{"id":25896,"date":"2019-03-28T10:17:10","date_gmt":"2019-03-28T09:17:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=25896"},"modified":"2019-03-28T10:17:23","modified_gmt":"2019-03-28T09:17:23","slug":"25896","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/03\/28\/25896\/","title":{"rendered":"Colnago attacca la spina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-25897\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col-220x300.jpg\" alt=\"col\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col-220x300.jpg 220w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col.jpg 358w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><strong>Attacca la spina Ernesto Colnago.<\/strong> E collega la sua storia del ciclismo al futuro di un mondo che pedala forte in avanti e al futuro di un&#8217;azienda che \u00e8 ormai un punto fermo del made in Italy nel mondo. Eccola la sua bici elettrica, a pedalata assistita, chiamatela come volete&#8230;Quella che permette anche a chi le gambe allenate non le ha, non le ha pi\u00f9 o non le ha mai avute di togliersi lo sfizio di salire lass\u00f9 dove volano le aquile, sullo Stelvio o sul Pordoi, basta scegliere, perch\u00e9 cos\u00ec si pu\u00f2. Eccola la bici che segna forse il passaggio di consegne tra l&#8217;Ernesto, con l&#8217;articolo davanti come usa dalle sue parti in Brianza, e il nipote Alessandro che forse in questo progetto \u00e8 stato quello che ha fatto scattare la scintilla: \u00abQuesta \u00e8 una delle nostre bici in tutto per tutto &#8211; spiega il giovane Colnago &#8211; solo che ha messo le ali&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E infatti la differenza con le bici<\/strong> dove per muoversi, come diceva Alfredo Binda ci volevano \u00abi garuun..\u00bb, bisogna andarsela proprio a cercare. Il motore elettrico c&#8217;\u00e8, 250 watt piazzati sul mozzo della ruota posteriore, alimentati da una batteria inserita nel telaio che funziona su tre posizioni di assistenza e che, a seconda dell&#8217;utilizzo, pu\u00f2 durare da due ore sul massimo sforzo di una salita ad una mattinata intera se usata con pi\u00f9 parsimonia. Ma la bici non cambia di nulla.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 sempre quella, come sempre, come una volta<\/strong> verrebbe da dire: \u00abUno che non lo sa non se ne accorge neanche&#8230;\u00bb spiega l&#8217;Ernesto. Che poi \u00e8 l\u00ec che vuole arrivare perch\u00e9 per uno come lui, col cuore che \u00e8 rimasto in corsa, sulle ammiraglie, pronto a saltar gi\u00f9 come un grillo quando c&#8217;era bisogno di passare una ruota o di rimettere in sesto un cambio, la bici \u00e8 quella dove bisogna sempre e solo \u00abspingere\u00bb. La e-bike forse \u00e8 un&#8217;altra cosa, ma va bene cos\u00ec. Pronto e veloce: \u00e8 il suo motto, il suo segreto. Vale in corsa, vale negli affari, vale sul mercato. Vale sempre: \u00abSe cinquant&#8217;anni fa mi avessero detto che un giorno avrei costruito una bici elettrica non ci avrei mai creduto &#8211; racconta &#8211; Ma il mondo non si ferma, guai a fermarsi. E poi continuavano a chiedermela, amici, clienti ciclisti&#8230;Quande&#8217;\u00e8 che la fai? T\u00e8 la chi&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong> Cos\u00ec in 11 chili e 900 grammi<\/strong> di telaio, cavi, rapporti, batterie, motore, mozzi e pedivelle ha preso corpo la prima e-bike pensata e costruita tutta nell&#8217;officina di Cambiago, cuore pulsante di quella Silicon valley del ciclismo italiano che gravita in terra brianzola. E la prima ma non la sola. Perch\u00e8 la strada \u00e8 segnata e presto di Colnago assistite ne arriveranno altre, compresa una gravel, la nuova bici tutto terreno che va tanto di moda, che sar\u00e0 presentata a giugno. Il resto \u00e8 tutto ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 sempre stato nel suo mondo.<\/p>\n<p><strong>Il resto \u00e8 l&#8217;Ernesto<\/strong> che \u00e8 la vicenda immensa, infinita di un uomo che per il ciclismo \u00e8 un pezzo di storia, di presente e di futuro per cui il tempo sembra essersi fermato. Primo. Primo quando pens\u00f2 ai telai in carbonio discutendo in milanese con Enzo Ferrari, primo quando si invent\u00f2 la forcella dritta, primo con i freni a disco. \u00c8 una favola tutta da raccontare anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno lavorando sodo, perch\u00e8 una volta era tutto pi\u00f9 difficile di adesso, perch\u00e8 una volta la vita bisognava guadagnarsela un po&#8217; pi\u00f9 di oggi. Perch\u00e8 una volta era una volta e oggi \u00e8 un altro mondo in cui per\u00f2 l&#8217;Ernesto continua starci comodo e a scrivere la sua storia. Cominciata in una piccola officina di 25 metri quadrati al numero 10 di via Garibaldi a Cambiago.<\/p>\n<p><strong>A volte il destino ce l&#8217;hai scritto in fronte o nel cuore.<\/strong> L&#8217;Antonio e l&#8217;Elvira, i suoi genitori, volevano che continuasse a fare il contadino perch\u00e9 la terra c&#8217;era, rendeva e un paio di braccia in pi\u00f9 facevano comodo, ma l&#8217;Ernesto lo sapeva che sarebbe finita com&#8217;\u00e8 finita. La sua storia se l&#8217;\u00e8 scritta tutta da solo e oggi quel bugigattolo \u00ab5\u00d75\u00bb dove metteva i raggi alle ruote \u00e8 in una fabbrica modello che produce biciclette che girano il mondo. Ora ha trovato il modo di costruirne una che rende meno faticoso pedalare, basta attaccare la spina e premere un bottone. Per chi sa cos&#8217;\u00e8 il ciclismo sembra un&#8217;eresia, forse un miracolo. Per chi conosce L&#8217;Ernesto sa che il vero miracolo \u00e8 quest&#8217;uomo che \u00e8 la parte sana di un&#8217;imprenditoria che ancora tiene in piedi il Paese e forse andrebbe clonato. Altroch\u00e9 uno vale uno&#8230;<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25898\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col5-150x150.jpg\" alt=\"col5\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25900\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col2-150x150.jpg\" alt=\"col2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-25901\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/03\/col3-150x150.jpg\" alt=\"col3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Attacca la spina Ernesto Colnago. 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