{"id":23188,"date":"2017-11-17T19:12:37","date_gmt":"2017-11-17T18:12:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23188"},"modified":"2017-11-17T19:12:37","modified_gmt":"2017-11-17T18:12:37","slug":"fuerteventura-terra-da-runner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/11\/17\/fuerteventura-terra-da-runner\/","title":{"rendered":"Fuerteventura, terra da runner"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/fuerte.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-23189\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/fuerte-300x223.jpg\" alt=\"fuerte\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/fuerte-300x223.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/fuerte-1024x762.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2017\/11\/fuerte.jpg 1064w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Fuerteventura \u00e8 terra o meglio mare di surfisti che a cavalcioni sulle loro tavole aspettano l\u2019onda per alzarsi in piedi e cavalcarla. Siamo sulla stessa latitudine della Florida e del Messico, ma molto molto pi\u00f9 vicini\u00a0 e speciale in questo \u00e8 la Playa de Jarugo, a Puerto del Rosario, una \u201cplaya peligrosa e sin vigilancia\u201d, come indica il cartello, ma comunque molto frequentata dai temerari surfisti e non solo. Ma Fuerteventura \u00e8 anche terra di corridori, terra di runner che amano la fatica, le lunghe spiagge, le luci morbide di albe e tramonti e il vento in faccia.\u00a0 In Italia \u00e8 gi\u00e0 freddo, qui \u00e8 ancora e sempre estate. E per correre il clima \u00e8 ottimo in questo scorcio di tardo autunno: sole s\u00ec, ma non cocente e\u00a0 la brezza a rinfrescare il sudore, Pochi giorni fa si \u00e8 corsa la terza edizione della\u00a0 la<strong> Fuerteventura to Run,<\/strong>\u00a0 \u00a0gara a tappe di 60 km che la <strong>Zitoway Sport and Adventure <\/strong>organizza in terra spagnola e che al via ha visto tra gli altri la collega di Triatlete <strong>Silvana Lattanzio.<\/strong> Che ci racconta i suoi 60 chilometri di tenacia&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, \u00e8 quella che ci vuole per tenere duro e portare a termine , pi\u00f9 precisamente nell\u2019isola iberica pi\u00f9 \u201cafricana\u201d che ci sia, coi suoi soli 97 km che la separano dal continente, ma siamo alle Canarie, in compagnia delle altre belle isole quali Tenerife e Lanzarote. E\u2019 arida, vulcanica con le sue pietre nere a testimoniarlo, spolverata dalla sabbia del vicino Sahara che il vento trasporta l\u00ec, fino a formare delle spiagge d\u2019incanto, specie nella parte orientale. E\u2019 qui che si tiene (che si corre) l\u2019ultima delle quattro tappe della competizione: la <strong>Medio Maraton Dunas de Fuerteventura<\/strong>, quella che mi ha fatto pi\u00f9 soffrire, quella che mi ha fatto \u201cscalare\u201d tutte le marce che avevo fino ad andare fuori giri, tutto in prima, tutto in riserva. E mentre imprecavo tra me e me salendo e scendendo in continuazione da bianche dune sabbiose, tipo deserto del Sahara che non mi aspettavo, mi sgridavo dicendomi che quel nome, quel \u201cMedio Maraton Dunas\u201d avrebbe dovuto darmi qualche chiara indicazione sulla natura del percorso. O almeno qualche sospetto. Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo, com\u2019\u00e8 giusto che sia, dall\u2019inizio.<\/p>\n<p><strong>1^ tappa<\/strong>, <strong>Majanicho<\/strong>, <strong>9 km, 120 m di dislivello<\/strong>. In modo autonomo (ma con un \u201ccapo-carovana\u201d), con le auto e attraverso una strada panoramica, si raggiunge un piazzale in riva al mare, gli occhi si riempiono di azzurro, l\u2019arco \u00e8 pronto e noi runner pure. Ecco il via. La vista del mare acquieta lo sforzo, ma presto lo sterrato piega verso l\u2019interno, il vento cala, il sudore aumenta. Ma per fortuna i chilometri non sono poi cos\u00ec tanti, come pure il saliscendi \u00e8 moderato, e si arriva a varcare la finish line tra gli applausi degli spettatori e di chi \u00e8 gi\u00e0 arrivato (che, nel mio caso, sono tanti).<\/p>\n<p><strong>2^ tappa<\/strong>, <strong>Tindaya<\/strong>, <strong>14 km, 180 m di dislivello<\/strong>. Qui lo spostamento dal nostro villaggio \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 lungo di quello del giorno prima (circa 26 km invece che 9) e anche qui, come in tutte le tappe, per prima si d\u00e0 il via ai camminatori. Bella questa formula per i walkers, che pu\u00f2 coinvolgere molte pi\u00f9 persone di chi proprio podista non \u00e8. Qui il percorso \u00e8, al contrario del giorno precedente, con partenza all\u2019interno del territorio per poi sbucare sul mare, cos\u00ec, d\u2019improvviso. Da tuffo al cuore.<\/p>\n<p><strong>3^ tappa<\/strong>, <strong>El Roque<\/strong>, <strong>12 km, 188 m di dislivello<\/strong>. A circa 16 km di trasferimento, il ritrovo \u00e8 sulla strada che da Lajares va a El Cotillo e dopo i camminatori, ecco che danno il via anche a noi, e qui oggi non \u00e8 troppo semplice: ci sono delle colline (quasi montagnette) che vanno scollinate due volte e l\u2019interno arido si presenta alle nostre fatiche senza fare sconti.<\/p>\n<p><strong>4^ e ultima tappa<\/strong>, Medio Maraton Dunas de Fuerteventura, quella dura di cui vi parlavo (anzi, vi scrivevo). A questo punto, l\u2019organizzazione Zitoway Sport and Adventure si \u201caggancia\u201d alla manifestazione del posto, la sua mezza maratona, che come partecipanti raggiunge i 400 podisti. Della fatica vi ho gi\u00e0 detto, della bellezza ancora no. I luoghi che si attraversano sono incantevoli: sabbia bianca su pietre nere, e quella vista costante (dopo l\u201911\u00b0 km circa) sull\u2019azzurro del mare. Beh, va bene, arranco, ma ne vale la pena. Arranco fino all\u2019ultimo chilometro, quello d\u2019asfalto, dove i miei piedi finalmente trovano il terreno duro e compatto del bitume e allora le spalle si raddrizzano, la falcata si allunga, lo sguardo si alza. E l\u2019arrivo \u00e8 l\u00ec, a portata di mano, ed \u00e8 mio.<\/p>\n<p>(\u00a0foto: Barbara Brighetti)<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fuerteventura \u00e8 terra o meglio mare di surfisti che a cavalcioni sulle loro tavole aspettano l\u2019onda per alzarsi in piedi e cavalcarla. Siamo sulla stessa latitudine della Florida e del Messico, ma molto molto pi\u00f9 vicini\u00a0 e speciale in questo \u00e8 la Playa de Jarugo, a Puerto del Rosario, una \u201cplaya peligrosa e sin vigilancia\u201d, come indica il cartello, ma comunque molto frequentata dai temerari surfisti e non solo. 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