{"id":22768,"date":"2017-09-28T17:35:30","date_gmt":"2017-09-28T15:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=22768"},"modified":"2017-09-28T17:49:55","modified_gmt":"2017-09-28T15:49:55","slug":"mai-mollare-ma-chi-lha-detto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/09\/28\/mai-mollare-ma-chi-lha-detto\/","title":{"rendered":"Mai mollare? Ma chi l&#8217;ha detto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/09\/Varsavia_Marathon_2017_rm.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22811\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/09\/Varsavia_Marathon_2017_rm-300x225.jpg\" alt=\"Varsavia_Marathon_2017_rm\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/09\/Varsavia_Marathon_2017_rm-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/09\/Varsavia_Marathon_2017_rm.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Vedere le immagini e il dramma della maratoneta keniana <strong>Recho Kosgei,<\/strong> che\u00a0 domenica scorsa a 800 metri dall\u2019arrivo della maratona di Varsavia viene colpita da una fortissima crisi che la fa crollare a terra &#8220;disarticolata&#8221; fa un certo effetto. Non \u00e8 la prima e non sar\u00e0 l&#8217;ultima. E&#8217; un vecchio dibattito: in una maratona, in una granfondo, durante un ironman mollare si pu\u00f2? A volte si deve. Certo, poi uno pensa a <strong>Dorando Pietri<\/strong> che arriva al traguardo barcollando, cadendo e rialzandosi e scrive la storia del&#8217;atletica e qualche dubbio gli viene. Oppure pensa a <strong>John Stephen Akhwari<\/strong>, \u00a0il tanzaniano che chiude la maratona olimpica a Citt\u00e0 del Messico nel 68 all&#8217;ultimo posto con un ginocchio rotto e a chi gli chiede perch\u00e8 non si \u00e8 ritirato risponde senza indugio: &#8220;Perch\u00e8 il mio Paese non se lo merita, non mi ha mandato qui a 5mila chilometri per ritirarmi&#8230;&#8221;. Storie, anzi storia. Figure leggendarie che con la loro perseveranza con la loro tenacia hanno difeso il valore dello sport e scritto pagine che infatti sono rimaste. Due esempi e ce ne sono tanti altri, un elenco lunghissimo. Ma vale per tutti? Vale sempre. Vale anche quando il traguardo non \u00e8 un&#8217;olimpiade, un mondiale, una corsa tra professionisti? Vale anche per tutti quei &#8220;tapascioni&#8221; che ogni domenica mattina invadono le strade del mondo rincorrendo la propria sfida? \u00a0Che sia un mondiale, un&#8217; olimpiade, la coppa della Brianza il valore che ognuno d\u00e0 alla propria impresa credo sia lo stesso. Ma quando un atleta, magari un po&#8217; avanti negli anni, fa sport per il proprio benessere, per il proprio agonismo o semplicemente per il proprio piacere il discorso cambia. Non basta pi\u00f9 fare una mezza, una maratona, una granfondo, un triathlon o un ironman. E importante anche il come. Diverso \u00e8 fare una maratona in tre ore e mezzo che in sei;\u00a0 diverso concludere un ironman in 12 ore che in 16 o di pi\u00f9; diverso arrivare al traguardo correndo ( anche piano) che non trascinandosi, barcollando, non lucidi. E&#8217; un po&#8217; come con le torte fatte in casa: non basta metterle in tavola comunque sia, \u00e8 importante che siano buone, mangiabili, che diano gusto. Chiaro che la fatica al traguardo c&#8217;\u00e8 per tutti ed\u00a0 \u00e8 il segno che si \u00e8 dato tutto, che ha vinto la volont\u00e0, che si \u00e8 arrivati in fondo nonostante tutto. Missione compiuta insomma. Ma \u00e8 c&#8217;\u00e8 un limite oltre il quale la fatica, lo stremo diventano l&#8217;inutile ostentazione di una stoicit\u00e0 pericolosa. Il dibattito tra chi\u00a0 sostiene che non si debba mollare mai, che anche sui gomiti l&#8217;importante sia arrivare e quelli che invece fissano un limite alla dignit\u00e0 del gesto atletico e alla sofferenza oltre il quale lo sport diventa un&#8217;ostinazione patetica non finir\u00e0 mai. Ma\u00a0non \u00e8 detto che ci voglia pi\u00f9 coraggio a trascinarsi oltre il limite che a &#8220;mollare&#8221;, ad ammettere la\u00a0sconfitta che non \u00e8 un disonore. Eroi sono \u00e8 anche coloro che sanno riconoscere il proprio limite anche perch\u00e8 la <em>ubris<\/em>, il peccato di presunzione, per gli Dei \u00e8 l&#8217;offesa peggiore.. Poi si vendicano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vedere le immagini e il dramma della maratoneta keniana Recho Kosgei, che\u00a0 domenica scorsa a 800 metri dall\u2019arrivo della maratona di Varsavia viene colpita da una fortissima crisi che la fa crollare a terra &#8220;disarticolata&#8221; fa un certo effetto. Non \u00e8 la prima e non sar\u00e0 l&#8217;ultima. E&#8217; un vecchio dibattito: in una maratona, in una granfondo, durante un ironman mollare si pu\u00f2? A volte si deve. Certo, poi uno pensa a Dorando Pietri che arriva al traguardo barcollando, cadendo e rialzandosi e scrive la storia del&#8217;atletica e qualche dubbio gli viene. 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