{"id":24379,"date":"2018-06-15T21:40:10","date_gmt":"2018-06-15T19:40:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24379"},"modified":"2018-06-15T21:40:39","modified_gmt":"2018-06-15T19:40:39","slug":"elogio-della-lentezza-per-forza-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/06\/15\/elogio-della-lentezza-per-forza-maggiore\/","title":{"rendered":"Elogio della lentezza ( per forza maggiore&#8230;)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/06\/mara.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24381\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/06\/mara-300x137.jpg\" alt=\"mara\" width=\"300\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/06\/mara-300x137.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/06\/mara-1024x466.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/06\/mara.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L&#8217;elogio della lentezza \u00e8 un alibi, tanto per chiarirsi subito. La logica dello sport impone infatti\u00a0 di andare veloci. Sempre pi\u00f9 veloci. Per vincere, per conquistare una medaglia, per guadagnare, per dare un senso i propri allenamenti, per chi ha creduto in te e anche ( forse soprattutto) per se stessi. C&#8217;\u00e8 una velocit\u00e0 oggettiva fatta di tempi e di numeri. E poi c&#8217;\u00e8 una velocit\u00e0 soggettiva, a misura, a sensazione. Ognuno ha la sua di velocit\u00e0 e anche chi va piano a suo modo va veloce. Basta intendersi. A vent&#8217;anni si vola, a trenta anche poi piano si comincia a rallentare. Cos\u00ec arriva il giorno in cui la velocit\u00e0 diventa un&#8217;ipotesi possibile (o impossibile), diventa un valore indefinito, una variabile trascurabile, un dettaglio. Che differenza c&#8217;\u00e8 tra correre e una maratona o finirla?\u00a0 Tra arrivare al traguardo di un ironman sotto le 12 ore o trascinarsi al traguardo fino a notte fonda? C&#8217;\u00e8 una differenza enorme, sono due sport diversi. E&#8217; ovvio. Ma \u00e8 proprio qui che ci viene in aiuto la lentezza.\u00a0La lentezza va in linea retta, procede per segmenti. Ecco, \u00absegmento\u00bb \u00e8\u00a0 la parola chiave. Per sopportare il tempo che si consuma e ci consuma, conviene spezzettarlo, sbocconcellarlo, ridurlo in frammenti, masticarlo a lungo. Cos\u00ec lo possiamo digerire meglio. Come la fatica. Non pi\u00f9 tutta di un fiato ma a pezzetti, senza fretta. In un certo senso assaporandola e godendosela.\u00a0 Cos\u00ec che si capisca bene di cosa si tratta. Cos\u00ec da farla accettare alla nostra testa che a ragion di logica la rifiuta. Ed \u00e8 forse proprio per questo che certe fatiche ad una certa eta non si ha coraggio di farle. Ed \u00e8 proprio per questo che viene da elogiarla ( la lentezza). Come scrisse un paio di anni fa il mio collega Daniele Abbiati sulle pagine del Giornale in un articolo sulla giornata mondiale della lentezza: &#8220;Occorre essere rapidi per essere lenti, cio\u00e8 per permettersi di essere lenti. Chi fa le cose rapidamente, non \u00e8 cos\u00ec di natura: nessuno nasce veloce, anche perch\u00e9 per nascere occorrono nove mesi, se non sbaglio. Chi fa le cose rapidamente \u00e8 semplicemente un lento fallito. E sia detto con tutto il rispetto, per carit\u00e0&#8230;&#8221;. Lo so che \u00e8 un alibi. Ma a questo punto va benissimo cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;elogio della lentezza \u00e8 un alibi, tanto per chiarirsi subito. La logica dello sport impone infatti\u00a0 di andare veloci. Sempre pi\u00f9 veloci. Per vincere, per conquistare una medaglia, per guadagnare, per dare un senso i propri allenamenti, per chi ha creduto in te e anche ( forse soprattutto) per se stessi. 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