{"id":23585,"date":"2018-01-24T11:14:54","date_gmt":"2018-01-24T10:14:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23585"},"modified":"2018-01-24T11:14:54","modified_gmt":"2018-01-24T10:14:54","slug":"moro-scalata-ai-confini-del-freddo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/01\/24\/moro-scalata-ai-confini-del-freddo\/","title":{"rendered":"Moro, scalata ai confini del freddo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/mo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-23586\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/mo-276x300.jpg\" alt=\"mo\" width=\"276\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/mo-276x300.jpg 276w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/01\/mo.jpg 409w\" sizes=\"(max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><\/a>Chi non ha giocato a Risiko la Jacuzia probabilmente non l&#8217;ha mai neanche sentita nominare. Cos\u00ec come non avr\u00e0 mai sentito parlare del Pik Pobeda, o Gora Pobeda, una montagna di 3mila metri in Siberia, in pieno circolo polare artico sulla catena dei Monti Cerskij.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ALPINISTA DEL FREDDO .<\/strong>Una vetta da tremila metri per un alpinista come Simone Moro che \u00e8 gi\u00e0 salito su otto dei quattordici \u00abottomila\u00bb in giro per il mondo e che detiene il record del maggior numero di ascensioni invernali sugli ottomila con le scalate del Shisha Pangma nel 2005, del Makalu nel 2009, del Gasherbrum II nel 2011 e e del Nanga Parbat nel 2016 , potrebbe sembrare un passeggiata. Potrebbe.<\/p>\n<p><strong>IL POSTO PI\u00f9 FREDDO DELLA TERRA.<\/strong> Se non fosse che il Pik Pobeda \u00e8 il posto pi\u00f9 freddo della Terra dove, quando la stagione \u00e8 buona, le temperature sono stabili sotto i 40 gradi e dove in questo periodo si arriva a meno settanta. Un freddo che gela l&#8217;anima. E cos\u00ec la nuova sfida diventa un viaggio ai confini del freddo. Un lungo viaggio nel gelo siberiano che oltre all&#8217;alpinista bergamasco vede in squadra, Tamara Lunger alpinista altoatesina gi\u00e0 al fianco di Moro in altre spedizioni, il fotografo Matteo Zanga fotografo e Filippo Valoti Alebardi reporter italo-russo di padre bergamasco che far\u00e0 da traduttore.<\/p>\n<p><strong>IL VIAGGIO.<\/strong> Una spedizione che porter\u00e0 il team italiano dove nessuno \u00e8 mai arrivato nella stagione invernale. Tre voli: da Orio al Serio a Mosca, a Jakutsk e a Ust Nera. \u00abE poi 300 chilometri non sulle strade ma su fiumi ghiacciati con un furgone Uaz, di quelli che non si possono spegnere mai- ha raccontato l&#8217;alpinista bergamasco ai microfoni di Deejay training center &#8211; perch\u00e9 a quelle latitudini le auto non le spengono altrimenti non ripartono pi\u00f9&#8230;\u00bb. Trecento chilometri fino a Sasyr, ultimo paese prima del nulla. Da qui un altro giorno di motoslitta fino al villaggio di una trib\u00f9 nomade che vive in quelle zone da secoli e che \u00e8 stata capace di adattarsi, non si sa come, al gelo e poi con le renne e con gli sci gli ultimi otto chilometri fino ai piedi della montagna.<\/p>\n<p><strong>LA SCALATA.<\/strong> Qui comincer\u00e0 la parte pi\u00f9 difficile. La scalata ai confini di un mondo ghiacciato che nessuno ha mai osato sfidare: \u00abE il problema ovviamente sar\u00e0 il freddo &#8211; spiega Moro &#8211; Nei giorni scorsi in paese c&#8217;erano 68 gradi sotto zero, non oso immaginare che temperature troveremo in vetta soprattutto se ci sar\u00e0 vento. I problemi sono tanti a cominciare dalle attrezzature tecniche. Basti pensare, tanto per fare un esempio, che la batteria di una telecamera che normalmente dura un&#8217;ora con quelle temperature si esaurisce dopo 40 secondi\u00bb. Ma il problema pi\u00f9 serio sar\u00e0 quello delle lunghe notti, considerando che la spedizione trover\u00e0 durante le giornate solo 5 ore di luce e ben 19 di buio: \u00abNon potremo neppure prendere in considerazione l&#8217;ipotesi di dormire in tenda che ci pu\u00f2 proteggere solo fino a 40 gradi sottozero- spiega Moro &#8211; Dovremo di volta in volta scavare dei buchi nella neve per poi montare la tenda all&#8217;interno. Sperando ovviamente di trovare la neve perch\u00e9 con quel freddo non \u00e8 detto che ci sia&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>IL RECORD.<\/strong> La sfida sarebbe un primato assoluto perch\u00e9 a scalare d&#8217;inverno in Pik Pobeda fino ad oggi non c&#8217;\u00e8 mai riuscito nessuno e i due alpinisti austriaci che ci avevano provato qualche anno fa hanno alzato bandiera bianca ancor prima di cominciare la salita e sono tornati indietro.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ALIMENTAZIONE.<\/strong> \u00abDifficolt\u00e0 nella difficolt\u00e0 sar\u00e0 anche quella del cibo &#8211; spiega Moro Ci porteremo carne di renna, pesce affumicato e latte ghiacciato che ci daranno i nomadi prima di lasciare il loro villaggio e tutta una serie di nuovi integratori con combinazioni di flavanoli di cacao e omega 3 capaci di aumentare il flusso sanguigno a livello periferico. Che in queste condizioni climatiche dove il rischio congelamento \u00e8 elevato \u00e8 una delle cose pi\u00f9 importanti. Faremo da tester per l&#8217;Equipe Enervit perch\u00e9 qua la performance sar\u00e0 molto pi\u00f9 veloce rispetto ai tre mesi o alla settimana di scalata. Qui dovremo essere veloci, avremo 5-6 ore di luce e non dovremo rimanere fuori di notte\u00bb. Tre voli, un furgone, una motoslitta, le renne e poi si comincia. \u00abCosa mi aspetto? Sono curioso di vedere il cielo che c&#8217;\u00e8 da quelle parti&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Chi non ha giocato a Risiko la Jacuzia probabilmente non l&#8217;ha mai neanche sentita nominare. Cos\u00ec come non avr\u00e0 mai sentito parlare del Pik Pobeda, o Gora Pobeda, una montagna di 3mila metri in Siberia, in pieno circolo polare artico sulla catena dei Monti Cerskij. 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