{"id":24088,"date":"2018-04-19T14:35:39","date_gmt":"2018-04-19T12:35:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24088"},"modified":"2018-04-19T14:35:39","modified_gmt":"2018-04-19T12:35:39","slug":"biciclette-ritrovate-e-grandi-sfide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/19\/biciclette-ritrovate-e-grandi-sfide\/","title":{"rendered":"Biciclette ritrovate e grandi sfide"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sfide.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24090\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sfide-267x300.jpg\" alt=\"sfide\" width=\"267\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sfide-267x300.jpg 267w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/sfide.jpg 353w\" sizes=\"(max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/a>Ci sono tanti modi per scrivere la storia quando si pedala. Arrampicandosi sui colli del Tour, sulle cime del Giro, sprintando a Sanremo o sulle pietre della Roubaix. C&#8217;\u00e8 chi l&#8217;ha scritta vincendo e chi perdendo. Con una fuga, in un&#8217;ora, con una \u00abfucilata\u00bb, con un rincorsa dopo una foratura o dopo una caduta. Anche con un ritiro. C&#8217;\u00e8 chi in bici ha fatto esultare gli italiani, chi li ha divisi, chi li divide ancora oggi. E c&#8217;\u00e8 chi, in bici, l&#8217;ha salvata l&#8217;Italia. Bartali, Coppi, Binda, Moser, Saronni, Pantani, nomi che agli appassionati di ciclismo ricordano imprese in bianco e nero e dai colori ormai sbiaditi, ma che nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 cancellare. Le loro sono senz&#8217;altro tra le biciclette pi\u00f9 belle e importanti della storia raccontata da \u00abBiciclette Ritrovate\u00bb, l&#8217;esposizione delle bici che hanno lasciato un segno sulle strade delle grandi corse riunite da diverse collezioni per soli due giorni all&#8217;anno nei cortili di Rossignoli in corso Garibaldi. Un negozio storico per la citt\u00e0 dove gomme, telai e la passione passano dalle mani di una famiglia da cinque generazioni che hanno permesso a Rossignoli di entrare tra le aziende storiche di Milano e d&#8217;Italia. Una storia che si aggiunge ad un&#8217;altra e che chiude stasera a mezzanotte prende sostanza in una mostra che \u00e8 diventata ormai una tradizione nel periodo del Salone del Mobile che a Milano si inaugura marted\u00ec. Da dodici edizioni questo evento del Fuorisalone racconta in un viaggio reale tra telai, ruote, borracce, maglie foto e documenti la grande bellezza della bici, estetica e simbolica. Racconta un mondo ela cultura di un Paese che a colpi di pedale con le rivalit\u00e0 tra i grandi campioni ha tenuto insieme strade, montagne, borghi, chiese, officine, riti e tradizioni. Una storia visssuta ai bordi delle strade, nelle radiocronace della radio, davanti ad uno schermo nel bar della piazza quando ancora la televisione in cas era un lusso che in pochissimi si potevano permettere. Il tema di quest&#8217;anno \u00e8 quello delle \u00abLe grandi rivalit\u00e0\u00bb raccontate attraverso le bici originali dei campioni del Giro d&#8217;Italia. Si va dalla sfida pionieristica tra Binda e Guerra, passando per Coppi e Bartali fino a Gimondi contro il \u00abCannibale\u00bb Eddy Merckx. Ma non poteva mancare il duello inifito tra Francesco Moser e Beppe Saronni e quello un po&#8217; pi\u00f9 recente tra il \u00abpirata\u00bb Marco Pantani e il rivale in Rosa Ivan Gotti. Ma c&#8217;\u00e8 anche un ciclista contro tutti, anzi una ciclista donna che ha aperto molte strade alle donne di oggi e non solo nello sport. Alfonsina Strada, l&#8217;unica a correre nella storia del Giro d&#8217;Italia in un plotone di ciclisti uomini. Era il 1924, e tra lo stupore dei benpensanti lei termin\u00f2 il Giro in mezzo a tanti uomini ritiratisi da una corsa troppo faticosa. \u00abBiciclette ritrovate\u00bb \u00e8 uno degli appuntamenti del Fuorisalone pi\u00f9 leggero e pi\u00f9 amato che rimette le une di fianco alle altre le bici dei campioni, che fa rivivere le loro sfide ma che espone anche i grandi bicicli dell&#8217;Ottocento, le bici dei lavori, un&#8217;auto ammiraglia d&#8217;epoca, tandem lunghissimi, telai giganti, pieghevoli che ci stanno in una valigetta, bici cargo, da pista a scatto fisso, con una, due o tre ruote, di legno e di ghisa, titanio e acciaio. E oltre alle bici ci sono foto, musica, quadri, filmati, cimeli e giochi. Non una mostra polverosa sul passato. \u00abPerch\u00e8 &#8211; come dicono gli organizzatori- la bici \u00e8 il futuro, oltre che pietra angolare dei nostri ricordi&#8230;\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono tanti modi per scrivere la storia quando si pedala. Arrampicandosi sui colli del Tour, sulle cime del Giro, sprintando a Sanremo o sulle pietre della Roubaix. C&#8217;\u00e8 chi l&#8217;ha scritta vincendo e chi perdendo. Con una fuga, in un&#8217;ora, con una \u00abfucilata\u00bb, con un rincorsa dopo una foratura o dopo una caduta. Anche con un ritiro. C&#8217;\u00e8 chi in bici ha fatto esultare gli italiani, chi li ha divisi, chi li divide ancora oggi. E c&#8217;\u00e8 chi, in bici, l&#8217;ha salvata l&#8217;Italia. 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