{"id":23463,"date":"2018-01-02T23:32:41","date_gmt":"2018-01-02T22:32:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23463"},"modified":"2018-01-02T23:32:41","modified_gmt":"2018-01-02T22:32:41","slug":"la-corsa-di-bufalo-bill","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/01\/02\/la-corsa-di-bufalo-bill\/","title":{"rendered":"La corsa di Bufalo Bill"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 chi la maratona ce l\u2019ha nel cuore, chi nella testa e chi ( beato lui) nelle gambe. La corsa resta sempre la corsa,\u201cla prova lampante dell\u2019esistenza di Dio, come il verde brillante della prateria\u2026\u201d. Perch\u00e8 siamo un po\u2019 tutti\u00a0<strong>Bufalo Bill.<\/strong>\u00a0 Ma senza bisogno scomodare troppo\u00a0<strong>De Gregori<\/strong>, la corsa resta la prova lampante di quanto a certe persone piaccia soffrire. Molto spesso \u00e8 un tormento anche solo pensare di prepararla una maratona. Certo, si\u00a0fatica anche a nuotare e a pedalare ma la corsa \u00e8 sempre un conto a parte.\u00a0Salato, salatissimo, un dolce tormento che ti assapori metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. E te ne accorgi all\u2019improvviso. In una \u00a0mattina come quella di oggi, \u00a0nebbiosa e fredda come solo la Pianura padana sa regalare in un inverno dove, anche sulle piste da sci, splende un sole da 19 gradi. Qui no.\u00a0\u00a0<strong>Abbiategrasso, Morimondo, Casorate<\/strong>\u00a0sono il\u00a0<strong>triangolo delle Bermude\u00a0<\/strong>delle nebbie. Alle sette del mattino giri l\u2019angolo e ti infili in un muro dove sembra non ci sia pi\u00f9 scampo, dove i fari della tua auto provano invano ad aprirsi un varco e dove \u00e8 umido, ma talmente umido che i tergicristallo girano sulla posizione \u201ctre\u201d. Ci si smarrisce un po\u2019, si rischia di perdersi, di scomparire.\u00a0 Sembrano tutti fantasmi quelli che corrono. Li vedi tra i campi, tra gli sterrati dove si affonda nei solchi lasciati dai trattori, sugli argini delle rogge e che ti passano via sudati e silenziosi. La voce del verbo \u201ctapasciare\u201d si coniuga solo al presente. E tra la prima, la seconda, la terza persona non ci sono grandi differenze. Fatica uguale per tutti perch\u00e8 venti, venticinque, trenta chilometri di freddo, di fango e qualche su \u00e8 gi\u00f9, \u00a0qualcosa vogliono pur dire. C\u2019\u00e8 chi se la chiacchiera e chi se la racconta, c\u2019\u00e8 chi fa qualche ripetuta, chi allarga il giro perch\u00e8 \u201coggi ho in tabella il lungo della maratona\u201d, chi se la gode ai ristori e c\u2019\u00e8 chi fila via veloce perch\u00e8 il permesso scade alle dieci e mezzo e tra i doveri di un capofamiglia c\u2019\u00e8 anche quello di far fare i compiti ai bambini. Banalit\u00e0 quando si hanno un paio di scarpe da corsa ai piedi. Banalit\u00e0 a cui\u00a0 per\u00f2 bisogna\u00a0trovare il modo di dare una spiegazione convincente a casa dopo la doccia. E serve tutta la buona retorica del mondo per essere compresi. Per\u00f2 la corsa resta. La tua \u201cdose\u201d ti d\u00e0 la soddisfazione di aver fatto la cosa giusta, la migliore che potessi fare.\u00a0E\u2019 un premio al coraggio, alla costanza, alla voglia di non darla vinta alla pigrizia, al freddo e alla nebbia. Anche perch\u00e8 poi la nebbia si alza e spunta il sole. E il rimpianto non \u00e8 il migliore dei sentimenti\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 chi la maratona ce l\u2019ha nel cuore, chi nella testa e chi ( beato lui) nelle gambe. La corsa resta sempre la corsa,\u201cla prova lampante dell\u2019esistenza di Dio, come il verde brillante della prateria\u2026\u201d. 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