{"id":24119,"date":"2018-04-26T17:04:18","date_gmt":"2018-04-26T15:04:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24119"},"modified":"2018-04-26T17:04:18","modified_gmt":"2018-04-26T15:04:18","slug":"due-rocche-il-trail-per-quasi-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/04\/26\/due-rocche-il-trail-per-quasi-tutti\/","title":{"rendered":"Due Rocche, il trail per (quasi) tutti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24122\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc2-150x150.jpg\" alt=\"roc2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24123\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc1-150x150.jpg\" alt=\"roc1\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24124\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/04\/roc3-150x150.jpg\" alt=\"roc3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Si \u00e8 corsa nei giorni scorsi la 47^ edizione e il <strong>Trail delle due Rocche<\/strong>\u00a0. Gara classica che sembra non accusare i segni dell\u2019et\u00e0. Anzi, quest\u2019anno \u00e8 record: 6.480 podisti sguinzagliati su per i colli della Marca Trevigiana sono davvero un bel traguardo. Qual \u00e8 il suo segreto? Forse l\u2019ampissimo ventaglio di chilometraggio:\u00a0 si va dai 6 km, per bimbi, famiglie e tranquille coppiette in corsa-passeggiata, agli agguerritissimi lunghisti duri e puri che affrontano la 48 km in semi autosufficienza, con tanto di materiale obbligatorio, di quello che fa capire che non si scherza: fischietto, in caso ci si perdesse, telo termico, per maltempo, e bicchiere, per il rispetto della natura evitando cos\u00ec sprechi lungo il percorso. Comunque sia una bella avventura come racconta <strong>Silvana Lattanzio,<\/strong> giornalista di Triatlete che si \u00e8 messa un pettorale e l&#8217;ha corsa&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>Io sono stata nel mezzo, a dire il vero un po\u2019 meno del mezzo: ho fatto la <strong>12 km<\/strong>, in ripresa\/test dopo un periodo di stop imposto da una brutta caduta sulla mia caviglia quando, appesa a una trave con un solo braccio, non ho retto il peso del mio corpo. Che ci facevo appesa lass\u00f9? E\u2019 una bella domanda, me lo chiedo anch\u2019io, comunque ero alla presentazione della <strong>Inferno Run<\/strong> che, gi\u00e0 dal nome, qualche indicazione doveva darmela. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. Torniamo al nostro trail. E cos\u00ec ho corso per sentieri e mulattiere dentro e fuori dal bosco, camminando nelle salite e andando a precipizio nelle discese. E ora le mie gambe lo sentono, faccio finta di niente ma sono dolenti. Altre alternative: il percorso storico della 14 km, che parte da Asolo (con servizio pullman, dato che tutte le altre distanze partono e arrivano a Cornuda), fa ammirare la <strong>Rocca Monumentale di Asolo<\/strong>, fino ad arrivare al Santuario della Madonna della <strong>Rocca di Cornuda<\/strong>; da qui l\u2019origine del suo nome (le due rocche). E poi c\u2019\u00e8 la mezza, i <strong>21 km<\/strong>, anche questi come gli altri tutti nel wild, tutti con saliscendi spezza gambe. Questa distanza l\u2019ha corsa mia figlia Bianca, giovane e atletica eppure anche lei arrivata sulla finish line affaticata. Al successivo ricco pasta party, chiacchierando e ridendo con me, mi ha confessato che quando a testa bassa affrontava le salite, con il sudore che le bruciava gli occhi, si chiedeva perch\u00e9, il perch\u00e9 fosse l\u00ec a soffrire. Nella gioia liberatoria dell\u2019arrivo ha trovato la risposta. Torniamo ai motivi di successo di questa competizione, diventata ormai un classico nel mondo trail. Forse la non rigidit\u00e0 nel numero chiuso<strong>,<\/strong> tutti sono accolti e ben accetti e, a parte i primi 2 km della 12, quando finalmente il bivio per chi fa la 6 screma un buon numero di runner, grandi intralci sul percorso non ci sono, un po\u2019 perch\u00e9 sono tanti e diversi i tracciati e un po\u2019 perch\u00e9, quando si intersecano, la buona regola \u00e8: tenere la destra per chi vuol camminare e la sinistra per chi vuol correre. Quando sono stanca, infatti, metto la freccia a destra e accosto rallentando; vedo di fianco a me sfrecciare i lunghisti come se non avessero tutti quei km gi\u00e0 fatti nelle gambe. Li riconosci anche ai ristori: sono pi\u00f9 famelici, pi\u00f9 trafelati, pi\u00f9 di fretta di tutti noi tapascioni che riprendiamo fiato gustandoci il panorama. Per la cronaca: i vincitori della 48 sono <strong>Isabella Lucchini,<\/strong> col crono di 5:06\u201933\u201d (chapeau) e, 1\u00b0 e 2\u00b0, i gemelli <strong>Roberto e Italo Cassol,<\/strong> con 4:10\u201905\u201d e 4:18\u201933\u201d.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si \u00e8 corsa nei giorni scorsi la 47^ edizione e il Trail delle due Rocche\u00a0. Gara classica che sembra non accusare i segni dell\u2019et\u00e0. Anzi, quest\u2019anno \u00e8 record: 6.480 podisti sguinzagliati su per i colli della Marca Trevigiana sono davvero un bel traguardo. Qual \u00e8 il suo segreto? 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