{"id":24027,"date":"2018-04-08T17:58:03","date_gmt":"2018-04-08T15:58:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24027"},"modified":"2018-04-08T20:05:53","modified_gmt":"2018-04-08T18:05:53","slug":"roubaix-sagan-re-delle-pietre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/08\/roubaix-sagan-re-delle-pietre\/","title":{"rendered":"Roubaix, Sagan re delle pietre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sag2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-24028\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sag2-300x244.jpg\" alt=\"sag2\" width=\"300\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sag2-300x244.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sag2-1024x834.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sag2.jpg 1040w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Cinquantacinque chilometri di fuga sono un&#8217;impresa. Ma sulle pietre della Roubaix 55 chilometri di fuga quasi solitaria valgono doppio, triplo. Valgono all&#8217;infinito. Soprattutto se dietro a braccarti c&#8217;\u00e8 gente che la Roubaix l&#8217;ha vinta l&#8217;anno scorso o qualche anno fa e che magari ha appena vinto anche il Fiandre. Mica &#8220;pippe&#8221;. Ma <strong>Peter Sagan<\/strong> la maglia di campione del mondo sulle spalle ormai ce l&#8217;ha da tre anni e non \u00e8 per caso. Vince la Parigi-Roubaix e firma la storia di una sfida dove l&#8217;ultimo a trionfare in maglia iridata\u00a0 era stato il francese <strong>Bernard Hinault<\/strong> nel 1981. In volata batte <strong>Silvan Dillier,<\/strong> 27enne campione svizzero, che pedala con lui senza far di conto, che forse Sagan poteva anche staccare prima. Ma non \u00e8 accaduto. Perch\u00e8 \u00e8 chiaro che gli conveniva tenerselo l\u00ec a dargli i cambi ma , nell&#8217;illusione di un ciclismo romantico dove i sentimenti contano, piace pensare che forse non lo ha staccato perch\u00e8 voleva finisse sul podio, visto che era in fuga dal mattino. A completare il podio l\u2019olandese <strong>Niki Terpstra,<\/strong> vincitore settimana scorsa del Giro delle Fiandre. Con l&#8217;immagine di gioia di Sagan che si ferma in mezzo alla pista e solleva la bici al cielo e con quella drammatica del belga <strong>Michael Goolaerts<\/strong> che cade a terra per un infarto, viene rianimato in strada poi portato in volo all&#8217;ospedale di Lille, la Roubaix numero 116 va in archivio.\u00a0Sole,\u00a0pioggia o vento da Compiegne al Velodrome \u00e8 dura come sempre. Come solo questa corsa sa essere. \u00a0Una storia lunga 257 chilometri e mezzo che rinnova un rito, come un racconto che non si interrompe mai. Che ricomincia sempre con la solita magia, con lo stesso fascino, con le stesse pietre, con gli stessi tifosi che una volta erano ragazzini e ora ci portano i figli, con i settori numerati come se si pedalasse nelle sale di un museo, con le stesse case basse, con gli stessi colori e con lo stesso cielo basso. Un mondo davanti alla tv,\u00a0 le solite facce stravolte e sporche di fango,\u00a0 le stesse smorfie. Per\u00f2 forse questa \u00e8 l\u2019unica corsa in cui le facce contano meno. Chiunque arrivi, chiunque vinca, chiunque abbia la fortuna e l\u2019 onore di alzare le braccia sul traguardo di quel velodromo si stampa nella gloria. Anche un tre volte campione del mondo diventa un uomo di\u00a0<strong>Roubaix<\/strong>. Uno dei tanti ma unico. Speciale. Perch\u00e8 quello degli eroi di Roubaix \u00e8 il circolo pi\u00f9 esclusivo del mondo. Un\u2019enclave che va oltre il tempo. Basta una volta. Due sono tante, oltre diventa mito. E noi ci siamo l\u00e0 in mezzo. Inutile far nomi chi ama questo sport sa, conosce, ricorda. \u00a0Tutto ci\u00f2 che della Roubaix si deve raccontare \u00e8 stato gi\u00e0 scritto. Per\u00f2 poi arriva Peter Sagan: ed \u00e8 la storia che vuoi continuare a scrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cinquantacinque chilometri di fuga sono un&#8217;impresa. Ma sulle pietre della Roubaix 55 chilometri di fuga quasi solitaria valgono doppio, triplo. Valgono all&#8217;infinito. Soprattutto se dietro a braccarti c&#8217;\u00e8 gente che la Roubaix l&#8217;ha vinta l&#8217;anno scorso o qualche anno fa e che magari ha appena vinto anche il Fiandre. Mica &#8220;pippe&#8221;. Ma Peter Sagan la maglia di campione del mondo sulle spalle ormai ce l&#8217;ha da tre anni e non \u00e8 per caso. Vince la Parigi-Roubaix e firma la storia di una sfida dove l&#8217;ultimo a trionfare in maglia iridata\u00a0 era stato il francese Bernard Hinault nel 1981. 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