{"id":24065,"date":"2018-04-16T17:48:15","date_gmt":"2018-04-16T15:48:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24065"},"modified":"2018-04-16T17:56:27","modified_gmt":"2018-04-16T15:56:27","slug":"a-volano-lessenza-del-triathlon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/16\/a-volano-lessenza-del-triathlon\/","title":{"rendered":"A Volano l&#8217;essenza del triathlon"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/pie.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24067\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/pie-300x199.jpg\" alt=\"pie\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/pie-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/pie-1024x679.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/pie.jpg 1381w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ci arrivi che \u00e8 notte al <strong>Lido di Volano<\/strong> e ti viene normale chiederti: &#8220;Ma dove siamo finiti?&#8221;. Chilometri e chilometri su strade e argini senza incontrare anima viva, file di case con porte e finestre sbarrate come \u00e8 normale che siano le case di mare fuori stagione,\u00a0 vie deserte, insegne spente. C&#8217;\u00e8 l&#8217;odore del salmastro a ricordare che\u00a0la spiaggia\u00a0e qui, da qualche parte,\u00a0 ma che questo \u00e8 anche il\u00a0pi\u00f9 settentrionale dei sette Lidi di Comacchio, quello pi\u00f9 vicino al delta del Po,\u00a0 un paradiso naturalistico che il buio nasconde\u00a0 e che il silenzio di un&#8217;oasi intatta rende anche un po&#8217; inquietante. Capita sempre cos\u00ec quando arrivi fuori tempo nei luoghi dove non sei mai stato. La notte e la stanchezza\u00a0partoriscono un&#8217;ansia sottile soprattutto al pensiero che domattina\u00a0 qui dovrai tuffarti non si sa bene dove, nuotare, pedalare e correre un mezzo ironman che \u00e8 pur sempre una bella scommessa&#8230;. Ma c&#8217;\u00e8 un bel cielo stellato a farti coraggio. Cos\u00ec &#8220;dove sei finito&#8221; lo capisci la mattina dopo all&#8217;alba trattenendo il fiato.\u00a0 Il Lido di Volano \u00e8 lo spettacolo di una natura che non ha bisogno di esibirsi. Una riserva naturalistica dove, tra laghi salati e pinete, gli sterrati portano verso il mare che ad aprile sono spiagge libere e desolate dove la meraviglia prende il posto degli ombrelloni e degli aperitivi sulla spiaggia. C&#8217;\u00e8 poco e niente ed \u00e8 ci\u00f2 che cerchi quando, ad una certa et\u00e0, diventi allergico a tutto quello che fa rima con confusione. Qui si viene in vacanza ma qui si fa triathlon. E l&#8217;<strong>Irondelta<\/strong> \u00e8 l&#8217;essenza del triathlon che non ha bisogno di lustrini e di pajettes per farti emozionare. Lo sa <strong>Paolo Temporin,<\/strong> l&#8217;organizzatore, che salendo su una balaustra prima del via non ha molte raccomandazioni da fare. Se non una, fondamentale: &#8220;Rendetevi conto di dove state correndo&#8230; Questa \u00e8 un&#8217;oasi naturalistica, non sporcate, non buttate rifiuti e carte per terra&#8230;.&#8221;. E cos\u00ec sar\u00e0.\u00a0 Magia nella magia in un mondo dove troppo spesso sul territorio le gare lasciano il segno. Un brutto segno&#8230;\u00a0 Cos\u00ec la sesta edizione di una sfida che ha visto sfilare campioni come <strong>Daniel Fontana, Martina Dogana, Matic Modic e Massimo Cigana<\/strong> diventa l&#8217;occasione per ricomporre il mosaico di un&#8217;avventura sportiva che vede al via 400 coraggiosi che alle 9 in punto sfidano i 14 gradi dell&#8217;acqua limpida del Lago delle Nazioni. L&#8217;acqua gelida ti toglie il fiato. Ti spezza il respiro e ti congela i piedi. Ma \u00e8 un attino. Poi \u00e8 un dolce pedalare avanti e indietro su un argine tutto per i triatleti. Tre, quattro, cinque ore per i pi\u00f9 lenti.\u00a0 Tre, quattro, cinque ore senza sentire un motore, un clacson, un fastidio. E solo il vento che fa rumore. Ti si infila sotto il casco, ti secca le labbra e ti asciuga sudore e salsedine sul body. Ti rallenta, ti fa faticare, ti fa incazzare. In bici cos\u00ec funziona. E se la scia non c&#8217;\u00e8 fai i conti con la tue gambe e la tua superbia. Fino a che punto si potr\u00e0 osare?\u00a0 E la corsa che d\u00e0 la risposta. Qui come altrove, come sempre. Ma qui la corsa \u00e8 in una pineta secolare che sembra raccontarti una fiaba, che \u00e8 un dedalo di vie e sterrati che si perdono nel bosco, che non finisce mai nel suo avanti e indietro. C&#8217;\u00e8 un mondo che\u00a0 fatica e che prova a conquistarsi la sua gloria ce n&#8217;\u00e8 un altro che corre per vincere. Come <strong>Massimo Cigana<\/strong> che ti sfila via leggero, come <strong>Elisabetta Villa<\/strong> prima tra le donne o come <strong>Francesca Invernizzi,<\/strong>\u00a0 la sua prima volta su queste distanze, travolta da un branco di daini mentre era al comando. Capita. Forse no, non capita mai. Ma qui si che capita. Ed \u00e8 la magia di un posto dove si torna un po&#8217; all&#8217;origine. E&#8217; come il delta di un fiume che porta tutto al mare\u00a0e dove puoi\u00a0aspettarti di tutto.\u00a0In questo pezzo di Camargue di casa nostra,il triathlon ritrova la sua essenza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci arrivi che \u00e8 notte al Lido di Volano e ti viene normale chiederti: &#8220;Ma dove siamo finiti?&#8221;. Chilometri e chilometri su strade e argini senza incontrare anima viva, file di case con porte e finestre sbarrate come \u00e8 normale che siano le case di mare fuori stagione,\u00a0 vie deserte, insegne spente. 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