{"id":23257,"date":"2017-11-30T22:04:02","date_gmt":"2017-11-30T21:04:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23257"},"modified":"2017-11-30T22:18:50","modified_gmt":"2017-11-30T21:18:50","slug":"e-io-modestamente-tapascio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2017\/11\/30\/e-io-modestamente-tapascio\/","title":{"rendered":"E io (modestamente) tapascio&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDai papi ancora un minuto sto whatsappando\u2026\u201d. Cosa stai facendo, scusa? Per uno di una certa et\u00e0 ( a 55anni ormai si ha una certa et\u00e0) \u00a0quel \u201cwhatspappare\u201d \u00e8 una ferita al cuore. Se poi magari ha anche fatto il classico proprio non ce la fa digerire quella roba l\u00ec\u2026 Che \u00e8 anche impossibile leggere in metrica. Per\u00f2 bisogna rassegnarsi. Oggi si twitta, si resetta, si zippa, si cracca, ci si logga e si fanno un sacco di\u00a0altre cose che con i verbi di una volta non hanno nulla a che spartire. La vedo proprio \u00a0la mia maestra delle elementari che mi chiede il trapassato prossimo di \u201cfolloware\u201d o il congiuntivo passato di \u201clinkare\u201d. Per\u00f2 va cos\u00ec. Le lingue sono sempre state vive e quindi seguono i tempi, si trasformano e si adeguano. Per\u00f2 la tentazione di cedere alla nostalgia che fa sembrare pi\u00f9 bello tutto ci\u00f2 che c\u2019era una volta \u00e8 forte. Fortissima soprattutto di fronte a nuove parole come \u201capericena\u201d che nelle intenzioni dovrebbe essere un aperitivo che vale una cena e che per\u00f2 costa 15 euro in piedi. E quindi forse \u00e8 meglio\u00a0 continuare a ragionare su una vecchia parola come \u201cpizza\u201d che costa uguale per\u00f2 comodamente seduti a un\u00a0 tavolo. Anche \u201cphotoshoppare\u201d\u00a0 suona un po\u2019 male. Prendi una foto brutta e diventa bellissma, togli i difetti ai ritratti nascondendo un po\u2019 di rughe, elimini qualche chilo troppo da cosce e fianchi negli scatti al mare tutto con la magia fotoritocco. Che potrebbe tranquillamente chiamarsi cos\u00ec anche se mi rendo conto che fa un po\u2019 \u201cantichi\u201d, come mi ripete spesso il mezzano dei miei tre figli. Ma si pu\u00f2 far peggio. Qualche mese fa il responsabile di un ufficio stampa chiedendomi se avessi ricevuto una sua e-mail mi aveva chiesto se fossi o meno \u201csmartphonizzato\u201d.\u00a0 Participio passato coniugato al futuro. No, ancora no per fortuna. Per\u00f2 corro. Corro tantissimo, inseguendo nuove parole e amici che mi danno appuntamenti nelle telefonate del sabato sera. \u201cDomattina c\u2019\u00e8 qualche corsetta in giro? La troviamo una tapasciata?\u201d. Basta un clic. Undici, quindici o 20 chilometri calcolati un po\u2019 a occhio ma comunque pi\u00f9 che sufficienti per rigenerare testa e gambe dopo una settimana di lavoro. Con il te fumante ai ristori e una bottiglia di rosso come premio alla fine. Cos\u00ec tanto continuare con i\u00a0neologismi domenica da queste parti si pu\u00f2\u00a0 \u201ctapasciare\u201d alla Strapazzalago e a Barbada, in provincia di Bergamo &#8220;al pass, al trott, al fresc&#8221; ; a Somaglia in provincia di Lodi, \u00a0a Gorgonzola nella &#8220;Gipigiata&#8221;; a Mezzago in provincia di Monza e a Montesiro nella Marcia dei sette campanili. E in un mondo che \u201ctwitta\u201d e \u201cwhattsappa\u201d io, come diceva Tot\u00f2, \u201cmodestamente tapascio\u201d\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cDai papi ancora un minuto sto whatsappando\u2026\u201d. Cosa stai facendo, scusa? 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