{"id":24072,"date":"2018-04-17T17:54:42","date_gmt":"2018-04-17T15:54:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24072"},"modified":"2018-04-17T20:16:16","modified_gmt":"2018-04-17T18:16:16","slug":"maratona-di-boston-storia-di-un-impiegato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/17\/maratona-di-boston-storia-di-un-impiegato\/","title":{"rendered":"Maratona di Boston, storia di un impiegato&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/kip.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24080\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/kip-300x169.jpg\" alt=\"kip\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/kip-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/kip-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/kip.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Boston \u00e8\u00a0 Boston e\u00a0la cronaca non finisce mai. Cos\u00ec non basta raccontare che la 122ma volta si corre con neve e pioggia, a zero gradi, con un vento gelido che dimezza il gruppo, con i top runner avvolti nei kway come tanti tapascioni.\u00a0 Non basta raccontare che primo in 2 ore e 18 arriva il giapponese <strong>Yuki Kawauchi,<\/strong> impiegato nella prefettura della sua citt\u00e0 e maratoneta part-time, che si mette dietro gazzelle africane, campioni del mondo, vincitori di edizioni passate, gente che con la corsa ci vive e ci campa. Lui no. Corre dieci maratone l&#8217;anno, quest&#8217;anno era gi\u00e0 alla quarta ed \u00e8 nel Guinnes nei primati per aver corso 80 maratone sotto le 2 ore e 20: ma fa un altro mestiere. Come <strong>Sarah Sellers<\/strong>, 26 anni, infermiera anestesista seconda tra le donne in 2h44&#8217;04&#8221; dietro alla connazionale <strong>Desiree Linden<\/strong>, che si allena alle 4:00 del mattino,prima di andare a lavoro. La maratona \u00e8\u00a0 la passione della domenica, come per tanti appassionati che corrono in giro per il mondo. Ma Boston non delude mai e ogni volta sa raccontare storie diverse. Perch\u00e8 \u00e8 la vera maratona americana, quella che conta. Pi\u00f9 di New York, considerata commerciale, da \u201cparvenu\u201d della fatica, da turisti. Boston \u00e8 Boston da sempre, da 122 anni sempre \u00a0il terzo luned\u00ec\u2019 \u00a0del mese durante \u00a0il Patriot\u2019s day la festa che in Massachusetts celebra l\u2019inizio della rivoluzione. \u00a0Boston che si \u00e8 sempre corsa, senza mai un\u2019interruzione neanche durante guerre e terremoti. Boston \u00e8 il fiore all\u2019occhiello degli americani, il punto d\u2019orgoglio, la loro storia sportiva, il simbolo che conservano. Boston \u00e8 la maratona\u00a0pi\u00f9 dura del mondo con quella sua collina spaccacuore a dieci chilometri dall\u2019arrivo. \u00a0Boston per noi \u00e8 la vittoria di\u00a0<strong>Gelindo Bordin<\/strong>, \u00a0il 16 aprile del 1990, dopo l\u2019oro ai Giochi del 1988,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 che\u00a0<\/span><span class=\"Apple-converted-space\">da queste parti scrisse un pezzo di storia che non canceller\u00e0 pi\u00f9 nessuno:\u00a0 primo in<\/span>\u00a02:08\u201919\u201d e primo campione olimpico a vincere anche a Boston. Mai pi\u00f9 successo. Boston \u00e8 una ferita riaperta dopo \u00a0le torri gemelle. Boston \u00e8\u00a0<strong>Roberta Gibb <\/strong>che\u00a0\u00a0nel 1966 la corse in 3 ore e 21 minuti ma senza nessun tipo di certificazione. Si dice sia stata la prima donna della storia ma forse no. Perch\u00e8 \u00a0per trovare la prima traccia di una donna in una maratona bisogna ricordare\u00a0<strong>Kathrine Switzer<\/strong>\u00a0che qui ha cambiato la storia che allora vietava alle donne di correre le lunghe distanze che si temeva fossero dannose per la loro fertilit\u00e0. Boston \u00e8 l&#8217;essenza di un sport che ha qualcosa in pi\u00f9. Dove contano gli uomini ma forse anche gli Dei come vuole una leggenda che sui quei quarantadue chilometri e 195 metri si rinnova ad ogni passo. E questa volta \u00e8 toccato a questo giapponese maratoneta della porta accanto ricoprirsi di gloria, mettersi alle spalle, tra la sorpresa di tutti, il campione del mondo in carica <strong>Geoffrey Kirui\u00a0<\/strong>e\u00a0lo statunitense di origini keniane <strong>Shadrack Biwott<\/strong> partito tra i favoriti. Gli altri? Tutti saltati. Tutti lontanissimi e dispersi in una giornata che sembrava fatta apposta per il trionfo di questo &#8220;impiegato&#8221;, un po&#8217; samurai e un po&#8217; ribelle senza allenatori, senza team\u00a0 e senza sponsor che sorre solo per\u00a0 sentirsi libero. E che a Boston ( dove se no?) ha scritto un pezzo di storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Boston \u00e8\u00a0 Boston e\u00a0la cronaca non finisce mai. Cos\u00ec non basta raccontare che la 122ma volta si corre con neve e pioggia, a zero gradi, con un vento gelido che dimezza il gruppo, con i top runner avvolti nei kway come tanti tapascioni.\u00a0 Non basta raccontare che primo in 2 ore e 18 arriva il giapponese Yuki Kawauchi, impiegato nella prefettura della sua citt\u00e0 e maratoneta part-time, che si mette dietro gazzelle africane, campioni del mondo, vincitori di edizioni passate, gente che con la corsa ci vive e ci campa. Lui no. 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