{"id":22574,"date":"2017-08-24T19:46:00","date_gmt":"2017-08-24T17:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=22574"},"modified":"2017-08-24T19:46:00","modified_gmt":"2017-08-24T17:46:00","slug":"porto-a-new-york-i-miei-campioni-down","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/08\/24\/porto-a-new-york-i-miei-campioni-down\/","title":{"rendered":"&#8220;Porto a New York i miei campioni down&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/rosa2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22575\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/rosa2-300x260.jpg\" alt=\"rosa2\" width=\"300\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/rosa2-300x260.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/08\/rosa2.jpg 591w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 sempre una maratona da conquistare ma ora la sfida \u00e8 un\u2019altra. Per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che a volte ti fa nascere e rinascere. Vale per i grandi campioni, vale per tutti. Vale per il professor <strong>Gabriele Rosa<\/strong> che nel mondo dell\u2019atletica \u00e8 un punto fermo. \u00c8 il tecnico che ha scoperto gli atleti keniani, che ha insegnato loro che la corsa non era solo il cross, che li ha allenati e che li ha fatti vincere. Praticamente tutto e pi\u00f9 di tutti. Con <strong>Paul Tergat, Martin Lel<\/strong> e il compianto <strong>Samuel Wanjiru<\/strong>, solo per citarne tre, ha dominato gli ultimi tre lustri nella storia delle 42 chilometri nel pianeta, ha vinto olimpiadi, titoli mondiali, ha trionfato a New York, a Boston, a Londra e Berlino. E ora ricomincia. \u00c8 un po\u2019 che ha ripreso a riannodare un filo di 42 chilometri dove crono e medaglie non contano pi\u00f9. Conta lo sport, contano le persone che nello sport trovano una ragione di vita, qualcosa in cui credere, che con lo sport vedono una luce nel fondo del tunnel, che con lo sport rinascono. E cos\u00ec dopo aver fatto correre la maratona ai ragazzi di San Patrignano, ai diabetici, alle donne mastectomizzate e a persone con la sclerosi multipla, la nuova sfida del medico bresciano sar\u00e0 far correre la maratona di New York 2017 a due ragazzi con la sindrome di Down.<\/p>\n<p><strong>NUOVA SFIDA .<\/strong>Un progetto nato in via sperimentale lo scorso anno quando a New York, gareggi\u00f2 il 27enne <strong>Niccol\u00f2 Vallese<\/strong> e che quest\u2019anno raddoppia affiancandogli nella sfida anche<strong> Simone Mollea,<\/strong> giovane di 23 anni lui pure ospite dell\u2019Albergo Etico di Asti, un hotel-ristorante in cui, da una decina di anni, lavorano tra gli altri una cinquantina di ragazzi con sindrome di Down. E lo sport, anche qui, fa la differenza. \u00abAbbiamo deciso di raddoppiare l\u2019impegno cos\u00ec da sensibilizzare l\u2019opinione pubblica su questa categoria debole e sui benefici che la corsa pu\u00f2 apportare ai ragazzi down &#8211; spiega Rosa -. Quando ho incontrato Niccol\u00f2 e Simone ho compreso che il loro \u00e8 un mondo meraviglioso, perci\u00f2 ho deciso di seguire in prima persona il progetto, stilando le tabelle delle preparazione e scegliendo una 10 chilometri e una mezza maratona come gare di avvicinamento in vista dell\u2019appuntamento di novembre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>SOGNO DA CONQUISTARE.<\/strong> Lavoro, corsa e immagini che prendono forma. L\u2019anno scorso la maratona per Niccol\u00f2 Vallese era stata la conquista della citt\u00e0 del suo eroe, Capitan America. Sette ore di corsa per arrivare al traguardo e realizzare un sogno, per sfiorare strade, auto e grattacieli che, fino ad allora, aveva solo visto nei fumetti. Un altro piccolo passo verso una vita da conquistare pezzetto per pezzetto: \u00abIl messaggio \u00e8 che tutti possono farcela &#8211; spiega <strong>Alex Toselli,<\/strong> coordinatore dell\u2019Albergo Etico e lui pure maratoneta -. A cominciare da Niccol\u00f2 che oggi da noi fa il ma\u00eetre in sala, conosce alla perfezione una lista di 40 vini e gestiste con disinvoltura 40 tavoli ma che quando ha cominciato a lavorare si vergognava ad uscire dalla cucina. Ma vale anche per Simone che sta completando il percorso di formazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>MARATONA VIA MAESTRA .<\/strong>E la maratona \u00e8 la via maestra per imparare ad arrivare in fondo alle cose, a non arrendersi, a non mollare. La maratona sono una storia e tante storie insieme. Dai primi agli ultimi chi arriva in fondo vince sempre. Con la corsa che diventa il modo per riscattarsi, per prendersi una rivincita, per dimostrare a se stessi che non c\u2019\u00e8 difficolt\u00e0, sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa lottare, combattere e magari vincere. \u00abDopo una vita in mezzo agli atleti posso dire che adesso mi danno pi\u00f9 soddisfazione questi ragazzi rispetto ai top runner che vincono &#8211; racconta Rosa -. L\u2019obiettivo per Niccol\u00f2 e Simone sar\u00e0 quello di concludere la gara pi\u00f9 famosa del mondo in meno di 7 ore. I ragazzi possono farcela, dimostrando cos\u00ec che nulla \u00e8 impossibile. Basta crederci e basta volerlo&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 sempre una maratona da conquistare ma ora la sfida \u00e8 un\u2019altra. Per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che a volte ti fa nascere e rinascere. Vale per i grandi campioni, vale per tutti. Vale per il professor Gabriele Rosa che nel mondo dell\u2019atletica \u00e8 un punto fermo. \u00c8 il tecnico che ha scoperto gli atleti keniani, che ha insegnato loro che la corsa non era solo il cross, che li ha allenati e che li ha fatti vincere. Praticamente tutto e pi\u00f9 di tutti. Con Paul Tergat, Martin Lel e il compianto [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/08\/24\/porto-a-new-york-i-miei-campioni-down\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[8630,3383,3821],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22574"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22574"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22574\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22576,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22574\/revisions\/22576"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22574"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22574"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22574"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}