{"id":23990,"date":"2018-03-31T21:26:30","date_gmt":"2018-03-31T19:26:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=23990"},"modified":"2018-03-31T21:26:30","modified_gmt":"2018-03-31T19:26:30","slug":"pasqua-ce-il-fiandre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/03\/31\/pasqua-ce-il-fiandre\/","title":{"rendered":"Pasqua, c&#8217;\u00e8 il Fiandre&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/fia1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-23991\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/fia1-300x186.jpg\" alt=\"fia\" width=\"300\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/fia1-300x186.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/03\/fia1.jpg 717w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Domani \u00e8 Pasqua e si corre il Giro delle Fiandre. Il\u00a0<strong>Giro delle \u201cFiandre\u201d<\/strong>\u00a0sono i muri, sono la storia del ciclismo, sono un Paese che pedala, che sta sui bordi delle strade ad applaudire, sono birra e panini bevuti e mangiati aspettando la corsa, sono il pav\u00e8 che \u00a0non \u00e8 un fastidio da asfaltare ma sono cubetti di gloria. Il Fiandre sono paesini che vivono addormentati per un anno tra le campagne, tra case e cascine che sembrano un dipinto fiammingo, sono i cieli bassi e il sole che non tramonta quasi mai, sono gli sterrati infiniti nei boschi e la brezza del mare del Nord. E il ciclismo tiene insieme tutte queste cose. Il Giro delle Fiandre domani sar\u00e0 quello di\u00a0<strong>Vincenzo Nibali<\/strong>e compagni. E\u2019 stato quello di\u00a0<strong>Magni, Merckx,\u00a0\u00a0Cancellara,\u00a0 Sagan\u00a0<\/strong>ma \u00e8 un\u2019altra cosa. C\u2019\u00e8 un Giro delle Fiandre ce si pu\u00f2 fare in vacanza pedalando con calma anche con la famiglia al seguito. Una sessantina di\u00a0chilometri al giorno pi\u00f9 o meno sulle stesse strade, sugli stessi muri tra gli stessi paesi.\u00a0 Un bel viaggio che ruota tutto intorno a Bruges,\u00a0 che i fiamminghi chiamano\u00a0<em>Brugge<\/em>\u00a0e che, con tutti quei canali, pensano sia un po\u2019 la Venezia del Nord. Un gioiellino medievale che in bicicletta si gira in ogni angolo dalla Torre dell\u2019orologio, alla cattedrale, ai canali, al museo del cioccolato o a quello delle patatine fritte che\u00a0qui sono un po\u2019 come il il Parmigiano reggiano o il prosciutto San Daniele per noi. Friggono tantissimo i belgi. Friggono e\u00a0hanno anche delle ottime birre per cui pedalare dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio diventa un ottimo alibi per non farsi poi \u00a0mancare nulla a tavola.\u00a0 Da\u00a0Bruges a Loppem e poi Damme un paesino lastricato di pav\u00e8 che si raggiunge dopo un bel tratto verde costeggiando un canale con i ponti che si sollevano per fare passare i barconi e gli yacht che vanno verso il mare del Nord. E\u2019 un continuo come i paesaggi che ti scorrono a fianco: dai polder strappati al mare, ai boschi, alle immense pianure coltivate a grano e granoturco, alle distese di erba medica dove pascolano mucche, cavalli e anche qualche cerbiatto. Ci sono pi\u00f9 animali che persone. E uno si chiede di cosa vivano da queste \u00a0parti, dove le casette e i giardini ti lasciano a bocca aperta , dove nulla sembra fuori posto, dove ci sono piste ciclabili ovunque e dove le auto si fermano per lasciarti passare.\u00a0 Ma non si incontra quasi mai nessuno.\u00a0Un mio amico che vive a\u00a0 Bruxelles racconta che i belgi non amano lasciare i loro paesini, non\u00a0si trasferiscono e prefericono viaggiare per andare al lavoro nelle citt\u00e0. Fanno i pendolari insomma. Raggiungono le stazioni con le biciclette, le lasciano nei parcheggi custoditi e poi in treno vanno in ufficio. Viceversa la sera che, per la cronaca, arriva tardissimo visto che fino \u00e8 chiaro fin quasi alle 23. Non solo paesini incantati per\u00f2. Nel giro dopo un paio di giorni si arriva a Torhout, la pi\u00f9 antica citt\u00e0 delle Fiandre, che merita una visita cos\u00ec come i castelli di Aertrijke e di Wijnendale che \u00e8 ancora abitato da una baronessa con il marito, un ex ufficiale di marina ora in pensione. Sulla strada del ritorno una tappa la merita l\u2019Osservatorio naturalistico del parco di Beisbroeck\u00a0 e\u00a0 le spiagge infinite del mare del Nord a Blankeenberge. Basta un\u2019occhiata al colore scuro dell\u2019acqua e ai bagnanti con la muta da sub per capire perch\u00e8 i belgi, quando poi vengono in Italia, fanno il bagno anche a marzo.\u00a0 Il Giro delle Fiandre \u00e8 quasi tutto qui.\u00a0 Molto rimane nella testa, tantissimo nel cuore perch\u00e8 anche se il fiammingo \u00e8 una lingua che non si capisce e i fiamminghi sono per precisione e puntualit\u00e0\u00a0 \u201csemitedeschi\u201d, hanno uno spiccato senso dell\u2019ospitalit\u00e0. Domani si corre il Giro delle Fiandre. Quello dei professionisti. Che ti tiene attaccato alla tv per tutto il pomeriggio in una magia che non fisnisce mai ma che pu\u00f2 essere anche un\u2019altra cosa. Che val la pena di pedalare\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Domani \u00e8 Pasqua e si corre il Giro delle Fiandre. Il\u00a0Giro delle \u201cFiandre\u201d\u00a0sono i muri, sono la storia del ciclismo, sono un Paese che pedala, che sta sui bordi delle strade ad applaudire, sono birra e panini bevuti e mangiati aspettando la corsa, sono il pav\u00e8 che \u00a0non \u00e8 un fastidio da asfaltare ma sono cubetti di gloria. 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