{"id":23572,"date":"2018-01-22T19:53:21","date_gmt":"2018-01-22T18:53:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23572"},"modified":"2018-01-22T20:11:00","modified_gmt":"2018-01-22T19:11:00","slug":"simone-moro-in-siberia-ai-confini-del-freddo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/01\/22\/simone-moro-in-siberia-ai-confini-del-freddo\/","title":{"rendered":"Simone Moro in Siberia ai confini del freddo"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/moro.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-23574\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/moro-300x218.jpg\" alt=\"moro\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/moro-300x218.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/moro.jpg 966w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ai confini del freddo. Un lungo viaggio nel gelo siberiano quello cominciato questa mattina da\u00a0\u00a0<strong>Simone Moro,\u00a0Tamara Lunger<\/strong> compagna di cordata, <strong>Matteo Zanga<\/strong> fotografo e <strong>Filippo Valoti Alebardi<\/strong> reporter italo-russo di padre bergamasco che far\u00e0 da traduttore. Un lungo viaggio che porter\u00e0 il team italiano a scalare\u00a0\u00a0il <strong>Pik Pobeda<\/strong>, una vetta alta 3.003 metri in Siberia nel\u00a0 posto pi\u00f9 freddo della Terra con temperature che arrivano a 70 gradi sotto zero. Tre voli:\u00a0 da Orio al Serio a Mosca,\u00a0 a Jakutsk e a Ust Nera. &#8220;E poi 300 chilometri nei ghiacci con un furgone Uaz, di quelli che non si possono spegnere mai- ha raccontato l&#8217;alpinista bergamasco a<strong> Deejay training center<\/strong>&#8211; perch\u00e8\u00a0 a quelle latitudini le auto non le spengono altrimenti non ripartono pi\u00f9&#8230;&#8221;.\u00a0 Dal furgone alla motoslitta per un giorno intero e poi un altro giorno ancora viaggiando su una slitta trainata dalle renne di una trib\u00f9 nomade che vive l\u00ec per avvicinarsi alla montagna che la squadra italiana raggiunger\u00e0 dopo altri otto chilometri percorsi con gli sci di alpinismo ai piedi. Qui comincer\u00e0 la parte pi\u00f9 difficile. La scalata ai confini di un mondo ghiacciato che nessuno ha mai osato sfidare: &#8220;E il problema ovviamente sar\u00e0 il freddo- spiega<strong> Moro-<\/strong> Nei giorni scorsi in paese c&#8217;erano 68 gradi sotto zero, non oso immaginare che temperature troveremo in vetta soprattutto se ci sar\u00e0 vento. I problemi sono tanti a cominciare dalle attrezzature tecniche. Basti pensare, tanto per fare un esempio, che la batteria di una telecamera che normalmente dura un&#8217;ora con quelle temperature si esaurisce dopo 40 secondi&#8230;&#8221;. Ma il problema pi\u00f9 serio sar\u00e0 quello delle lunghe notti, considerando che la spedizione trover\u00e0 solo 5 ore di luce\u00a0 e ben 19 di buio: &#8220;Non potremo neppure prendere in considerazione l&#8217;ipotesi di dormire in tenda che ci pu\u00f2 proteggere solo fino a 40 gradi sottozero- spiega Moro- Dovremo di volta in volta scavare dei buchi nella neve per poi montare la tenda all&#8217;interno. Sperando ovviamente di trovare la neve perch\u00e8 con quel freddo non \u00e8 detto&#8230;&#8221;. La sfida sarebbe un primato assoluto perch\u00e8\u00a0 a scalare d&#8217;inverno in <strong>Pik Pobeda<\/strong> fino ad oggi non c&#8217;\u00e8 mai riuscito nessuno e i due alpinisti austriaci che ci avevano provato qualche anno fa hanno alzato bandiera bianca e sono tornati indietro. &#8220;Difficolt\u00e0 nella difficolt\u00e0 sar\u00e0 anche quella del cibo- spiega Moro\u00a0 &#8211;\u00a0 Ci porteremo carne di renna, pesce affumicato e latte ghiacciato che ci daranno i nomadi\u00a0 e tutta una serie di nuovi integratori con combinazioni di flavanoli di cacao e omega 3 capaci di aumentare il flusso sanguigno a livello periferico. Faremo da tester per l\u2019<strong>Equipe Enervit<\/strong> perch\u00e9 qua la performance sar\u00e0 molto pi\u00f9 veloce rispetto ai tre mesi o alla settimana di scalata. Qui dovremo essere veloci: avremo 5-6 ore di luce e non dovremo rimanere fuori di notte&#8221;. Tre voli, un furgone, una motoslitta, le renne e poi si comincia. &#8220;Cosa mi aspetto? Sono curioso di vedere il cielo lass\u00f9&#8230;&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ai confini del freddo. Un lungo viaggio nel gelo siberiano quello cominciato questa mattina da\u00a0\u00a0Simone Moro,\u00a0Tamara Lunger compagna di cordata, Matteo Zanga fotografo e Filippo Valoti Alebardi reporter italo-russo di padre bergamasco che far\u00e0 da traduttore. Un lungo viaggio che porter\u00e0 il team italiano a scalare\u00a0\u00a0il Pik Pobeda, una vetta alta 3.003 metri in Siberia nel\u00a0 posto pi\u00f9 freddo della Terra con temperature che arrivano a 70 gradi sotto zero. 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