{"id":23180,"date":"2017-11-16T17:35:05","date_gmt":"2017-11-16T16:35:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23180"},"modified":"2017-11-16T18:14:14","modified_gmt":"2017-11-16T17:14:14","slug":"viva-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/11\/16\/viva-litalia\/","title":{"rendered":"Viva l&#8217;Italia!"},"content":{"rendered":"<p>Viva l&#8217;Italia che non si dimette.\u00a0 Che non \u00e8 quella\u00a0 che si innamora e si dispera come cantava\u00a0Francesco De Gregori. Questa \u00e8 un&#8217;altra Italia o forse la solita, quella di sempre. Quella della politica che rende conto ai centri di potere e non ad una nazione infuriata.\u00a0 Quella che quando tira brutta aria si chiude nei palazzi e invece basterebbe farsi una passeggiata in strada, andarsi a bere un caff\u00e8 in un bar per capire che il tempo \u00e8 scaduto. Quella dei tavoli e delle riunioni che non cambiano mai nulla. Quella delle poltrone che non si schiodano. Quella di<strong> Carlo Tavecchio<\/strong> e compagnia che nonostante l&#8217;Apocalisse resteranno al loro posto. Va cos\u00ec. Ieri il consiglio federale questo ha deciso: si va avanti come se nulla fosse successo, come se i 75 mila di San Siro, i cori, le lacrime, il silenzio irreale dopo il fischio finale che decretava l&#8217;esclusione degli azzurri del mondiale non fossero mai esistiti.\u00a0 Se la sono cantata e se la sono suonata, con l&#8217;unica nota stonata di <strong>Damiano Tommasi,<\/strong> presidente dell&#8217;associazione calciatori che si \u00e8 alzato e se n&#8217;\u00e8 andato. Gli altri sono rimasti l\u00ec, come l&#8217;orchestrina che continua a suonare mentre il Titanic affonda. Il presidente della Figc ha incassato il sostegno di <strong>Renzo Ulivieri,<\/strong> presidente dell&#8217;associazione allenatori una volta &#8220;compagno&#8221; pronto a battersi per idee e principi oggi paladino del tempio, di <strong>Marcello Nicchi<\/strong>, presidente dell&#8217;Associazione arbitri, di<strong> Gabriele Gravina<\/strong> presente della Lega pro e del senatore\u00a0 <strong>Cosimo Sibilia,<\/strong> presidente della Lega dilettanti. Fuori c&#8217;\u00e8 il finimondo ma a Palazzo hanno serrato le fila: succeda quel che succeda di non l\u00ec caccia fuori nessuno. N\u00e8 il ministro dello sport <strong>Luca Lotti,<\/strong> n\u00e8 il presidente del Coni <strong>Giovanni Malag\u00f2<\/strong>. Impresentabili ma inamovibili perch\u00e8 cos\u00ec dice la legge, pertch\u00e8 per commissariare una Federazione ci deve essere un motivo tecnico legale,\u00a0 un&#8217; evidente irregolarit\u00e0 amministrativa o dei campionati,\u00a0 il non funzionamento della giustizia sportiva. Il fallimento colossale di un progetto tecnico non basta. Servirebbe un bell&#8217;esame di coscienza, ma come chiederlo? Cos\u00ec senza paura e senza vergogna <strong>Tavecchio &amp; compagnia\u00a0<\/strong> proveranno a tirar fuori dal cilindro un nuovo ct dal nome altisonante e rassicurante come quello\u00a0<strong>Carletto Ancelotti <\/strong>che per\u00f2 non \u00e8 detto ( anzi si spera vivamente) che a queste condizioni accetti.<strong> Si cercher\u00e0\u00a0<\/strong>un commissario tecnico che faccia dimenticare in fretta la Sventura e\u00a0\u00a0<strong>Gian Piero Ventura<\/strong> che dopo aver incassato gli 800 mila euro che gli spettavano da contratto, per un bel po&#8217; ( forse per sempre) girer\u00e0 alla larga. E tutto va come deve andare. Tutto passa. Passa la rabbia, la delusione, si dimenticano fallimenti e figuracce, si dimenticher\u00e0 la Svezia e anche il mondiale sfumato. Viva l&#8217;Italia insomma, la solita Italia del valzer e del caff\u00e8. L&#8217;Italia nuda come sempre,\u00a0con gli occhi aperti nella notte triste&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Viva l&#8217;Italia che non si dimette.\u00a0 Che non \u00e8 quella\u00a0 che si innamora e si dispera come cantava\u00a0Francesco De Gregori. Questa \u00e8 un&#8217;altra Italia o forse la solita, quella di sempre. Quella della politica che rende conto ai centri di potere e non ad una nazione infuriata.\u00a0 Quella che quando tira brutta aria si chiude nei palazzi e invece basterebbe farsi una passeggiata in strada, andarsi a bere un caff\u00e8 in un bar per capire che il tempo \u00e8 scaduto. Quella dei tavoli e delle riunioni che non cambiano mai nulla. Quella delle poltrone che non si schiodano. 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