{"id":26189,"date":"2019-05-26T18:56:56","date_gmt":"2019-05-26T16:56:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=26189"},"modified":"2019-05-26T18:56:56","modified_gmt":"2019-05-26T16:56:56","slug":"dario-vince-e-mattia-perde-ci-voleva-il-pareggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/05\/26\/dario-vince-e-mattia-perde-ci-voleva-il-pareggio\/","title":{"rendered":"Dario vince e Mattia perde: ci voleva il pareggio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/05\/1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-26190\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/05\/1-300x240.jpg\" alt=\"1\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/05\/1-300x240.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/05\/1-1024x818.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/05\/1.jpg 1032w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non c&#8217;\u00e8 il pareggio, per questo il ciclismo \u00e8 crudele. Non c&#8217;\u00e8 il pareggio e per questo il ciclismo \u00e8 lo sport pi\u00f9 ingiusto che c&#8217;\u00e8. Che ti porta a celebrare chi\u00a0 vince ma a fare sempre il tifo per chi perde.\u00a0 <strong>Dario Cataldo\u00a0<\/strong> e <strong>Mattia Cattaneo,<\/strong>\u00a0 una carta vince e l&#8217;altra perde,\u00a0 funziona cos\u00ec anche al Giro&#8230; Anche se\u00a0 dopo 200 chilometri di fuga la voglia \u00e8 quella di strapparle le carte, di prendersi per mano, abbracciarsi e arrivare al traguardo insieme. Duecento chilometri di fuga, da Ivrea a Como, sono una vita , sono un viaggio infinito ma non il pi\u00f9 lungo che rimane quello di Albert Burlon, francese in terra di Francia, da Carcasson a Luchon tappa del Tour di 253 chilometri. Era il 1947. Duecento chilometri in fuga si fa in tempo a guardarsi, a parlarsi, a diventare amici, ad odiarsi, a farsela passare e a diventare amici di nuovo. Stessa fatica, stesso orizzonte. Pronti via e si va, c&#8217;\u00e8 tempo per pensare alla vittoria, ci si penser\u00e0 alla fine, agli ultimi duecento metri che se ci fosse il pareggio sarebbe un peso in meno&#8230;Cos\u00ec i minuti diventano dieci, dodici, sedici ma, anche se il gruppo lascia fare, l\u00e0 davanti bisogna dannarsi l&#8217;anima per non farsi rosicchiare tutto, per aggrapparsi a quei venti secondi che rimangono all&#8217;ultimo chilometro sul lungolago, per dar senso al sogno della prima vittoria in una tappa.\u00a0 Dario vince e Mattia perde che se ci fosse il pareggio sarebbe la cosa pi\u00f9 giusta, come sul ring dove spesso capita che l&#8217;arbitro alzi le mani di chi se l&#8217;\u00e8 date e le ha prese senza far torto a nessuno. Pari e patta, sarebbe dovuta finire cos\u00ec, senza vincitori n\u00e8 vinti, anzi con due vincitori. Ma nel ciclismo vince uno solo&#8230; E in duecento chilometri ci pensi alla vittoria. Hai tutto il tempo che vuoi. E&#8217; un rovello che ti sfinisce. Ci pensi in ogni istante: quando spingi, quando stai a ruota,\u00a0 quando la strada scende e sale. Ci pensi quando bevi,\u00a0 quando dai un cambio, quando leggi i distacchi, quando vedi che i chilometri passano ma non ti prendono. La accarezzi, ti sembra di toccarla ma pensi anche alla sconfitta. Pensi che dopo tanta fatica ti toccher\u00e0 giocartela.\u00a0 E cos\u00ec raccogli le ultime forze, stringi i cordini delle scarpe e incroci per l&#8217;ultima volta lo sguardo complice del tuo compagno di strada. D&#8217;ora in poi ognun per s\u00e8,\u00a0 senza rancore&#8230;\u00a0Dario vince e Mattia perde ma poi si abbracciano. Ci fosse stato il pareggio tutto ci\u00f2 non sarebbe mai successo. Per questo il ciclismo \u00e8 lo sport pi\u00f9 bello che c&#8217;\u00e8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non c&#8217;\u00e8 il pareggio, per questo il ciclismo \u00e8 crudele. 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