{"id":24686,"date":"2018-08-10T21:05:22","date_gmt":"2018-08-10T19:05:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24686"},"modified":"2018-08-11T00:13:11","modified_gmt":"2018-08-10T22:13:11","slug":"dal-nuoto-al-triathlon-quanto-vale-una-telecronaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/08\/10\/dal-nuoto-al-triathlon-quanto-vale-una-telecronaca\/","title":{"rendered":"Dal nuoto al triathlon: quanto vale una telecronaca?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/sac.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24687\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/sac-150x150.jpg\" alt=\"sac\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/mart.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24688\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/mart-150x150.jpg\" alt=\"mart\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Pu\u00f2 sembrare una battaglia di retroguardia. E forse lo \u00e8&#8230; Per\u00f2 guardando in questi giorni le telecronache Rai del nuoto, dell&#8217;atletica, di triathlon, degli europei\u00a0 in genere, viene da riflettere su quale sia alla fine il valore aggiunto che una telecroncaa pu\u00f2 dare ad un evento sportivo. Anni fa, una rete inglese , aveva dato la possibilit\u00e0 ai telespettatori di godersi le partite della premier\u00a0 senza il commento del telecronista. Arrivavano solo gli effetti dello stadio, le urla dei giocatori in campo, dei tecnici in panchina e i fischi dell&#8217;arbitro. Proposta di un certo fascino, ma non fu un successo. Perch\u00e8 una buona telecronaca,\u00a0 checch\u00e8 se ne dica,\u00a0 pu\u00f2 aggiungere\u00a0 molto ad una gara sportiva. Ognuno, a seconda dell&#8217;et\u00e0, ha i suoi telecronisti. <strong>Nando Martellini, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Franco Rosi.<\/strong> E poi <strong>Bruno Pizzul, Adriano De Zan,<\/strong> <strong>Bruno Gentili.<\/strong> Tra le sfide che hanno segnato la passione azzurra di molti c&#8217;\u00e8 sicuramente la magica vittoria olimpica di Stefano Baldini ad Atene, un impresa enorme che venne suggellata da quel &#8220;Bravo, bravo, bravo!!! &#8230;&#8221; dell&#8217;ottimo <strong>Franco Bragagna<\/strong> che fa parte ormai di quella vittoria, come se fosse cucito addosso. Come quel grido di &#8220;campioni del mondo&#8230;&#8221; ripetuto per tre volte nell&#8217;82 al Bernabeu, o come quell&#8217; &#8220;Andiamo tutti a\u00a0 Berlino&#8230;&#8221;\u00a0 di <strong>Fabio Caressa<\/strong> dopo la\u00a0 vittoria degli azzurri in semifinale sui tedeschi ai mondiali di calcio del 1996 in Germania.\u00a0 Impresa e racconto. Azione e parole che a volte si sposano in maniera perfetta e diventano tutt&#8217;uno. Si saldano in un&#8217;emozione che resta. Ma non vale sempre. Anzi, a volte succede il contrario e ci\u00f2\u00e8 che siano proprio le parole, i silenzi o le imprecisioni de racconto ad affossare un evento spettacolare come \u00e8 accaduto con la gara europea del triathlon a Glasgow. Magari non per colpa diretta di chi racconta che si trova a commentare immagini che gli arrivano in diretta sul circuito internazionale, senza la competenza di una disciplina tecnica e che non conosce, e senza l&#8217;aiuto di una spalla che gli toglie qualche castagna dal fuoco. Spalle che spesso fanno la differenza. Due esempi. <strong>Silvio Martinello,<\/strong> commentatore tecnico del ciclismo, che qualche anno fa si \u00e8 ritrovato tra le mani o scomodo testimone passatogli da<strong> Davide Cassani<\/strong> che diventava ct della nazionale. Difficile far meglio, quasi impossibile. E invece il campione olimpico di Atlanta ha, un passo dopo l&#8217;altro, cancellato tutte le insicurezze, si \u00e8 messo a studiare,\u00a0 \u00e8 entrato in perfetta sintonia con <strong>Francesco Pancani<\/strong> ed oggi \u00e8 sicuramente tra i migliori commentatori di ciclismo in circolazione. Stesso discorso per <strong>Luca Sacchi,<\/strong> bronzo olimpico nei 400 misti nel &#8217;92 a Barcellona, e da anni voce tecnica del nostro nuoto al fianco di <strong>Tommaso Mecarozzi<\/strong> . Voce perfetta verrebbe da dire. L&#8217;ex azzurro, al di l\u00e0 di una competenza indiscutibile, racconta il nuoto con tempi televisivi perfetti, lo spiega a chi non lo conosce, legge le gare con una precisione e una capacit\u00e0 di analisi non comuni. Il nuoto, se si toglie l&#8217;adrenalina degli ultimi metri in un arrivo testa a testa, non \u00e8 certo lo sport pi\u00f9 spettacolare del mondo. Ma una grande telecronaca ti tiene attaccato al televisore. E non \u00e8 poco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pu\u00f2 sembrare una battaglia di retroguardia. E forse lo \u00e8&#8230; Per\u00f2 guardando in questi giorni le telecronache Rai del nuoto, dell&#8217;atletica, di triathlon, degli europei\u00a0 in genere, viene da riflettere su quale sia alla fine il valore aggiunto che una telecroncaa pu\u00f2 dare ad un evento sportivo. Anni fa, una rete inglese , aveva dato la possibilit\u00e0 ai telespettatori di godersi le partite della premier\u00a0 senza il commento del telecronista. Arrivavano solo gli effetti dello stadio, le urla dei giocatori in campo, dei tecnici in panchina e i fischi dell&#8217;arbitro. Proposta di un certo fascino, ma non fu un successo. 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