{"id":23779,"date":"2018-02-24T18:44:41","date_gmt":"2018-02-24T17:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23779"},"modified":"2018-02-24T18:50:03","modified_gmt":"2018-02-24T17:50:03","slug":"vincere-o-partecipare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/02\/24\/vincere-o-partecipare\/","title":{"rendered":"Vincere o partecipare?"},"content":{"rendered":"<p>Ieri sera in a Marsiglia la nazionale italiana di rugby \u00e8 stata battuta 34 a 17 dalla Francia.\u00a0 I galletti erano malmessi e quindi tutti speravano in un mezzo miracolo azzurro che per\u00f2 non \u00e8 arrivato ed \u00e8 finita male. Come con l&#8217;Irlanda, come con l&#8217;Inghilterra come sempre viene un po&#8217; da dire. Quindici sconfitte di fila nel Sei Nazioni e una collezione di cucchiai di legno destinata ad allungarsi sono il segnale che forse \u00e8 arrivato il momento di fermarsi a riflettere. E vale anche per il rugby, sport antico, eroico, leale e dei buoni sentimenti dove le polemiche e le moviole lasciano spazio a una pinta di birra alzata con gli avversari in quel terzo tempo tanto unico ed invano imitato. Quindici sconfitte senza battere ciglio, onorevoli per carit\u00e0, ma a cui sembra quasi si siano un po\u2019 tutti rassegnati, tifosi compresi. Tant\u2019\u00e8 che vincere sembra sia diventato un trascurabile dettaglio, retaggio lasciato con nobile distacco ad altri sport meno nobili cos\u00ec \u00abmiseramente\u00bb attaccati alle cose terrene. Ma vincere\u00a0 \u00e8 l\u2019essenza dello sport, quello vero, quello degli atleti, dei campioni che quando sono in gara non cercano alibi e non fanno sconti a nessuno, figurarsi a se stessi. Che poi magari perdono anche perch\u00e8 qualcuno che perde c\u2019\u00e8 sempre e perch\u00e8 perdere \u00e8 un\u2019opzione, ma solo l\u2019ultima pi\u00f9 sciagurata delle opzioni, difficile da comprendere e difficile da accettare per chi fa questo \u00abmestiere\u00bb. Scendere in campo per partecipare fa parte della retorica di uno sport che a certi livelli non esiste, \u00e8 un\u2019utopia che fa a pugni con una realt\u00e0 quotidiana fatta di dedizione, tenacia, con l\u2019ossessione degli allenamenti, del traguardo da raggiungere, con la disciplina, la rabbia e i sacrifici che uno si impone per arrivare a conquistare il suo sogno. Chiedete a <strong>Vincenzo Nibali<\/strong> quando \u00e8 scattato sul Civiglio qualche mese fa andando a vincere il suo secondo Giro di Lombardia se si sarebbe accontentato anche di un \u00abonorevole\u00bb secondo posto. O chiedete a <strong>Sofia Goggia<\/strong> se pochi giorni fa nella sua trionfale discesa di Pyeongchang ha mai pensato in quel minuto e mezzo tutto d\u2019oro che arrivare prima, seconda, terza o nei primi dieci sarebbe comunque stato un successo. Vada come vada ma nello sport si gioca per vincere. Nella finale di champions, nella maratona olimpica come nel campetto di periferia o nell\u2019ultima delle corsette parrocchiali. Vittoria e sconfitta sono le due facce della vita che, nonostante tutta la retorica dei buoni sentimenti funziona cos\u00ec. E\u2019 bello vincere ed \u00e8 utile (utilissimo) anche perdere quando si \u00e8 lottato, combattuto, quando si \u00e8 dato tutto fino all&#8217;ultima goccia di energia. <em>Tertium non datur,<\/em> nello sport va cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ieri sera in a Marsiglia la nazionale italiana di rugby \u00e8 stata battuta 34 a 17 dalla Francia.\u00a0 I galletti erano malmessi e quindi tutti speravano in un mezzo miracolo azzurro che per\u00f2 non \u00e8 arrivato ed \u00e8 finita male. Come con l&#8217;Irlanda, come con l&#8217;Inghilterra come sempre viene un po&#8217; da dire. Quindici sconfitte di fila nel Sei Nazioni e una collezione di cucchiai di legno destinata ad allungarsi sono il segnale che forse \u00e8 arrivato il momento di fermarsi a riflettere. 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