cyclette su cui la principessa Sissi d\u2019Austria si teneva in forma, al biciclo, alla bicicletta dell\u2019ex commissario tecnico Stefano Ballerini, alle magliette che i grandi campioni, da Moser a Bartali, gli hanno donato. Una storia tutta da raccontare. Cominciata con quella Peugeot del 1907 che gli aveva fatto scoprire un mondo: \u00abQuella bici l&#8217;avevo trovata nel deposito di Camillo, lo zingaro del paese che raccoglieva rottami \u2013 aveva raccontato tempo fa a un giornalista al <strong>Secolo XIX<\/strong> \u2013 L&#8217;ho presa anche se era senza manubrio, l\u2019ho aggiustata e mi sono iscritto a una cronoscalata. Gli organizzatori pensavano che volessi prendere in giro gli altri concorrenti. In realt\u00e0<b>\u00a0<\/b>volevo solo dimostrare che sono gli uomini a fare la differenza, non le biciclette e, oggi, tanto meno il doping\u00bb. Cos\u00ec la pensava. Cos\u00ec continuer\u00e0 a pensarla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Accanto alla sua bici. Lo hanno trovato esanime sulla provinciale 15 che da Bormida porta al Colle del Melogno. Ed \u00a0era scritto sicuramente da qualche parte che i giorni di Luciano Berruti,\u00a0 savonese, 74 anni, simbolo del ciclismo eroico, sarebbero dovuti finire cos\u00ec. E&#8217; forse la fine che aveva sognato, ammesso e concesso che una fine si possa sognare. Per\u00f2 ci si pensa. Ed allora, se ci si pensa, sicuramente \u00a0avr\u00e0 pensato e ripensato che quando proprio sarebbe dovuta finire quello era il modo migliore. Morire in bici: pare una disgrazia. 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