{"id":24760,"date":"2018-08-26T20:35:21","date_gmt":"2018-08-26T18:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24760"},"modified":"2018-08-26T20:44:34","modified_gmt":"2018-08-26T18:44:34","slug":"cera-una-volta-la-bici-e-ce-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/08\/26\/cera-una-volta-la-bici-e-ce-ancora\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta la bici e c&#8217;\u00e8 ancora&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/monti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-24762\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/monti-300x200.jpg\" alt=\"monti\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/monti-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/08\/monti.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Cambia il mondo, cambiano le bici, cambia tutto. Pedali oggi e capisci al volo qual \u00e8 la differenza. Bisogna guardare avanti,\u00a0 aggiornati, sul pezzo, competenti capaci di usare i nuovi materiali, le tecnologie. Non serve &#8220;resistere&#8221; anche se dopo una certa et\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 comodo, si fa meno fatica perch\u00e8 le cose non si capiscono pi\u00f9 al volo e fanno anche un po&#8217; paura. Ma girarsi ogni tanto a guardare indietro \u00e8 utile. <strong>Renzo Monti,<\/strong> ad esempio,\u00a0 pedalava su una bici da venti chili. Anche qualcuno in pi\u00f9. Tubi pesanti, bacchette, raggi, parafanghi, fanali, selle di cuoio e un trionfo di ferro e di lamiere. Ma il gesto era lo stesso, quello si sempre, quello di oggi. Salire in sella, raccomandarsi al cuore e ai muscoli e liberare la mente. Funziona sempre cos\u00ec. Perch\u00e9 la bici muove l\u2019anima. Un secolo fa sulla strada di Chiavenna per Colico il viaggio era da Como a Vienna,\u00a0 e lui lanci\u00f2 la sfida di un pioniere del cicloturismo che oggi \u00e8 diventato un business. Un cappello da alpino, baffi, pantaloni alla zuava, stivali e gilet a proteggere una camicia bianca sbottonata sui polsi e via per la prima \u00abgita ciclo-alpina-ferroviaria\u00bb dall\u2019Italia a Monaco di Baviera, lungo il Danubio fino a Passau, per i viali di Vienna e poi di nuovo a Colico sulla via del ritorno. Chilometri e chilometri, con una sacca a tracolla, con i portapacchi stracarichi, con le borse legate sui manubri, fotografati, raccontati, annotati su agende di viaggio che oggi sono patrimonio del<strong> Touring Club Italiano<\/strong> di cui il cavalier, ragionier Monti era socio \u00abdella prima ora\u00bb. Amore per la bici e per la strada. Foto in bianco e nero che oggi sono diventate digitali, grane grosse e fini trasformate nei pixel di una passione che non si spegne, che trasforma ogni viaggio nell\u2019avventura di sempre. E la magia del viaggiare a rilento, adagio. Di poter scegliere le strade secondarie, quei rami secchi che la velocit\u00e0 dei giorni nostri ha deciso che non servono pi\u00f9, che su navigatori degli smartphone non sono consigliate. Anzi sono assolutamente sconsigliate. Perch\u00e9 ci si mette troppo tempo, perch\u00e9 si allunga, perch\u00e9 la deviazione \u00e8 esagerata e non economica. E il bello sta proprio l\u00ec. Puntare sulle vie pi\u00f9 lunghe, sulle alternative pi\u00f9 improbabili, andarsi a cercare qualche imprevisto. Anche qualche guaio perch\u00e9 bici aiuta a sporcarsi le mani di grasso, a sudare, a capire che la fatica \u00e8 un premio quando c\u2019\u00e8 una salita, un passo da conquistare. Aiutava quella pesante del cavalier Monti quando i copertoni di scorta si incrociavano sulle spalle, aiutano quelle veloci e leggere di oggi con le gomme che si riparano con i gel. Da Como a Vienna, ma anche da Norcia a Spoleto su un vecchia ferrovia dismessa, nelle Fiandre, nel sud del mondo o verso i mari del Nord si pedala e ci si avventura dove i motori non osano. Sulle strade, sulle carrettiere, sugli sterrati che sono la spina dorsale dei paesi, i capillari dei territori che conservano le tradizioni, i colori, gli odori e i sapori di mondo che andrebbe gelosamente custodito. Che ha le facce segnate\u00a0 e le mani rugose della gente che si alza all\u2019alba e si corica al tramonto, che sa di caglio, che del maiale non butta nulla, che col lardo ci fa anche il sapone, che \u00e8 l\u2019esempio di come una volta le economie domestiche erano cicli virtuosi perfetti. \u00abSmart\u00bb come si dice oggi. Con la bici il cavalier Monti nel 1907 attraversava quei mondi l\u00ec, ne metteva qualche pezzettino nella sua bisaccia e se li riportava a casa. E oggi da qualche parte ancora si pu\u00f2 fare. C\u2019erano una volta le bici da venti chili, c\u2019erano<strong>\u00a0Coppi e Bartali,<\/strong>\u00a0c\u2019erano gli eroi caduti, quelli un po\u2019 maledetti, e c\u2019erano i viaggiatori sognanti e visionari sempre pronti a partire. E per fortuna ci sono ancora anche se hanno, il gps, body attillati che bucano l&#8217;aria e bici in carbonio che pesano quanto una piuma\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cambia il mondo, cambiano le bici, cambia tutto. Pedali oggi e capisci al volo qual \u00e8 la differenza. Bisogna guardare avanti,\u00a0 aggiornati, sul pezzo, competenti capaci di usare i nuovi materiali, le tecnologie. 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