{"id":2601,"date":"2011-08-29T15:58:56","date_gmt":"2011-08-29T14:58:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=2601"},"modified":"2011-08-29T17:45:47","modified_gmt":"2011-08-29T16:45:47","slug":"alex-bellini-una-corsa-di-5mila-chilometri-che-non-finisce-a-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2011\/08\/29\/alex-bellini-una-corsa-di-5mila-chilometri-che-non-finisce-a-new-york\/","title":{"rendered":"Alex Bellini, una corsa di 5mila chilometri che non finisce a New York"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al32.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2619\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al32-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al23.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2620\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al23-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al13.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2621\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2011\/08\/al13-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Ci penso e ci ripenso e continuo a soprendermi. Continuo a chiedermi come sia possibile, come si possano correre una settantina di chilometri ogni giorno per settanta giorni e come ci si possa svegliare all&#8217;alba e ricominciare a mettere un piede davanti all&#8217;altro. Mi sorprendo perch\u00e8 so cosa significhi correre una maratona. So bene cosa voglia dire correrne due in una settimana e so come ci si sente la mattina dopo. Ma Alex Bellini mi lascia sempre a bocca aperta. Le sue imprese\u00a0 sono forse un po&#8217; la via per esorcizzare le mie paure. Come quella del mare aperto. E cos\u00ec anni\u00a0fa quando lo intervistai prima delle sua partenza per la traversata oceanica\u00a0su una barchetta a remi, lo lasciai con un in bocca al lupo ma mi rimase\u00a0 addosso un bel po&#8217; d&#8217;ansia immaginadolo di notte\u00a0da solo in mezzo all&#8217;Oceano. Questa volta no. Con la\u00a0LaNyfootrace l&#8217;ansia non c&#8217;era.\u00a0 Solo una profonda ammirazione e un po&#8217; di sana \u00a0invidia. Pi\u00f9 di 5mila chilometri di corsa, un coast to coast da Los Angeles a New York di quelli che nella mia testa ho gi\u00e0 fatto in moto con le luci delle insegne dei motel, le strade infinite, i canyon\u00a0e qualche Harley che sfreccia e ti saluta lascindo una scia di polvere. Alex\u00a0Bellini l&#8217;ha fatta di corsa. Un passo dopo l&#8217;altro, un giorno dopo l&#8217;altro, un pensiero dopo l&#8217;altro&#8230;S\u00ec perch\u00e8 chissa quante cose gli sono girate e rigirate nella testa in questi due mesi, in tutte quelle infinite ore di fatica. Credo che\u00a0 comincer\u00e0 a capire di che impresa sia stato capace solo nei prossimi giorni. Quando potr\u00e0 ripercorrere tutti i suoi chilometri nei suoi ricordi. Le immagini scorreranno sempre pi\u00f9 dolci,\u00a0diventeranno piacevoli anche le giornate di crisi,\u00a0 gli infortuni e la stanchezza infinita. E questa corsa impossibile comincer\u00e0 a mancargli. Anzi gi\u00e0 forse un po&#8217; gi\u00e0 gli manca. Basta leggere sul sito di\u00a0 di Jeep people ( <a href=\"http:\/\/www.jeep-people.com\/\">www.jeep-people.com<\/a>) il post di Mauro Talamonti, il reporter che ha seguito Bellini in tutta la sua impresa e\u00a0al quale &#8220;rubo&#8221; un paio delle fantastiche foto fatte all&#8217;arrivo di New York, per capire che\u00a0 ai saluti ci saranno tante pacche sulle spalle ma anche parecchi occhi lucidi.\u00a0 &#8220;Mentre scrivo \u00e8 gi\u00e0 finito tutto. E\u2019 mattina, Domenica, siamo intrappolati come ostaggi dietro i vetri della nostra camera di albergo, l\u2019ultimo, a New York. La Jeep \u00e8 parcheggiata 18 piani sotto di noi, sulla 52ma. E\u2019 ormeggiata come un incrociatore da guerra al molo, coi segni dell\u2019avventura sullo scafo bianco. Ieri Alex \u00e8 arrivato di corsa a New York partendo da Los Angeles. Sono 5139 chilometri. Ha attraversato stati, deserti, montagne, difficolt\u00e0, dolori, paure e momenti di pura gioia. E\u2019 diventato padre per la seconda volta e ha percorso il ponte di Washington per raggiungere Sofia a Manhattan in tempo, prima che Irene si abbattesse sul traguardo di questo infinito viaggio. Di noi rimane questo, mi faccio lavare da un uragano tropicale. Mi faccio purificare e battezzare da questa citt\u00e0 in stato di allerta che ho agognato per 70 giorni. Credo che capiremo il senso di tutto tra qualche settimana, forse qualche mese&#8230;E chiunque, l\u00e0 fuori, abbia ogni tanto letto queste righe giornaliere pu\u00f2 capire cosa significhi, adesso, stare fermi su questa sedia, guardare fuori e aspettare che tutto passi. E che tutto ricominci&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci penso e ci ripenso e continuo a soprendermi. 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