{"id":26212,"date":"2019-06-01T16:23:52","date_gmt":"2019-06-01T14:23:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=26212"},"modified":"2019-06-01T16:23:52","modified_gmt":"2019-06-01T14:23:52","slug":"la-cultura-del-giro-ecco-cosa-resta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/06\/01\/la-cultura-del-giro-ecco-cosa-resta\/","title":{"rendered":"La cultura del Giro: ecco cosa resta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/gir.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-26213\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/gir-300x206.jpg\" alt=\"gir\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/gir-300x206.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/gir.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Quale sar\u00e0 l&#8217;eredita di questo bel Giro D&#8217;Italia? Cosa rester\u00e0? Le imprese di Carapaz e Nibali, il freddo, i racconti affascinanti di Fabio Genovesi, le campagne per la sicurezza? Sarebbe bello restasse un po&#8217; di tutto. Un bel &#8220;frullato&#8221; di ciclismo che non \u00e8 solo un scatto in salita, una fuga, una vittoria. Il ciclismo \u00e8 cultura ed \u00e8 ci\u00f2 che serve se tra qualche lustro si\u00a0 vorr\u00e0, come deve essere, cominciare a pensare alla bici come uno stile di vita e di mobilit\u00e0\u00a0 integrato ed accettato . Come fa cultura in bici sinceramente non lo so\u2026 Per\u00f2 \u00e8 un punto importante per cominciare. Per esorcizzare la paura di incidenti,\u00a0 i morti e i feriti,\u00a0 le angosce che poi ognuno si porta in sella. Far cultura in bici significa rendersi conto che chi pedala rischia la pelle e quindi sulle strade tutti, ma proprio tutti, si mettano una mano sulla coscienza. \u00a0Chi va a motore rispetti le regole, chi pedala pure e chi deve far rispettare il codice punisca e multi chi non lo rispetti. Ognuno faccia la sua parte. Anche perch\u00e8 incroci, semafori, precedenze, discese non fanno sconti a nessuno e basta una volta per pagare il conto finale. Fare cultura in bici significa andare oltre l\u2019assurdo dibattito auto contro bici e bici contro auto, categorie spesso interscambiabili \u00a0che portano a ragionare con la \u00a0pancia, a recriminare a insultare.. Sempre la stessa litania, sempre le stesse cose, sempre il solito inconcludente confronto. Far cultura significa non delegare. Le associazioni dei ciclisti, le societ\u00e0 sportive, i giornalisti, i privati cittadini si facciano carico di sostenere la ciclabilit\u00e0 nei consigli comunali, nei dibattiti pubblici, negli incontri, anche nelle riunioni di condominio\u2026Si cominci a pretendere che amministrazioni, sindaci, governatori si occupino di mettere a posto strade, segnaletica, incroci. E non \u00e8 detto che ci si debba battere solo per per le piste ciclabili. Far cultura significa che le Federazioni, gli allenatori che portano i ragazzi ad allenarsi in strada spieghino prima di cominciare cosa si deve fare, come si deve pedalare quando di fianco ti sfrecciano le auto. Regole chiare. Per intenderci: va benissimo\u00a0<strong>Peter Sagan<\/strong>\u00a0che impenna o salta con due ruote un cordolo\u2026Ma non \u00e8 quello il modello. Significa, ad esempio, che le Granfondo devono diventare una festa per appassionati prima che una sfida per \u201cincistati\u201d, per ex agonisti bolliti per cinquantenni che rischiano di diventar patetici. Tutti pronti a tutto, anche a doparsi. Fa differenza. Eccome se fa differenza perch\u00e8 laddove c\u2019\u00e8 l\u2019esasperazione agonistica ci sono tutta una serie di azioni e pensieri esasperati. Perch\u00e8 inventarsi un\u2019altra dimensione di ciclismo, avere il coraggio di togliere le classifiche o i renderle parziali solo su alcuni tratti,\u00a0 di di squalificare il primo perch\u00e8 butta in terra la carta di una barretta sono passi che vanno in quella direzione l\u00ec. Mi piace pensare che sfide cos\u00ec possano diventare il modo per stemperare le tensioni, per calmare gli animi, per innamorarsi e non per guerreggiare.\u00a0 Fare cultura significa tener viva la memoria di un mondo incredibile come il ciclismo che ha storia, tradizione e valori che hanno radici profonde in questo Paese. Un patrimonio enorme fatto di campioni, di personaggi, di \u00a0salite, strade, tappe. Significa \u00a0spiegare nelle scuole un po\u2019 di queste cose qui. Significa parlare, discutere, studiare. Significa entrare in un bike caf\u00e8 che a Milano stanno nascendo come i funghi, e avvicinarsi a un mondo che si pu\u00f2 condividere ma non solo sui social. Fare cultura significa sporcarsi le mani con il grasso della catena. Che non serve a niente. Forse solo a riconoscersi e a farsi riconoscere strappando un sorriso e non un insulto\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quale sar\u00e0 l&#8217;eredita di questo bel Giro D&#8217;Italia? Cosa rester\u00e0? Le imprese di Carapaz e Nibali, il freddo, i racconti affascinanti di Fabio Genovesi, le campagne per la sicurezza? Sarebbe bello restasse un po&#8217; di tutto. Un bel &#8220;frullato&#8221; di ciclismo che non \u00e8 solo un scatto in salita, una fuga, una vittoria. Il ciclismo \u00e8 cultura ed \u00e8 ci\u00f2 che serve se tra qualche lustro si\u00a0 vorr\u00e0, come deve essere, cominciare a pensare alla bici come uno stile di vita e di mobilit\u00e0\u00a0 integrato ed accettato . 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