{"id":25788,"date":"2019-03-12T17:14:07","date_gmt":"2019-03-12T16:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=25788"},"modified":"2019-03-12T19:13:15","modified_gmt":"2019-03-12T18:13:15","slug":"una-bici-in-alaska-racconta-tante-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/03\/12\/una-bici-in-alaska-racconta-tante-cose\/","title":{"rendered":"Una bici in Alaska racconta tante cose&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>O<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/omar.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-25789\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/omar-295x300.jpg\" alt=\"omar\" width=\"295\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/omar-295x300.jpg 295w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/omar.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 295px) 100vw, 295px\" \/><\/a>gnuno ha la sua bici. Non quella che mette in garage, in cantina, in salotto o in camera da letto. Ma quella che ha in testa perch\u00e8 la bici \u00e8 tante cose insieme, tanti mondi, tante persone diverse, per fortuna. E allora <em>palmer<\/em>, copertoncini, copertoni e ruote pi\u00f9 grasse ancora.\u00a0 E allora acciaio, titanio, carbonio, protesi, borse, rapporti, tanti, pochi o uno solo per i pi\u00f9 &#8220;fissati&#8221;. Un popolo infinito di pedalatori: tecnici, stilosi, fighetti, smandrappati, falsamente smandrappati, pi\u00f9 vintage o pi\u00f9 metropolitani. C&#8217;\u00e8 chi si depila e chi mai si taglierebbe un pelo, chi non pedalerebbe un metro senza un pettorale e chi invece non ne ha bisogno e andrebbe in capo al mondo, chi solo asfalto, chi solo sterrato e chi met\u00e0 e met\u00e0, chi in pista come una volta, come sempre. Tante bici, tanti ciclismi,\u00a0 tanti ciclisti tenuti insieme da quel collante fantastico che \u00e8 la libert\u00e0 di poter andare ovunque pagando con il giusto prezzo della fatica,\u00a0 pi\u00f9 premio che dazio. Trib\u00f9 di pedalatori &#8220;incistati&#8221; pi\u00f9 veloci, anzi solo veloci, oppure erranti pi\u00f9 lenti, che seguono il tempo della loro passione pi\u00f9 che di un cronometro o di un chip. Trib\u00f9 a volte in guerra, che discutono di cosa sia meglio o peggio, di cosa sia il ciclismo, quello vero, quale l&#8217;essenza, il senso. Eppure vanno tutti nella stessa direzione anche se non sembra. Vanno laddove li porta una bici quale essa sia, in un mondo che gira a ritroso nel tempo e un po&#8217; fa tornar bambini, fa luccicare gli occhi perch\u00e8 la bici non serve tener in forma il cuore ma a tenerlo vivo a farlo battere forte su una salita, in una cronometro, in un viaggio. Ovunque. Anche tornando a casa dal lavoro. Bici che vanno e che si raccontano. E sono i dettagli a far parlare i ciclisti.\u00a0 Colori, luci, ruote che svelano profili pi\u00f9 o meno alti. Bici sporche, pulite, secche, ingrassate, rumorose o silenziose. Bici che non si fermano. Neppure con la neve. Bici che vanno al Polo, in Alaska, come quella di <strong>Omar Di Felice<\/strong> che pedalando dove forse nessuno immagina sta raccontando un&#8217;altra delle sue grandi storie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ognuno ha la sua bici. Non quella che mette in garage, in cantina, in salotto o in camera da letto. Ma quella che ha in testa perch\u00e8 la bici \u00e8 tante cose insieme, tanti mondi, tante persone diverse, per fortuna. E allora palmer, copertoncini, copertoni e ruote pi\u00f9 grasse ancora.\u00a0 E allora acciaio, titanio, carbonio, protesi, borse, rapporti, tanti, pochi o uno solo per i pi\u00f9 &#8220;fissati&#8221;. 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