{"id":24829,"date":"2018-09-09T18:03:36","date_gmt":"2018-09-09T16:03:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=24829"},"modified":"2018-09-10T10:03:43","modified_gmt":"2018-09-10T08:03:43","slug":"nuoto-sabrina-fa-il-giro-dell-isolotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/09\/09\/nuoto-sabrina-fa-il-giro-dell-isolotto\/","title":{"rendered":"Nuoto, Sabrina fa il giro dell&#8217; isolotto&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/20bridges1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24834\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/20bridges1-150x150.jpg\" alt=\"20bridges\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/sab2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24835\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/sab2-150x150.jpg\" alt=\"sab2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/sab.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-24836\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/09\/sab-150x150.jpg\" alt=\"sab\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>E poi quando sei li vai.\u00a0 Devi andare. Un paio di bracciate, tre, quattro e la testa che si alza quel tanto che basta per capire che la direzione \u00e8 quella giusta. Per farti il giro dell&#8217; &#8220;isolotto&#8221; di Mahattan, per non fare neanche un metro in pi\u00f9, o\u00a0 almeno provarci quando si \u00e8 sballottati come nella centrifuga di una lavatrice tra le correnti\u00a0 dell&#8217;Harlem River, dell&#8217;Hudson, dell&#8217;East river. Il cielo \u00e8 grigio e l&#8217;acqua ancor di pi\u00f9 nella mattina newiorchese. E tutta sta voglia di tuffarsi magari non c&#8217;\u00e8 ma \u00e8 la tenacia che vince.\u00a0 Vince sempre. <strong>Sabrina Peron,<\/strong> avvocatessa milanese\u00a0con laurea anche in filosofia, la<strong>\u00a0Manhattan Island Marathon Swim<\/strong> ce l&#8217;aveva in testa da un pezzo. Non un chiodo fisso, perch\u00e8 nella vita ci sono cose pi\u00f9 importanti, ma un pensiero ricorrente di quelli che un po&#8217; ti tormentano e che quando ce li hai dentro non ti escono pi\u00f9 e allora te lo devi togliere. Via. Per cancellare i pensieri e per non avere il rimorso, chiss\u00e0 mai quando, di non averci provato. Via per mettersi alla prova sui 46 chilometri che fanno il giro delle acque di New York,\u00a0 insidiose come solo accade quando Oceano e fiumi si mischiano, intrecciano le loro correnti, tra un freddo e un caldo che ti porta spesso dove non vuoi andare. Via per scrivere una pagina importante nella storia di questa sfida dei Venti ponti organizzata dalla New York Open Water (NYOW), che l&#8217;ha ripresa in mano a partire dal 2016, dopo che il precedente organizzatore, la NYC Swim aveva cessato l&#8217;attivit\u00e0. Insieme alla traversata della Manica e a quella dello Stretto di Catalina, fa parte del circuito della Triple Crown ossia delle tre storiche ultra maratone di nuoto dove mai nessuna donna italiana aveva\u00a0 osato e dove\u00a0 ogni anno vengono ammessi solo 15 nuotatori. Qui vince chi vince ma vincono tutti quelli che arrivano e anche chi ha solo il coraggio di provarci. Un&#8217;impresa da una decina di ore di nuoto se non ci sono troppe correnti che in un attimo diventano anche tredici o quattordici e dove ogni nuotatore viene costantemente scortato da una canoa.\u00a0 <strong>Sabrina Peron<\/strong> \u00e8 arrivata al traguardo in 8ore 19minuti e 34 secondi. Che alla fine contano anche i secondi perch\u00e8 dicono pi\u00f9 di quanto si possa immaginare. Ripagano sacrifici e fatiche, le vasche alla Canottieri, le levatacce all&#8217;alba, le domeniche a sbracciare mentre la gente &#8220;normale&#8221; chiacchiera di fronte a un aperitivo o si gode una mostra. Scelte. E tutto un togli e metti di toghe e di mute,\u00a0 un gioco di incastri tenuto insieme da una passione infinita. Che alla fine per\u00f2 paga e fa la differenza. Tre anni fa infatti \u00e8 stata la prima donna italiana ad attraversare lo stretto di Catalina, 33 chilometri che separano l&#8217;isola da Los Angeles. Prima era toccato a quello di Gibilterra, a quello Messina ed alla traversata del Bosforo. Due anni fa con l&#8217;atleta paralimpico vicentino Enrico Giacomin, ha coperto a nuoto quasi 23 chilometri dall&#8217;isola di Vulcano a Milazzo e all&#8217;inizio dell&#8217;estate i 53 chilometri da sul Po che portano da Cremona a Casalmaggiore. Ora \u00e8 la prima italiana ad essere passata a nuoto sotto i venti ponti di Manhattan. &#8220;Non sono nata in un paese di mare- raccontava\u00a0 in una intervista pochi mesi fa &#8211; ma la passione me l&#8217;ha trasmessa mia madre siciliana che ogni estate mi riportava nella casa dei nonni per le vacanze. Ricordo che un giorno andammo ad applaudire una donna che attraversava lo Stretto di Messina. E l\u00ec scatt\u00f2 la scintilla.\u00a0 Non ho pi\u00f9 smesso anche se ancora oggi ognivolta che mi ritrovo a nuotare al largo mi chiedo: ma io che ci faccio qui?&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E poi quando sei li vai.\u00a0 Devi andare. Un paio di bracciate, tre, quattro e la testa che si alza quel tanto che basta per capire che la direzione \u00e8 quella giusta. Per farti il giro dell&#8217; &#8220;isolotto&#8221; di Mahattan, per non fare neanche un metro in pi\u00f9, o\u00a0 almeno provarci quando si \u00e8 sballottati come nella centrifuga di una lavatrice tra le correnti\u00a0 dell&#8217;Harlem River, dell&#8217;Hudson, dell&#8217;East river. Il cielo \u00e8 grigio e l&#8217;acqua ancor di pi\u00f9 nella mattina newiorchese. E tutta sta voglia di tuffarsi magari non c&#8217;\u00e8 ma \u00e8 la tenacia che vince.\u00a0 Vince sempre. 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