{"id":24752,"date":"2018-08-24T19:01:02","date_gmt":"2018-08-24T17:01:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24752"},"modified":"2018-08-24T19:01:02","modified_gmt":"2018-08-24T17:01:02","slug":"addio-a-pegoretti-i-re-dei-telaisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/08\/24\/addio-a-pegoretti-i-re-dei-telaisti\/","title":{"rendered":"Addio a Pegoretti, i re dei telaisti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-24755\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o-300x188.jpg\" alt=\"39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/39177596_1341266606007965_6992840703650824192_o.jpg 1680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E&#8217; sceso di sella. Ha spento la saldatrice, messo via gli attrezzi e s&#8217;\u00e8 n&#8217;\u00e8 andato via. All&#8217;improvviso, a 62 anni,\u00a0<strong>Dario Pegore<\/strong>tti, forse il pi\u00f9 famoso creatore di telai per bici in circolazione, ha tolto il disturbo. Senza troppe &#8220;moine&#8221; come era abituato a fare . Era il re, il pi\u00f9 bravo, anzi il migliore si dice in questi casi. Si dice sempre cos\u00ec quando qualcuno se ne va. Ma per rendersi conto di cosa sia stato questo artista trentino che da tempo viveva a\u00a0Verona dove resta\u00a0 la sua officina, la \u00abPegoretti Dario Cicli\u00bb\u00a0 in lungadige Galtarossa, basta guardare ci\u00f2 che ci lascia.\u00a0 Non bici, telai, geometrie, colori che pure sono capolavori che hanno fatto il giro del mondo, che sono diventati oggetti da collezione, che sono stati esposti al Museo d\u2019arte e design di New York,\u00a0 pubblicati in tanti libri di design, premiati con\u00a0 World Paper una delle pi\u00f9 importanti riviste di architettura. Ci lascia un&#8217;idea, forse l&#8217;idea di cosa pu\u00f2 essere una bicicletta. Ci lascia la convinzione che in un mondo dove tutto ormai si calcola e si programma, si automatizza valgano ancora il lavoro dell&#8217;uomo, la sua passione, ci\u00f2 che ha in testa, ci\u00f2 che riesce a fare con quegli attrezzi straordinari che sono le sue mani le mani. E la differenza \u00e8 tutta qui: &#8220;Carbonio, titanio, acciaio? &#8211; spiegava in una delle sue ultime interviste a <strong>Ruota Libera <\/strong>su<strong> Radio 24<\/strong>&#8211;\u00a0 una grande bici non deriva dal materiale che si usa. Viene dall&#8217;idea, dall&#8217;esperienza, dalle geometrie che uno ha in testa&#8230;&#8221;. E Pegoretti, che in bici aveva anche corso fin nelle categorie juniores, le sue creature\u00a0 le aveva in testa da sempre come molti della sua famiglia. Come lo zio Mario, ciclista professionista, come Luigi Milani, suo suocero, lui pure telaista che nel 1975 gli chiese di andare a dare una mano in bottega e fece scoccare la scintilla, come\u00a0 Luigino, suo figlio primogenito che ora raccoglie il testimone. Un&#8217;azienda di famiglia, in cinque per\u00a0 far bici uniche\u00a0 e irripetibili,\u00a0 trecento all&#8217;anno, che vanno tutte all&#8217;estero: &#8220;Perch\u00e8 con i clienti italiani spesso si dive discutere e allora meglio lasciar perdere&#8230;&#8221;. Soprattutto negli\u00a0Stati Uniti, ma anche Gran Bretagna, Germania, Olanda, Australia, Malesia, Taiwan, Giappone e Sudafrica. La storia narra che <strong>Marco Pantani<\/strong> corresse con i telai di Pegoretti cos\u00ec come<strong> Claudio Chiappucci<\/strong> e <strong>Miguel Indurain<\/strong>. La realt\u00e0 racconta che si aspettano anni per avere uno dei suoi gioielli, che fuori dall&#8217;officina c&#8217;\u00e8 la coda, anche di vip da <strong>Ben Harper<\/strong> che gli dedic\u00f2 uno dei suoi pezzi a <strong>Robin Williams<\/strong> che nella sua infinita collezione di Pegoretti ne aveva addirittura sei. La prima la compr\u00f2 nello store di San Francisco, poi n\u00e8 ordin\u00f2 altre cinque. Una storia di amicizia che si strinse a Portland una decina di anni fa quando il &#8220;il capitano&#8221;, dopo aver saputo che Pegoretti aveva appena finito la chemio che gli aveva permesso di sconfiggere un tumore, and\u00f2 a trovarlo nel suo stand durante una fiera e poi lo invit\u00f2 a cena. Pensare, disegnare, saldare e decorare tutti verbi all&#8217;infinito che si trasformano in opere che viaggiano parallele tra la perfezione meccanica e\u00a0 il genio avanguardista di una pop art modellata su due ruote. L&#8217;arte \u00e8 in tutte le cose anche se Pegoretti, schivo com&#8217;era, si sentiva pi\u00f9 artigiano che artista:\u00a0 \u00abIo\u00a0non ho inventato niente &#8211; ripeteva-\u00a0Ho semplicemente usato lo spazio e la superficie del telaio dal punto di vista estetico&#8230;&#8221;. Ed \u00e8 sempre rimasto fedele all\u2019acciaio e all&#8217;alluminio perch\u00e8\u00a0 permetteva\u00a0di ottimizzare la trasmissione della forza dal movimento centrale della bici alla ruota posteriore. Un&#8217;idea anche quella. La sua eredit\u00e0, il suo modo di intendere la bici, che non pu\u00f2 essere un oggetto da collezione perch\u00e8 cos\u00ec sono solo quelle vecchie , che non \u00e8 statica, che deve essere usata, che\u00a0 \u00e8 facile, che \u00e8 comoda, che ci salver\u00e0 e che nel futuro ci permetter\u00e0 di muoverci perch\u00e8 \u00e8 l&#8217;unico mezzo che va senza bruciare qualcosa. Guardare avanti disincantati e visionari. Forse il segreto \u00e8 tutto l\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; sceso di sella. Ha spento la saldatrice, messo via gli attrezzi e s&#8217;\u00e8 n&#8217;\u00e8 andato via. 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