{"id":23090,"date":"2017-11-04T19:43:55","date_gmt":"2017-11-04T18:43:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23090"},"modified":"2017-11-04T20:33:05","modified_gmt":"2017-11-04T19:33:05","slug":"sara-emma-e-francesco-tre-azzurri-a-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/11\/04\/sara-emma-e-francesco-tre-azzurri-a-new-york\/","title":{"rendered":"Sara, Emma e Francesco: tre azzurri a New York"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/dos.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-23091\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/dos-150x150.jpg\" alt=\"dos\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/qua.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-23092\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/qua-150x150.jpg\" alt=\"qua\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/20690332_10212864906929070_6652188737734934360_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-23093\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/20690332_10212864906929070_6652188737734934360_o-150x150.jpg\" alt=\"20690332_10212864906929070_6652188737734934360_o\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La maratona ti cambia la vita e quella di New York un po&#8217; di pi\u00f9. C\u2019erano una volta\u00a0<strong>Orlando Pizzolato,<\/strong>\u00a0<strong>Gianni Poli<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Giacomo Leone.<\/strong>\u00a0Certo, ci sono ancora ma\u00a0 una volta vincevano la maratona di New York. Poi l\u2019azzurro nella Grande Mela \u00e8\u00a0 passato di moda perch\u00e8 Central Park, ma un po\u2019 tutti i traguardi che contano, sono diventati terra di conquista per le gazzelle degli altopiani, imprendibili sulle grandi distanze del fondo e del mezzofondo. Vale la legge dei keniani, vale quella degli etiopi. Vale quasi sempre la leggerezza e la potenza di chi sembra aver firmato un patto segreto con gli dei della corsa.\u00a0 Poi per\u00f2 qualcosa succede. Poi per\u00f2 spunta un\u00a0<strong>Meb Keflezighi<\/strong>\u00a0o\u00a0un altro Carneade\u00a0che infrange la regola, che prova a rivoltare la logica. Anche se la maratona \u00e8 sempre pi\u00f9 una scienza esatta.\u00a0 Si valuta il motore, si imposta un allenamento, si decide una tabella di marcia e, se si rispettano i tempi, in linea di massima va come deve andare. Ma questa \u00e8 la teoria. Poi la gara\u00a0\u00e8 la gara. Poi quando si corre ci si guarda in faccia e a volte il banco salta. A volte si trovano\u00a0energie che neppure\u00a0ci si aspetta. E allora qualcosa pu\u00f2 anche cambiare. E a New York pi\u00f9 che altrove,\u00a0perch\u00e8 sar\u00e0 anche la maratona pi\u00f9 bella ma non \u00e8 tra le pi\u00f9 facili.\u00a0 New York ti cambia la vita\u00a0perch\u00e9 per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che a volte ti fa nascere o rinascere. O almeno ricominciare. Nel 1970, quando l&#8217;avventura part\u00ec, al via c&#8217;erano 127 podisti, domani quando un colpo di cannone dar\u00e0 il via dal ponte di Verrazzano a scattare saranno in 50mila. E in quel fiume umano c&#8217;\u00e8 dentro di tutto, con la corsa che diventa il modo per riscattarsi, per prendersi una rivincita, per dimostrare a se stessi che non c&#8217;\u00e8 difficolt\u00e0, sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa lottare, combattere e magari vincere. Basta crederci, volerlo. Basta provarci. C&#8217;erano una volta gli azzurri che vincevano la maratona di New York ora ci sono gli azzurri che nella grande mela corrono per la prima volta.\u00a0 E sono tre. Tre\u00a0 fianco a fianco ai top runners. <strong>Francesco\u00a0Puppi,<\/strong>\u00a025 anni laureando in fisica, quest&#8217;anno campione mondiale di corsa in montagna sulle lunghe distanze che proprio grazie a questa vittoria\u00a0partir\u00e0 in prima linea da State Iland tra i grandi di questa specialit\u00e0. <strong>Emma\u00a0Quaglia<\/strong>, medico sportivo,\u00a0 protagonista in azzurro\u00a0 con un sesto posto ai Mondiali di maratona nel 2013 che correr\u00e0 a New York per la prima volta\u00a0 dopo che 2012, quando era al via, la gara fu annullata per le conseguenze dell\u2019uragano Sandy. E poi <strong>Sara\u00a0Dossena,<\/strong>\u00a0 crossista, triatleta ed ora maratoneta per un sogno che si corona e\u00a0 che non si poteva che coronare qui.\u00a0Quest\u2019anno la 32enne lombarda del Laguna Running che ha vinto il titolo italiano sui 10mila in pista, si \u00e8 migliorata due volte tra aprile e maggio con 1h11&#8217;54&#8221; nella mezza di Genova e 1h10&#8217;39&#8221; in quella di Lugano ma cosa combiner\u00e0 domani nessuno pu\u00f2 dirlo: &#8220;In questi mesi la domanda pi\u00f9 frequente \u00e8 stata : che tempo vuoi fare? &#8211; spiega sulla sua pagina Facebook- Ora ho la risposta definitiva: non lo so!&#8221;. Ed forse il modo migliore per correre a New York. E vale per tutti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La maratona ti cambia la vita e quella di New York un po&#8217; di pi\u00f9. C\u2019erano una volta\u00a0Orlando Pizzolato,\u00a0Gianni Poli\u00a0e\u00a0Giacomo Leone.\u00a0Certo, ci sono ancora ma\u00a0 una volta vincevano la maratona di New York. Poi l\u2019azzurro nella Grande Mela \u00e8\u00a0 passato di moda perch\u00e8 Central Park, ma un po\u2019 tutti i traguardi che contano, sono diventati terra di conquista per le gazzelle degli altopiani, imprendibili sulle grandi distanze del fondo e del mezzofondo. Vale la legge dei keniani, vale quella degli etiopi. Vale quasi sempre la leggerezza e la potenza di chi sembra aver firmato un patto segreto con gli dei [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/11\/04\/sara-emma-e-francesco-tre-azzurri-a-new-york\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23090"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23090"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23090\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23095,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23090\/revisions\/23095"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}