{"id":23980,"date":"2018-04-02T16:30:33","date_gmt":"2018-04-02T14:30:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23980"},"modified":"2018-04-02T19:03:43","modified_gmt":"2018-04-02T17:03:43","slug":"confortola-sul-kance-un-altro-8mila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/02\/confortola-sul-kance-un-altro-8mila\/","title":{"rendered":"Confortola sul &#8220;kance&#8221;, un altro 8mila"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/conf.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-23982\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/conf-246x300.jpg\" alt=\"conf\" width=\"246\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/conf-246x300.jpg 246w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/conf.jpg 605w\" sizes=\"(max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/><\/a><strong>ATTACCO AL KANCHENJIUNGA.<\/strong>\u00a0Stavolta si parte a Pasquetta. Come sempre inseguendo un sogno che ti lascia senza fiato. Sugli ottomila va cos\u00ec se non hai l&#8217;ossigeno. E <strong>Marco Confortola<\/strong>, 47anni alpinista valtellinese, tutte le dieci volte che \u00e8 salito fin lass\u00f9 l&#8217;ossigeno non se l&#8217;\u00e8 mai portato. Stavolta tocca al <strong>Kanchenjunga<\/strong> 8.586 metri, la terza montagna pi\u00f9 alta della terra, al confine tra Nepal e India. Tocca al \u00abKance\u00bb, come lo chiamano gli alpinisti quando parlano del \u00abforziere della neve\u00bb, una sfida gi\u00e0 tentata quattro anni fa quando a poco pi\u00f9 di un centinaio di metri dalla cima aveva dovuto rinunciare perch\u00e9 il piede sinistro si era congelato: \u00abO tornavo indietro o non tornavo pi\u00f9- ricorda- Ho dovuto scegliere. E a ottomila metri non \u00e8 facile decidere, capire dov&#8217;\u00e8 il limite. Lass\u00f9 funziona tutto diversamente, le tue gambe, le tue braccia, il tuo cervello&#8230;Senza ossigeno va tutto al rallentatore. Anche i pensieri&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>LA SPEDIZIONE.<\/strong> Quindi si riparte, in un moto perpetuo che segna i ritmi di una vita \u00abviva\u00bb che senza le vette non ha alcun senso. Ma stavolta sar\u00e0 tutto diverso. Confortola far\u00e0 parte di una spedizione internazionale che trover\u00e0 sul suo cammino anche una spedizione olandese. Ritrover\u00e0 <strong>Wilco Van Rooijen e Cas Van De Gevel<\/strong> con i quali aveva raggiunto la vetta del K2 nel primo Agosto del 2008, dieci anni fa in una scalata tragica in cui morirono 11 alpinisti. Loro tornarono a casa ma in montagna insieme non ci sono pi\u00f9 andati: \u00abRitrovarsi \u00e8 destino? Non credo al destino n\u00e8 alla superstizione- taglia corto- Quando scali un ottomila non te lo puoi permettere, devi credere in ci\u00f2 che fai, non lasciare nulla al caso, prepararti alla perfezione, curare ogni dettaglio, far conto su te stesso. Io e Wilco dopo quella spedizione non abbiamo pi\u00f9 fatto ottomila insieme, ma ci siamo gi\u00e0 incontrati perch\u00e9 lui \u00e8 venuto a scalare in Valfurva con me&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>GLI INCUBI DEL K2.<\/strong> Per\u00f2 il k2, e quella missione maledetta di dieci anni fa, i segni li ha lasciati. Confortola ha perso tutte le dita dei piedi e ora, dal 43 che aveva, calza scarpe numero 35: \u00abDa allora sono cambiate molte cose- racconta- Ci ho messo un anno ad imparare di nuovo a camminare e comunque ora ai piedi ho sempre freddo perch\u00e9 la circolazione sanguigna \u00e8 diversa, insufficiente. In montagna il problema \u00e8 enorme perch\u00e9 rischio pi\u00f9 facilmente il congelamento. C&#8217;\u00e8 poi un problema tecnico. Mi hanno costruito scarpe apposite che mi tengono un po&#8217; pi\u00f9 caldo e che mi permettono di gestire meglio l&#8217;appoggio&#8230;\u00bb. Per\u00f2 ci sono le ferite nell&#8217;anima, tagli curati ma impossibili da rimarginare: \u00abIo nella vita di tutti i giorni lavoro per l&#8217;elisoccorso di Sondrio- racconta Confortola &#8211; Sono spesso in contatto con la morte purtroppo. Ma quello che \u00e8 successo sul K2 dieci anni fa non si pu\u00f2 dimenticare. Non lo posso dimenticare. E ogni volta che penso al K2 piango&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>NON MOLLARE MAI.<\/strong> Ottomila per dieci. Una vita alla ricerca di una cima che non basta mai, che pu\u00f2 sembrare un azzardo, una forma di egoismo, una fissazione: \u00ab\u00c8 la mia vita ed \u00e8 solo passione &#8211; spiega- vado spesso nelle scuole a raccontare la mia esperienza ai bambini. Ripeto loro di inseguirle le passioni, di fare sport e di imparare a non arrendersi quando si insegue un sogno. Non mollare mai&#8230; Solo cos\u00ec si ottengono le cose, solo cos\u00ec quando sei su un ottomila trovi la forza di andare su e, se si mette male, di tornare a casa&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>GLI OTTOMILA &#8220;ALTI&#8221; E QUELLI &#8220;BASSI&#8221;.<\/strong> Il Kance \u00e8 una montagna infinita. E un ottomila \u00abalto\u00bb perch\u00e9 cos\u00ec si dividono gli ottomila, partendo dagli 8201 metri del Cho Oyu in Nepal: sopra sono \u00abalti\u00bb, sotto sono \u00abbassi\u00bb. Ed \u00e8 un mondo che cambia perch\u00e9 a quelle altezze cento metri in pi\u00f9 o in meno sono un&#8217;infinit\u00e0, sono chilometri, ore, giornate. Sono tutto o niente. Possono essere vita o morte. l Kance \u00e8 alto e complicato e salire senza ossigeno sar\u00e0 avventura molto impegnativa. L&#8217;ultimo campo base \u00e8 a 7.300 metri e il giorno del tentativo di vetta si dovranno percorrere quasi 1.500 metri di dislivello rendendo questa salita una delle pi\u00f9 difficili dei 14 ottomila nel mondo. Il 2 aprile si parte.<\/p>\n<p><strong>IL SENSO DELLA VITA.<\/strong> Ma stavolta sar\u00e0 diverso. O forse no: \u00abNon so quante volte mi hanno chiesto che cosa sia un 8.000, cosa rappresenti, cosa significhi per me- racconta Confortola -. \u00c8 difficile da spiegare. Bisogna essere l\u00ec, ai piedi della montagna, sferzati dal vento e dal gelo. Bisogna essere l\u00ec quando ti senti solo anche se attorno a te c&#8217;\u00e8 tutto un mondo che si muove. Bisogna essere l\u00ec per poterlo capire. \u00c8 in quel momento che realizzi. \u00c8 allora che rompi gli indugi e senti che la tua vita si riempie di senso, che sei di nuovo vivo. \u00c8 un momento di pura spiritualit\u00e0, o di sola fisicit\u00e0, non lo so. So che sei l\u00ec. E di fronte a te c&#8217;\u00e8 soltanto la montagna, nient&#8217;altro. Solo tue e lei. Guardi la cima e pensi: sto arrivando&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>ATTACCO AL KANCHENJIUNGA.\u00a0Stavolta si parte a Pasquetta. Come sempre inseguendo un sogno che ti lascia senza fiato. Sugli ottomila va cos\u00ec se non hai l&#8217;ossigeno. E Marco Confortola, 47anni alpinista valtellinese, tutte le dieci volte che \u00e8 salito fin lass\u00f9 l&#8217;ossigeno non se l&#8217;\u00e8 mai portato. Stavolta tocca al Kanchenjunga 8.586 metri, la terza montagna pi\u00f9 alta della terra, al confine tra Nepal e India. 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