{"id":25028,"date":"2018-10-14T18:11:12","date_gmt":"2018-10-14T16:11:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=25028"},"modified":"2018-10-14T18:17:33","modified_gmt":"2018-10-14T16:17:33","slug":"lironman-a-kona-il-mondiale-in-una-stretta-di-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2018\/10\/14\/lironman-a-kona-il-mondiale-in-una-stretta-di-mano\/","title":{"rendered":"l&#8217;Ironman a Kona, il mondiale in una stretta di mano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/10\/cam.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-25029\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/10\/cam-300x244.jpg\" alt=\"cam\" width=\"300\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/10\/cam-300x244.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2018\/10\/cam.jpg 698w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tutto in una notte per chi alle <strong>Hawaii<\/strong> non c&#8217;era. Tutto in una notte &#8220;appiccicati&#8221; alla pagina Facebook che trasmette in diretta la quarantesima finale del <strong>mondiale Ironman a Kona<\/strong>. Tutti e tantissimi: 56mila, 6omila,, 65mila fino alla fine, fino all&#8217;arrivo dei primi, dei secondi,\u00a0 dei fenomeni e poi di quelli normali. L&#8217;ironman di Kona \u00e8 tante cose insieme, fatica ed emozioni comprese. Sono le immagini delle Hawaii dove tutto \u00e8 cominciato e dove ogni anno si ripete questo rito che \u00e8 diventato il sogno di tanti e il business di chi ha saputo costruire un evento che ormai muove folle e milioni. Sono le panoramiche regalate dal volo dei droni che raccontano di un mare azzurro e di una terra che, laddove si corre e si pedala, diventa scura, bruciata dal calore di un vulcano che sta nel mezzo e , a chi deve gareggiare, spesso cambia le carte in tavola. Sono sirene, spari, file indiane di campioni in mare che si allungano facendo rotta sulle boe e poi diventano la tonnara di un popolo che qui fa la gara della vita. Sono i tifosi, i parenti, gli amici rassegnati ad un pomeriggio di attese, di ansie e speranze. Sono bici del futuro (spesso brutte), i caschi del futuro (spesso belli), sono scarpe, body, mozzi, pedivelle e corone &#8220;deformi&#8221; capaci di tradurre ogni movimento in una somma di watt. Sono gel, borracce, barrette, sali tutto ci\u00f2 che serve a sostenere una fatica infinita, ad ingannare il caldo, il piccolo &#8220;inferno&#8221; dell&#8217;Energy lab, l&#8217;umidit\u00e0 che moltiplica i chilometri della maratona. Sono i colori sbiaditi della volata tra <strong>Dave Scott<\/strong> e <strong>Mark Allen,<\/strong> i due pi\u00f9 grandi, quelli che qui hanno vinto pi\u00f9 di tutti, che hanno scritto la storia quando ancora la &#8220;febbre&#8221; non era alta come in\u00a0 questi anni e che la regia fa vedere rivedere. Sono i numeri che raddoppiano. Due per il &#8220;bis&#8221; di <strong>Patrick Lange<\/strong> che arriva al traguardo prima di tutti in 7 ore 52 minuti e 39 secondi superando a una quindicina di miglia dall&#8217;arrivo l&#8217;australiano <strong>Cameron Wurf<\/strong> che in bici, da ottimo cronoman qual era quando correva Giro e Vuelta, mette in fila tutti. Quattro per il poker di<strong> Daniela Ryf\u00a0<\/strong> che in\u00a0 8 ore 26 minuti e 18 secondi &#8220;piega&#8221; la resistenza di una elegantissima\u00a0 <strong>Lucy Charles<\/strong> riacciuffata in bici a poche miglia dalla zona cambio. Sono i &#8220;nostri&#8221;, 33 in tutto con gli age group. Sono il record italiano di <strong>Giulio Molinari<\/strong> che si piazza ventesimo e che firma la miglior prestazione azzurra di sempre in 8 ore 21. Sono i cerotti e le ferite di <strong>Alessandro Degasperi<\/strong> che lotta, ci prova ma non gira&#8230; Sono le facce di tutti gli altri. La fatica, il tormento, la gioia e la convinzione di essere nel posto giusto per vivere l&#8217;avventura sportiva di una vita, di quelle che ti restano dentro e si raccontano. Sono i gesti di uno sport dove ognuno (sempre) alla fine fa i conti con se stesso, con la sua tenacia e le sue gambe. Sono la bellezza di uno sport dove, anche se ci si gioca un mondiale,\u00a0 si corre spalla a spalla, ci si guarda negli occhi e prima di allungare ci si d\u00e0 il cinque pugno contro pugno. Cos\u00ec Patrick e cos\u00ec Cameron. Vince il migliore ma un po&#8217; vincono tutti e due&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tutto in una notte per chi alle Hawaii non c&#8217;era. 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