{"id":25732,"date":"2019-03-05T21:07:48","date_gmt":"2019-03-05T20:07:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=25732"},"modified":"2019-03-06T08:52:36","modified_gmt":"2019-03-06T07:52:36","slug":"il-triathlon-ce-lo-insegnano-i-francesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/03\/05\/il-triathlon-ce-lo-insegnano-i-francesi\/","title":{"rendered":"Il triathlon? Ce lo insegnano i francesi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25750\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri2-150x150.jpg\" alt=\"tri2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/lev21.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25739\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/lev21-150x150.jpg\" alt=\"lev2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/53303546_2129059124021278_7298277178351812608_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25736\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/53303546_2129059124021278_7298277178351812608_n-150x150.jpg\" alt=\"53303546_2129059124021278_7298277178351812608_n\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/52948641_2518405181566972_5851394943636996096_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25734\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/52948641_2518405181566972_5851394943636996096_n-150x150.jpg\" alt=\"52948641_2518405181566972_5851394943636996096_n\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25747\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri-150x150.jpg\" alt=\"tri\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25748\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/tri3-150x150.jpg\" alt=\"tri3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche che l&#8217;erba del vicino sembra sempre pi\u00f9 verde, ma forse a volte lo \u00e8. Sabato scorso In Francia, a Lievin, un paio di ore di auto sopra Parigi, si \u00e8 disputata la\u00a0<strong>ETU Triathlon Cup<\/strong>\u00a0. Era\u00a0la prima edizione\u00a0<strong>indoor<\/strong>\u00a0di una tappa di Coppa Europa e tutto si svolgeva in un fantastico Palasport dove, esattamente nel centro, era stata montana un piscina a sei corsie. La presentazione degli atleti avveniva come alle olimpiadi e cio\u00e8 facendoli uscire da un tunnel con tanto di annuncio del nome al microfono per poi farli salire a bordo vasca da una pedana che dall&#8217;altro lato portava alle zone cambio. Si correva in pista in\u00a0 bici e poi a piedi con un intelligente sistema di scambi che portava ad ogni giro gli atleti a salire di una corsia in modo da evitare il caos dei doppiaggi. Fin qui l&#8217;organizzazione tecnica. Poi per\u00f2 c&#8217;era il resto. Cera la &#8220;grandeur transalpina&#8221; portata in una gara di triathlon che diventa cos\u00ec un evento spettacolare oltre ogni immaginazione e che riempie gli spalti di migliaia di persone. C&#8217;erano i campioni, i ragazzi, i bambini, c&#8217;era la tv francese che seguiva in diretta con tanto di commento di un grande del ciclismo come <strong>Laurent Jalabert,<\/strong>\u00a0 c&#8217;era la magia di una gara in notturna dove tra giochi di luci e musica lo spettacolo si mescolava alle coreografie e alle acrobazie di un gruppo di artisti. Tutto insieme. Tutto in un contenitore che traduceva in un colpo d&#8217;occhio perfetto il vero senso di cosa deve essere una gara internazionale. E di quali potenzialit\u00e0 di promozione possa avere per il triathlon ( ma anche di qualsiasi altro sport proposto cos\u00ec). E qui sta il punto. Da noi alcuni organizzatori lo hanno capito e si muovono in questa direzione. Altri non ancora.\u00a0 Si pensa che per promuovere una gara basti arruolare una madrina famosa, un cuoco di masterchef, una vecchia gloria o gi\u00f9 di l\u00ec. Invece il segreto forse \u00e8 un altro. E&#8217; negli occhi dei ragazzi che un allenatore che guarda avanti ha avuto la buona idea di portare l\u00e0. Occhi che brillano, che ti raccontano di una giornata speciale e di una gara che non dimenticheranno, di quelle dove vale la pena di dire &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. Il resto non conta: <em>ca va sans dire&#8230;\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Sar\u00e0 anche che l&#8217;erba del vicino sembra sempre pi\u00f9 verde, ma forse a volte lo \u00e8. Sabato scorso In Francia, a Lievin, un paio di ore di auto sopra Parigi, si \u00e8 disputata la\u00a0ETU Triathlon Cup\u00a0. 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